LECCE – Diciassette ore trascorse al pronto soccorso prima di ricevere assistenza. È quanto denunciato da un’anziana affetta da diabete dopo essersi rivolta all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.
Secondo il racconto della donna, la permanenza nella struttura si sarebbe trasformata in una lunga e difficile attesa. Una situazione particolarmente pesante per una paziente anziana e diabetica, costretta a rimanere per molte ore negli spazi del pronto soccorso.
La testimonianza riporta al centro dell’attenzione le condizioni nelle quali pazienti e accompagnatori devono affrontare le giornate di maggiore affluenza. Le criticità riguarderebbero soprattutto le persone alle quali viene assegnato un codice di minore urgenza: pur non trovandosi, secondo la prima valutazione, in immediato pericolo di vita, possono presentare patologie o condizioni di fragilità che rendono particolarmente gravosa un’attesa così prolungata.
Il pronto soccorso del capoluogo salentino è chiamato quotidianamente a gestire un numero elevato di accessi. La pressione aumenta durante il periodo estivo, quando alla popolazione residente si aggiungono migliaia di turisti. Medici, infermieri e operatori sanitari lavorano spesso in condizioni complesse, dovendo stabilire le priorità sulla base della gravità clinica dei pazienti.
La denuncia dell’anziana, tuttavia, solleva interrogativi sull’organizzazione dell’assistenza destinata alle persone più vulnerabili. Il diabete, infatti, richiede attenzione costante, controllo dei valori e una gestione regolare dell’alimentazione e delle terapie. Una permanenza di diciassette ore in ospedale può quindi rappresentare un disagio significativo, anche in assenza di un’emergenza classificata come immediata.
Il caso riapre il confronto sulla necessità di potenziare gli organici, migliorare la gestione dei flussi e rafforzare i servizi sanitari territoriali, affinché il pronto soccorso non rimanga l’unico punto di riferimento per numerosi cittadini. Lo riporta ilquotidianodipuglia.it



