MANFREDONIA – La presenza di giovanissimi, alcuni di appena 12 e 13 anni, coinvolti nel consumo di alcol e sostanze stupefacenti in diversi spazi pubblici della città impone una riflessione profonda che vada oltre il semplice allarme sociale. È la posizione espressa dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che invita istituzioni e comunità a leggere il fenomeno come il segnale di un disagio educativo e relazionale sempre più diffuso.
Secondo il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, gli episodi emersi nelle cronache cittadine non possono essere interpretati soltanto come violazioni di norme o comportamenti devianti.
«L’ingresso sempre più precoce degli adolescenti in esperienze di trasgressione – osserva Pesavento – evidenzia una crescente difficoltà nel riconoscere limiti condivisi, attribuire significato alle regole e costruire un rapporto equilibrato con la libertà».
Per il Coordinamento, il problema riguarda l’intera comunità educante. Quando il bisogno di appartenenza trova risposta quasi esclusivamente nel gruppo dei pari e vengono meno punti di riferimento autorevoli, il rischio è che la ricerca dell’identità si traduca in comportamenti di imitazione, sfida e ricerca di riconoscimento immediato.
Particolarmente significativa appare l’età dei ragazzi coinvolti. A dodici o tredici anni la personalità è ancora in piena formazione e necessita della presenza di adulti capaci di svolgere una funzione educativa fondata su vicinanza, coerenza e responsabilità. In assenza di tali riferimenti, sottolinea il CNDDU, il confine tra autonomia e abbandono rischia di diventare sempre più labile.
Il Coordinamento invita inoltre a non limitare il dibattito pubblico alla ricerca di responsabilità individuali. «Interrogarsi soltanto sul comportamento dei genitori o dei ragazzi – evidenzia Pesavento – offre una rappresentazione parziale del fenomeno. Occorre invece riflettere sulla qualità del patto educativo che unisce famiglie, scuole, istituzioni, associazioni e servizi territoriali».
Tra le criticità evidenziate vi sono la carenza di presìdi culturali, il degrado di alcune aree urbane, la mancanza di adeguate opportunità di aggregazione e la riduzione degli spazi di partecipazione giovanile, fattori che possono favorire forme di socializzazione basate sul consumo e sulla ricerca dell’eccesso.
Non meno rilevante il tema della vendita di alcol ai minori. Sebbene la normativa preveda divieti e sanzioni precise, il CNDDU richiama la necessità di controlli costanti e di una diffusa cultura della legalità condivisa anche dagli operatori economici. «La tutela dei minori – si legge nella nota – non può essere affidata esclusivamente alla sanzione, ma richiede una responsabilità etica che preceda quella giuridica».
In questo contesto, la scuola viene indicata come uno dei principali presìdi educativi. Oltre alla trasmissione delle conoscenze, gli istituti scolastici possono promuovere educazione alla cittadinanza, pensiero critico, competenze emotive e relazionali, contribuendo a restituire valore al concetto di limite come condizione indispensabile per l’esercizio della libertà.
Il Coordinamento richiama inoltre l’attenzione sul linguaggio utilizzato nel racconto pubblico di questi episodi. Etichettare i ragazzi coinvolti con termini stigmatizzanti rischia infatti di aggravare i processi di esclusione. «Nessun adolescente può essere identificato con il proprio comportamento problematico», sottolinea Pesavento.
Da qui l’appello finale alle istituzioni locali. Il CNDDU auspica la nascita di un Piano territoriale permanente per la prevenzione del disagio adolescenziale, costruito attraverso la collaborazione tra amministrazione comunale, scuole, ASL, servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura minorile, Terzo Settore e rappresentanze delle famiglie.
«La prevenzione autentica nasce dalla capacità di una comunità di riconoscere tempestivamente le fragilità prima che assumano forme patologiche o devianti. Investire nell’educazione, nella qualità delle relazioni e nella partecipazione giovanile significa tutelare non solo il presente dei nostri ragazzi, ma anche il futuro democratico della società», conclude il presidente del CNDDU.
Redazione




A Manfredonia e non solo ,Test antidroga e alcool a partire dai bambini e bambine di 12 anni.
Baby alcool… Li zócchele d li mamm vonn jess paliete…
Signori miei, se non usano i giusti controlli e non attuano le giuste pene, Manfredonia sarà sempre in mano ai delinquenti e violenti.
Mancano i vigili urbani di una volta, adesso se vuoi incontrare un vigile, andiamo nei bar.
E che dire delle famiglie che non esistono più?
Manca l’ educazione.
C’era una volta Manfredonia.