MANFREDONIA – Il 14 luglio la Chiesa celebra San Camillo de Lellis, fondatore dell’Ordine dei Ministri degli Infermi e patrono degli ammalati, degli ospedali e degli operatori sanitari. Per Manfredonia la sua memoria ha un significato particolare, poiché proprio nella città sipontina e nei luoghi circostanti maturò la conversione che cambiò per sempre la sua vita.
Nato a Bucchianico (Chieti) il 25 maggio 1550, Camillo trascorse la giovinezza tra la vita militare e il vizio del gioco d’azzardo, ereditato dal padre. Dopo aver sperperato ogni bene, si ritrovò povero e costretto a chiedere l’elemosina. Giunto a Manfredonia alla fine del 1574, sostava davanti alla chiesa di San Domenico, dove venne notato e accolto dai frati cappuccini, che gli offrirono un lavoro come manovale nella costruzione del loro convento.
Fu proprio il clima di preghiera e la testimonianza dei religiosi a preparare il terreno per il cambiamento interiore. Inviato dai frati al convento di San Giovanni Rotondo, durante il viaggio di ritorno verso Manfredonia, nella località conosciuta come “Valle dell’Inferno”, il 2 febbraio 1575 visse la profonda esperienza della conversione. In lacrime, riconobbe i propri errori e decise di dedicare la vita a Dio e al servizio dei più deboli. La tradizione gli attribuisce una preghiera divenuta celebre: «Signore, ho peccato. Perdona questo gran peccatore. Dammi tempo per piangere i miei peccati.»
Desiderò entrare tra i Cappuccini, ma una dolorosa piaga alla gamba, che non riusciva a guarire, gli impedì di proseguire il noviziato. Tornò quindi all’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili di Roma, dove l’esperienza della sofferenza e dell’assistenza ai malati trasformò definitivamente la sua vocazione. Da quella intuizione nacque l’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani), riconoscibile dalla caratteristica croce rossa cucita sull’abito religioso, simbolo della carità verso chi soffre.
A distanza di oltre quattro secoli, Manfredonia conserva vivo il legame con il santo abruzzese. La chiesa di San Domenico, il convento di Santa Maria dell’Umiltà e il percorso verso San Giovanni Rotondo rappresentano ancora oggi luoghi della memoria camilliana, meta di pellegrinaggi e testimonianza di una conversione che ha segnato la storia della Chiesa e dell’assistenza ai malati.
A cura di Claudio Castriotta.



