La musica di Bob Marley torna protagonista attraverso la voce del figlio Julian, che sarà in concerto il 19 luglio a San Marco in Lamis, nell’ambito di FestambienteSud, per una tappa del suo tour europeo. Un appuntamento che porta sul palco non solo il reggae, ma anche il messaggio di pace, uguaglianza e amore che ha caratterizzato la carriera della leggenda giamaicana.
Nono degli undici figli riconosciuti di Bob Marley, Julian Marley è nato a Londra 51 anni fa dalla relazione con Lucy Pounder e ha vissuto tra Regno Unito e Giamaica, portando nella propria musica influenze diverse. «Sono cresciuto nell’Inghilterra punk e dance, lo considero un arricchimento», ha raccontato, spiegando come questo percorso abbia contribuito a costruire la sua identità artistica.
Come gli altri figli musicisti della famiglia Marley, Julian ha ereditato dal padre la passione per il reggae e una forte attenzione ai temi sociali. Per lui essere un “figlio d’arte” non è mai stato un peso: «Non è mai stato un peso essere un “figlio d’arte”. Tutti noi abbiamo dentro le canzoni, rispondiamo solo ai nostri sentimenti. Non si è trattato di “portare avanti la sua eredità”: è successo. Perché papà, come uno spirito, ci guida».
Durante il tour, che toccherà anche Milano il 22 luglio, Julian presenterà alcuni brani della sua carriera e anticiperà il nuovo album in arrivo, il quinto dopo l’esordio del 1993 con Lion in the Morning. Sul palco non ci saranno prediche, ma musica e messaggi capaci di collegare passato e presente: «Da mio padre ho imparato che le parole delle canzoni devono avere un riflesso nella vita di chi le canta».
Tra i temi affrontati dall’artista anche la difesa dell’ambiente e l’impegno sociale, presenti nei suoi brani più recenti come Give to Life e Don’t Ruin my World. Alla domanda se la musica possa ancora cambiare il mondo, Julian risponde: «Sì, perfino nell’epoca dello streaming sa ispirare le persone. Le canzoni sono bottiglie d’acqua: sta a noi decidere quale colorante metterci dentro, che sia quello del bene o quello del male».
Legato alla cultura Rastafari, Julian Marley continua a portare avanti il messaggio spirituale del padre, fondato su libertà, pace, amore e uguaglianza. Nei suoi concerti non mancano omaggi ai grandi successi di Bob, tra cui Jamming, ma senza trasformare l’esibizione in una semplice celebrazione nostalgica.
«Sono testi che non passano mai. È cambiato molto intorno a noi, anche in Giamaica, che oggi è un Paese artisticamente e culturalmente più contaminato di allora: sta spopolando la dance. Ma la rivoluzione di mio padre è eterna. Ritrovo sue tracce nel rock come nel rap, ovunque», ha spiegato.
Per Julian, il reggae conserva ancora oggi la capacità di unire le persone: «E il reggae sa ancora unire e dare felicità: è la sua natura, non può sparire». Un messaggio che continua a vivere attraverso generazioni diverse e che il musicista porterà sul palco del Gargano.
Lo riporta sanmarcoinlamis.eu.



