Cinema

Pinku Eiga – due casi, un regista


Di:

Presentazione del libro di Nicola Boari "Wakamatsu Koji : il piacere della distruzione (ph: asianfest.org)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titoli: Embrione (Taiji ga mitsuryô suru toki) – Su su per la seconda volta vergine (Yuke yuke nidome no shojo)
Nazione: Giappone
Genere: pinku eiga

DA Wikipedia Italia: Il Pinku eiga, o pink film, è un genere cinematografico giapponese di contenuto erotico softcore nato alla fine degli anni sessanta e prodotto anche oggi, caratterizzato dal basso costo di produzione e dai tempi brevissimi di realizzazione (solitamente una settimana di riprese).

Complice l’iniziale invito alla considerazione di un paio di titoli da parte di un attento amico e attratto dalla consueta curiosità cinefila, capitava, a chi vi scrive, di imbattersi nei due lavori oggetto del presente articolo, ma anche e soprattutto in un nome, Kōji Wakamatsu, e un genere, il Pinku eiga. Probabilmente degno di una nicchia a sé stante rispetto al softcore standard per origini geografiche, stili, temi e riscontro di massa, dopo un primo breve approccio a questa dimensione cinematografica l’impressione coincide con la stessa comprensione della sua unicità e diversità. Pur assumendo il campione di valutazione piuttosto ridotto, limitato, peraltro, dalla medesima firma, in un eccesso di indulgenza intellettuale sembra di veder chiare le ambizioni delle opere pinku rispetto all’erotico commerciale diffusosi nel resto del mondo a cavallo degli anni 60 e 70.
Da una rapida informazione, apparentemente uno degli esponenti di spicco del genere, Wakamatsu resta noto al pubblico cineamatore principalmente per due pellicole, passate in Italia con supporto di sottotitolazione dal celebre programma contenitore – e benefattore – Fuori orario di Ghezzi. Si tratta di Embrione – traduzione fedele: Quando l’embrione caccia di frodo – e Su su per la seconda volta vergine.

Embrione - Locandina

In Embrione (1966) due soli protagonisti, una donna e il suo aguzzino, che segrega in casa la vittima denudandola e sottoponendola a torture fisiche e psicologiche. In un bianco e nero fascinoso Wakamatsu sviluppa la storia del protagonista, le ossessioni, il passato, le manie, cercando di raccontarcelo attraverso il suo personale cinema più che per mezzo dei semplici fatti.
Dotata di un soggetto elementare e della durata di poco più di un’ora, la pellicola pare spaccarsi in due per intenzioni e livelli comunicativi. Da un lato quello più evidente, l’aspetto commerciale, l’esca di massa, il softcore ibridato col cinema di tortura; dall’altro l’ambizione di Wakamatsu, lo stile che cerca di elevare l’opera oltre la semplice fruizione voyeuristica, a tratti presuntuosa e snob. Se il primo target si immagina probabilmente raggiunto per lo spettatore dell’epoca – mentre per quello attuale accade per effetto vintage -, sul secondo fronte le perplessità sono tante. Laddove è visibile cura nella ricerca registica è quasi sempre altrettanto evidente il mancato centro, ridotto al delizioso bianco e nero e qualche buona inquadratura sofisticata. Cinema è, purtroppo per Wakamatsu, anche altro, e non si tratta solo di quantità di pregevoli riprese. In Embrione l’immagine parla al più come una manciata di buone fotografie, ma non trasmette nulla di quanto è soggetto nel film, che diventa pertanto scollato da uno stile non sempre ben sfruttato. Ne resta un torture porn erotico dei bei tempi in una cultura a noi lontana, il quale rivela solo l’invasività dell’obiettivo commerciale a scapito di un vero cinema che solo si intravede.

Valutazione: 4.5/10
Spoiler: 7/10

Su su per la seconda volta vergine - Locandina

Di spessore differente è Su su per la seconda volta vergine (1969), in cui le ambizioni salgono di pari passo coi risultati. E’ la storia di una ragazza, violentata per due volte, e di un ragazzo, che assiste al suo ultimo stupro sul tetto di uno stabile. Resteranno insieme lassù per un po’, condividendo pensieri, dolori e decisioni.

Sempre legato al genere erotico d’appartenenza, questa interessante pellicola se ne distanzia con gusto, lasciandolo a mero pretesto narrativo. Il bianco e nero conferma le abilità già annusate in Embrione, ma la potenza esercitata dall’immagine è ora altro capitolo, più volte esaustiva e primeggiante per carico emotivo rispetto al soggetto. La fotografia e alcune riprese ne sanciscono la vittoria rendendo coppia intenzioni e risultati, e tanto basterebbe per giustificarne la visione. Le ambizioni di Wakamatsu, tuttavia, si spingono oltre, verso la nouvelle vague, con dialoghi surreali, astratti e soluzioni audaci (il colore che irrompe nei ricordi); ed è probabilmente qui che il gioco mostra la coda, una materia difficile da maneggiare senza una solida struttura narrativa; forse anche in questo caso tentativi apprezzabili, ma che odorano di snobbismo che è anche implacabile àncora. Un gioiellino mancato? Può essere. Ma quel che manca disturba tanto da seminare il sospetto su parte delle bersagli colpiti.
Da vedere e forse rivedere.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 8/10

Copertina: Presentazione del libro di Nicola Boari “Wakamatsu Koji : il piacere della distruzione” – fonte: www.asianfest.org


altreVisioni

The Last Vampire – Creature nel buio, C. Nahon (2009) – tratto dall’omonimo film d’animazione, è un giocattolo i cui unici assi sono nella protagonista e in una certa sobrietà narrativa. Effetti speciali mal sfruttati e/o ridicoli * 7
Sherlock Holmes – Gioco di ombre, G. Ritchie (2011) – meno intrigante del primo capitolo, mantiene lo stile, ma perde in sorpresa * 6

In Stato d’osservazione

Il cavaliere oscuro – Il ritorno, C. Nolan (2012) – fantastico, terzo capitolo del Batman di Nolan * 29ago
Ribelle – The Brave, M. Andrews & B Chapman (2012) – animazione, Pixar * 5set
Prometheus, R. Scott (2012) – il ritorno di Scott alla fantascienza * 14set

Pinku Eiga – due casi, un regista ultima modifica: 2012-08-14T09:42:57+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Share This