Diventano definitive le condanne per usura e tentata estorsione nei confronti di Vito Bruno Lanza e Cesare Antoniello, due esponenti della vecchia guardia della “Società foggiana” coinvolti nell’inchiesta Baccus. La Corte di Cassazione ha infatti respinto i ricorsi presentati dalle difese, confermando le sentenze emesse dalla Corte d’Appello di Bari.
Per Vito Bruno Lanza, 73 anni, detto “u lepre” e ritenuto vicino al clan Moretti/Pellegrino/Lanza, è stata confermata la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione per usura. Per Cesare Antoniello, 66 anni, conosciuto come “Cesarone”, resta definitiva la pena di 5 anni e 6 mesi per usura e tentata estorsione. Entrambi risultano attualmente a piede libero.
I legali dei due imputati, Paola Tortorella e Franco Metta per Lanza e Carlo Mari per Antoniello, avevano chiesto alla Suprema Corte l’annullamento della sentenza del 16 ottobre 2025 della Corte d’Appello di Bari e la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado. La Procura generale aveva invece chiesto il rigetto dei ricorsi.
Anche la fondazione antiusura Buon Samaritano di Foggia, costituita parte civile anche in Cassazione attraverso l’avvocato Rando, ha commentato l’esito del procedimento.
“L’esito del processo Baccus” scrive l’ente della diocesi metropolitana di Foggia “testimonia ancora una volta il sostegno dello Stato e delle sue espressioni territoriali quali il Buon Samaritano, verso le vittime di un reato che fa leva sulla disperazione delle persone in difficoltà per poi spogliarle di ogni avere, anche della loro dignità”.
L’inchiesta Baccus portò al blitz dell’11 giugno 2012, con 24 arresti e 25 imputati complessivamente per 33 contestazioni. Il procedimento riguardava due principali filoni: da una parte un giro di prestiti a tassi usurari ai danni di due imprenditori foggiani del settore vitivinicolo, dall’altra una maxi frode ai danni dell’Erario e dell’Unione Europea attraverso un sistema di false operazioni commerciali tra Foggia e Ravenna.
Nel primo filone, Lanza e Antoniello erano accusati di aver imposto condizioni usurarie a un imprenditore vitivinicolo, Francesco B., coinvolto anche nel procedimento relativo alla frode fiscale.
Secondo l’accusa, Lanza avrebbe concesso un prestito di 20mila euro nell’ottobre 2008 con interessi mensili del 12%, oltre ad altri 10mila euro nel marzo 2009. Antoniello, invece, avrebbe erogato 85mila euro suddivisi in quattro tranche, chiedendo interessi ritenuti usurari e arrivando, secondo la contestazione, a minacciare l’imprenditore in caso di mancato pagamento, circostanza che aveva portato anche all’accusa di tentata estorsione.
Il primo grado si era concluso il 16 luglio 2015 con la condanna di Antoniello a 8 anni e di Lanza a 4 anni. La Corte d’Appello di Bari, il 16 settembre 2019, aveva invece assolto entrambi, ritenendo inutilizzabili alcune dichiarazioni rese dalla persona offesa durante le indagini, poi non confermate in aula dopo la scelta di non rispondere al controinterrogatorio.
Nel 2021 la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso della Procura generale di Bari disponendo un nuovo processo d’appello. Il nuovo giudizio, celebrato tra il 2023 e il 2025, si è concluso con la condanna di Lanza a 2 anni e 8 mesi e Antoniello a 5 anni e 6 mesi, con l’esclusione dell’aggravante mafiosa.
La decisione della Cassazione ha ora posto il sigillo definitivo sulle condanne.
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



