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LUCERA Il Gabbiotto del Castello di Lucera: simbolo di un’occasione mancata

Dopo anni di discussioni, confronti istituzionali e critiche pubbliche, il tanto discusso gabbiotto al Castello svevo di Lucera è finalmente stato installato

AUTORE:
Giovanna Tambo
PUBBLICATO IL:
14 Luglio 2025
Cultura // Foggia //

di Lucera Non Tace ODV

Lucera, 13 luglio 2025 – Dopo anni di discussioni, confronti istituzionali e critiche pubbliche, il tanto discusso gabbiotto al Castello svevo di Lucera è finalmente stato installato. Un’opera piccola nelle dimensioni, ma enorme nel carico simbolico e nei riflessi sul rapporto tra cittadini, istituzioni e patrimonio storico. È dunque inevitabile chiedersi: a chi giova realmente questa realizzazione? E, soprattutto, a quale prezzo?

Il percorso che ha portato alla posa di questa struttura, formalmente definita come punto informativo turistico, è stato lungo e tortuoso.

Sono stati necessari quasi dieci anni per raggiungere un’intesa tra Comune, Regione Puglia e Soprintendenza archeologica di Foggia. Dieci anni di attese, modifiche, rilanci e rinvii, mentre nel frattempo il sito monumentale del Castello restava parzialmente valorizzato e quasi del tutto privo di servizi di accoglienza e promozione turistica adeguati.

Nel merito della posizione scelta per il gabbiotto – a ridosso dell’ingresso monumentale del Castello – le critiche non sono mai mancate. Cittadini, comitati spontanei e associazioni culturali hanno da subito espresso forte contrarietà, giudicando la collocazione infelice e impattante per il contesto storico-architettonico. Nonostante ciò, le decisioni sono andate avanti, in perfetta continuità tra amministrazioni comunali di diverso colore politico. E il risultato, oggi sotto gli occhi di tutti, appare come un’occasione sprecata.

La struttura – pensata come elemento di supporto all’accoglienza turistica – si presenta come un corpo estraneo al paesaggio del Castello. Poco armonizzata nei materiali e nel design, risulta visivamente invasiva e lontana dalle logiche di tutela e valorizzazione rispettosa del patrimonio. Una scelta che lascia perplessi soprattutto se si considera che tutto ciò è avvenuto proprio nell’anno in cui Lucera ha ottenuto il titolo di Capitale regionale della Cultura. Un riconoscimento importante, che avrebbe meritato ben altro slancio progettuale e culturale.

Ma ora che il gabbiotto è lì, almeno lo si faccia funzionare. Dopo anni di attese e polemiche, i cittadini chiedono che quel punto informativo sia attivo, efficiente e ben gestito. Che non diventi, come purtroppo spesso accade, l’ennesimo contenitore vuoto, simbolo di una progettazione calata dall’alto e slegata dai reali bisogni del territorio. Non servono altri monumenti all’incompiutezza, non servono altri “pacchi” – come qualcuno li ha definiti – camuffati da investimenti pubblici.

Lucera ha già pagato caro il prezzo dell’indifferenza verso il proprio patrimonio. Basti pensare al rudere dell’ex convento di Sant’Anna in piazza Duomo, da anni in stato di abbandono, nonostante il valore storico e simbolico dell’edificio. Anche in quel caso, tra promesse e immobilismo, l’inerzia amministrativa ha avuto la meglio.

Le vicende del gabbiotto e del convento di Sant’Anna raccontano una verità scomoda: a Lucera manca ancora una visione condivisa, partecipata e competente della gestione dei beni culturali. Un piano che vada oltre gli annunci, che coinvolga davvero la comunità e che metta al centro la bellezza, la storia e l’identità del territorio. Perché il patrimonio non è solo un’eredità da custodire, ma un’occasione concreta di sviluppo, lavoro e orgoglio collettivo.

Ai cittadini il compito di vigilare e pretendere risposte. Alle istituzioni l’onere – e l’onore – di dimostrare che Lucera non è solo una città che “fu”, ma una comunità che vuole guardare avanti, con consapevolezza e rispetto per ciò che è stata.

Lucera Non Tace ODV

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