GarganoManfredonia

Le piante di cappero dell’agro sipontino e del gargano


Di:

LE PIANTE DI CAPPERO DELL’AGRO SIPONTINO E DEL GARGANO
di Franco Rinaldi
Nel territorio dell’agro sipontino è presente a macchia di leopardo la varietà di Capparis Spinosa, caratterizzata dalla forma spinosa delle stipole trasformate in aculei. Va evidenziato, che questa varietà cresce rigogliosa lungo le rupi calcaree del territorio di Mattinata, in particolare lungo la fascia costiera in vicinanza del mare. Vegeta nei terreni assolati e impervi e persino nelle fessure dei muri. E’ una pianta spontanea tipica della zona garganica, dove si sviluppa insieme alla Macchia Mediterranea e le pinete di Pino d’Aleppo. Cresce altresì, sui muretti a secco “ndi maciòre” tra gli alberi di olivo coltivati a terrazza. Prolifica, anche nel territorio di Monte S.Angelo, S.Giovanni Rotondo, Rignano Garganico e nelle isolette di Capraia, S.Domenico e Pianosa delle Tremiti. Sempre nell’agro sipontino la Capparis spinosa nasce spontaneamente “sope i Coppe” (nei terreni a nord di Manfredonia), poi lungo gli argini del Candelaro, in zona S.Lucia ed in altri siti di campagna del territorio sipontino. Va comunque sottolineato che “a mamme i chiapparine” (la mamma dei capperi, come si dice a Manfredonia) dove si tiene la maggior produzione di capperi è nel territorio di Mattinata. La pianta si presenta a forma di cespugli con rametti sottili e penzolanti. Le varietà che crescono nel territorio sipontino e quello garganico sono due: la “Capparis Spinosa” genere aculeata che è molto diffusa e l’altra la “Capparis inermis” meno rustica è senza spine. Il fiore del cappero è molto bello e appariscente. Della pianta si consumano i boccioli detti capperi. Questi, una volta raccolti vengono posti in salamoia e poi sott’aceto. Il sapore del cappero è intenso e aromatico. Nella cucina sipontina come in quella garganica il cappero viene utilizzato in numerose pietanze. Era consuetudine di molte massaie di Manfredonia, e non solo in loco, tenere i capperi appena raccolti per due o tre giorni in acqua, per eliminare la polvere e poi anche l’amaro troppo intenso che hanno quando sono allo stato fresco. Ricordo che mia madre, quando preparava i capperi appena raccolti da mio padre, li metteva in un contenitore con l’acqua per due tre giorni, cambiando spesso l’acqua durante la giornata. Poi li faceva asciugare e li metteva fuori l’uscio di casa sotto sale e in grossi piatti di creta o di “ferofuse” stagno, oppure su una spianatoie di legno per alcuni giorni. Dopo la salatura, li metteva sott’aceto in contenitori di vetro per l’utilizzo in cucina. Oltre ai capperi, e non solo nell’agro sipontino, è usanza raccogliere anche i rametti più teneri della pianta e dopo averli trattati con il sale si conservano come i capperi in contenitori di vetro sempre con l’aceto. Alcuni anni fa ho fotografato numerose piante della varietà “Capparis spinosa”, cresciute nei posti più inauditi, come quelle nate nelle fessure delle mura dell’antica Abbazia di Pulsano. A Manfredonia, ricordo fino agli anni ’70-’80 durante il periodo estivo veniva a vendere “i chiapparine” i capperi una popolana magra e alta di Mattinata. Scendeva dall’autobus nei pressi del bar Haiti a Monticchio e girava per le strade portando due secchi pieni di capperi, coperti con panni. Ogni tanto si fermava per strada per vendere la sua merce al grido: Chiapparine!!…uè chi ua pigghjè li chiapparine!. Sempre da Mattinata, fino agli anni ’90, veniva anche un simpatico “terrazzano” raccoglitore di capperi, a vendere a Manfredonia i capperi già curati in salamoia. Questo signore, di piccola statura, aveva un passo veloce e una voce squillante che si sentiva a grande distanza; portava sempre con se due secchi pieni di capperi “grusse e pecceninne” (varietà grandi e piccoli) appesi agli avambracci. Era solito fermarsi “au pezzecandòne” ad ogni angolo di strada e vendere i capperi al grido:Uè li chiappariiine!!!. A tal proposito, ho inserito in questo articolo un video clip di questo venditore di capperi di Mattinata. A Manfredonia i boccioli grandi della pianta di cappero vanno sotto il nome di “cucuzzille”. Questi grossi capperi quando sbocciano danno vita a un fiore color porpora simile a una orchidea. Una nota di folclore, con riferimento al cappero, è in un detto tramandato oralmente a Manfredonia, quando una persona rimane al verde, senza un soldo e mezzi di sostentamento, che così recita: O fatte …o fatte… e ji rumaste de cul’a chiapparine!

LA PIANTA DEL CAPPERO DECANTATA NEL TEMPO
La Capparis Spinosa, appartenente alla famiglia delle Capparidacee, conosciuta e decantata nell’antichità, è ritenuta da botanici e medici una pianta che oltre ad avere proprietà medicinali, possiede anche prerogative aromatiche e afrodisiache.
Plinio il Vecchio, scrittore latino, uno dei grandi naturalisti della storia, nei libri della “Naturalis historia” quando descrive la pianta del cappero, evidenzia che i capperi egiziani erano i migliori. Sempre nell’antichità, gli arabi facevano largo uso del cappero come alimento, e utilizzavano la corteccia della sua radice per preparare tisane.
Dioscoride, botanico e farmacologo di origine greca, che visse a Roma al tempo di Nerone, e viaggiò a lungo al seguito dell’esercito romano, scrisse un trattato sulle piante nel quale ci tramanda l’utilizzo in quel tempo della pianta del cappero.
Lo studioso garganico, padre Michelangelo Manicone, francescano, nato a Vico Garganico il 4 marzo 1745 e morto a Ischitella il 18 aprile 1810, nella sua opera la “Fisica Appula”, decanta tra le sue ricerche anche le proprietà della pianta del cappero e del suo utilizzo nella cucina tra le popolazioni garganiche. Alcuni botanici per la bellezza del suo fiore la chiamano: “Orchidea del Mediterraneo”. Il motivo per cui la pianta riesce a crescere nei luoghi più inaccessibili è dovuto anche al fatto che le lucertole e i gechi che sono ghiotti dei suoi semi, mediante i loro escrementi li diffondono nei luoghi più impervi. E’ incredibile, anche, come questa pianta, distrutta dopo un incendio si rigenera in breve tempo.


Le piante di cappero dell’agro sipontino e del gargano ultima modifica: 2019-08-14T17:07:35+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Share This