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FERRETTI ICONAVETERE «Foggia sia più umana e solidale»: l’appello dell’arcivescovo Ferretti per la festa dell’Iconavetere

Nel messaggio rivolto alla città, il presule richiama la responsabilità verso l’ambiente, la cura degli anziani e l’accoglienza dei migranti.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
14 Agosto 2026
Cronaca // Foggia //

FOGGIA, 14 agosto 2026 – Un invito a riscoprire il senso della responsabilità personale, a prendersi cura dei più fragili e a costruire una città capace di accogliere senza discriminazioni. È il cuore del messaggio rivolto alla comunità foggiana da monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, in occasione della solennità della Beata Vergine Maria Iconavetere, la Madonna dei Sette Veli.

Partendo dal caldo intenso di questi giorni, l’arcivescovo richiama l’attenzione sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Non basta, sostiene, considerare la crisi climatica come un fenomeno lontano dalle responsabilità individuali: ciascuno, attraverso i propri comportamenti quotidiani, contribuisce a proteggere oppure a danneggiare quella che definisce la «madre terra».

Ferretti condanna in particolare l’abbandono dei rifiuti nei campi e lungo le strade, invitando i cittadini a praticare con maggiore consapevolezza la raccolta differenziata. La terra, ricorda, non è soltanto un bene da custodire per le generazioni future, ma rappresenta anche una delle risorse fondamentali della provincia di Foggia.

L’emergenza caldo e l’attenzione ai più fragili

Nel suo messaggio, il presule si sofferma poi sulle conseguenze delle temperature elevate, che colpiscono soprattutto anziani, persone sole e lavoratori esposti per molte ore al sole. Da qui l’appello a non lasciare soli i soggetti più vulnerabili e a prestare attenzione, a partire dal proprio quartiere, agli anziani che vivono nelle abitazioni vicine.

L’arcivescovo ringrazia i sacerdoti e gli operatori sanitari per l’impegno assicurato durante l’emergenza. Ricorda inoltre l’attività della Caritas e delle parrocchie, che hanno aperto centri di refrigerio destinati agli anziani impossibilitati a partire per le vacanze o privi di aria condizionata nelle proprie case.

Le strutture ecclesiali stanno offrendo anche acqua fresca, integratori e pasti ai migranti che rientrano stremati dal lavoro nei campi. Un intervento concreto che, nelle parole di Ferretti, esprime il dovere della Chiesa di tradurre il Vangelo in gesti quotidiani di vicinanza.

«I ghetti sono la vergogna di questa provincia»

È proprio sull’accoglienza dei migranti che il messaggio assume i toni più netti. L’arcivescovo definisce i ghetti presenti nel territorio «una vergogna di questa provincia» e chiede alla città, e in modo particolare alla Chiesa di Foggia-Bovino, di accogliere con maggiore umanità e autentica carità cristiana.

Il riferimento è alla parabola evangelica del Buon Samaritano, che soccorre un uomo trovato ferito lungo la strada senza domandargli la provenienza o un documento d’identità. Allo stesso modo, sottolinea Ferretti, gli stranieri che vivono e lavorano nel Foggiano devono essere riconosciuti prima di tutto come persone.

Sono uomini e donne spesso fuggiti dalla fame, dalle guerre e da territori nei quali la crisi climatica ha cancellato ogni prospettiva. Molti di loro, aggiunge il presule, lavorano duramente sotto il sole e contribuiscono in maniera decisiva al benessere e all’economia agricola della Capitanata.

Da qui l’appello a non abbandonarli, a non disprezzarli e soprattutto a non consegnarli nelle mani dei caporali e delle organizzazioni criminali. Anche un gesto apparentemente semplice, come offrire un sorriso o un bicchiere d’acqua, può diventare un segno di fraternità.

«Basta con parole che fomentano odio e costruiscono muri e divisioni», ammonisce l’arcivescovo, ricordando che per i cristiani «non esistono stranieri e non esistono nemici». Il richiamo è al messaggio di fraternità universale lasciato da papa Francesco: tutti gli uomini sono fratelli perché figli dello stesso Dio.

Nel documento trova spazio anche il racconto della recente visita dell’arcivescovo a una scuola del centro di Foggia, frequentata da bambini provenienti da diversi continenti. Ferretti descrive una comunità scolastica nella quale gli alunni studiano, giocano e crescono insieme, sentendosi tutti foggiani, anche quando alcuni di loro non hanno ancora il diritto alla cittadinanza.

È proprio ai giovani che il presule affida la speranza di superare le divisioni costruite dagli adulti: «In voi speriamo perché aggiustiate quello che noi abbiamo rotto».

Il messaggio si conclude con una preghiera alla Madonna dei Sette Veli, particolarmente amata e venerata dai foggiani. A lei l’arcivescovo chiede di raccogliere sotto il proprio mantello l’intera comunità, rendendola più umana, solidale e capace di custodire tanto il creato quanto la dignità di ogni persona.

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