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Foggia, i matrimoni: di oggi e di ieri


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Foggia – LE “fantastiche”, ma, devo dire, anche, a mio avviso, molto “kitsch“, nozze da favola indiane, celebrate in quel di Sevelletri e nelle splendide masserie del circondario di Fasano: tra sfarzosi abiti e oggetti d’oro; elefanti e scene da film holliwoodiano, riportano alla memoria di noi, ahimè, semplici mortali, le nozze molto meno appariscenti che si celebravano a Foggia e nei Paesi della nostra provincia, almeno sino agli inizi degli anni 60, quando fecero le prime apparizioni i locali da ricevimento che erano destinate a cambiare le abitudini di tutti noi. Protagonisti assoluti, di quel giorno, erano loro, gli sposi: i nostri nonni e genitori, circondati dai pochi invitati: parenti stretti e qualche amico.

Cogliamo dunque l’occasione delle “nozze indiane“ per un ritorno al passato: una rivisitazione della festa del giorno più importante, trascorso in assoluta semplicità, alla quale si contrapponeva però, un grande amore che durava e dura, tutta la vita.

I preparativi dei matrimoni di una volta erano davvero ridotti all’osso,anche se si protraevano nel tempo; però non mancava niente: dai confetti agli orchestrali, fotografo, abito e velo lungo: insomma tutto. La sposa, insieme alla mamma, la nonna e la zia “nubile” (zitellona, si diceva!) e sempre presente, in tutte le famiglie, viveva molto intensamente il tempo precedente il fatidico giorno, dedicandosi in modo particolare alla “biancheria”. Il corredo era infatti anche nelle famiglie meno abbienti,la cosa alla quale più si teneva: molto spesso infatti esso costituiva l’unica dote che portava la sposa. Allora si contavano i capi, si sceglievano le lenzuola e la biancheria per arredare la camera da letto per la prima notte, si aveva cura di tenerlo un po’ fuori dalla cassapanca dove, insieme alle “palline” di naftalina, era stato rinchiuso per anni e una volta sistemato lo si metteva esposto per una settimana prima del matrimonio, in modo che tutti potessero ammirarlo e, soprattutto, perché nessuno potesse dire che la sposa non avesse un buon corredo. Apro una piccola parentesi perchè il corredo era in realtà un arte e una “storia” che iniziava da bambina. I genitori sin da quando avevano la figlia “femmina” non pensavano ad altro che a preparare il corredo … per quando si sarebbe dovuta sposare.

Allora: chi aveva la fortuna (perché non dimentichiamo che stiamo parlando di un periodo economicamente molto povero) di avere in casa una persona particolarmente esperta con i ferri e l’uncinetto, il cotone, il lino, la raffia, il ricamo ecc. aveva in parte risolto il problema perché si provvedeva a “ricamare” asciugamano e lenzuola a mano nella propria famiglia; chi invece non poteva, si indebitava presso i negozi all’epoca più accorsati per acquistare i capi del corredo. A volte la spesa era piuttosto elevata e i debiti duravano tutta la vita. Più tardi, verso gli anni 60 cominciò un’altra “tradizione”, quella di acquistare il corredo dai “Commessi Fiorentini”: erano, questi, commercianti (molto scaltri e furbi!!) i quali avendo capito che in questa parte dell’Italia (perché il corredo non e’ naturalmente solo foggiano) c’era da guadagnare bene, scendevano una volta al mese con il loro campionario e utilizzando il “passaparola” da una famiglia all’altra, facevano loro visita convincendoli a comperare. Il pagamento avveniva poi con (..comodi!!) bollettini postali, mensilmente. In realtà non si sarebbe più finito di pagare sino al giorno del matrimonio perché c’era sempre qualcosa di nuovo o utile da prendere.

Tornando al matrimonio, il corredo, ovviamente, era un vero e proprio “status simbol” ma per chi era davvero povero rappresentava veramente tutto agli occhi del futuro sposo, per questo i sacrifici si facevano volentieri. Molto spesso i genitori degli sposi, specie tra gli strati più poveri che non avevano case o beni di altro genere da scambiarsi, si riunivano in veri e propri “summit ” dove si scambiavano “note” trascritte su semplici foglietti, con scritto l’elenco della dote degli sposi: dote che era costituita per la maggior parte, appunto, dai corredi.

Gli invitati ai matrimoni erano molto meno di oggi, ci si limitava ai parenti, al “compare” di battesimo e cresima (se quest’ultimo non fosse già un parente), a qualche vecchio amico d’infanzia. Tuttavia alla “cerimonia” spesso si “intrufolavano”, naturalmente ben accetti, i vicini di casa più…intimi, qualche “anziana” abitante del quartiere dove risiedevano i novelli nubendi e che non si perdeva mai nessun matrimonio!

Gli abiti degli sposi di allora non erano molto diversi da quelli di oggi: vestito bianco per la sposa, ma anche a volte color ocra; vestito grigio o blu per lo sposo,con immancabile fazzolettino o fiore nel taschino. Completo “nuovo di zecca”, o “riciclato” dal proprio matrimonio, per gli invitati maschi: grigio o blu, anch’esso, ma andava di moda, anche il meno nobile marrone e, agli inizi del secolo, i pantaloni alla zuava che specie tra i nostri “terrazzani” venivano utilizzati anche come abiti “buoni” per queste occasioni. La cravatta, spesso non proprio intonata, era corta tanto da fermarsi a livello dell’ombelico.

L’abito della sposa invece, seppure meno appariscente di quelli di oggi, era molto ben fatto: di organza o seta, spessissimo, specie tra i meno abbienti, ma anche tra i più ricchi, aveva il grande valore di essere stato fatto a mano dalla sposa stessa, dalla mamma oppure dalla nonna. Alcuni di questi abiti hanno acquistato oggi un valore grandissimo perché interamente personalizzati, cuciti e ricamati a mano. Anche i veli per le confettate erano preparati dalla famiglia che partecipava in tutta la sua comunità a questo evento dandosi da fare, ciascuno per quel che sapeva e poteva, alla buona riuscita.
Molte volte le bomboniere venivano create in casa lavorando “di ferri e uncinetti” per creare piccoli contenitori coloratissimi, dalle forme più varie ma in modo che potessero contenere i confetti. Mia nonna preparava personalmente all’uncinetto bomboniere e fazzolettini, che poi diventavano dei bellissimi centrini, per gli sposi (era molto brava e per molti anni lavorò anche per un famoso negozio di Foggia, la Phildar, ricamando copertine, lenzuola, cestini, centrini, bavette ecc).

Tuttavia non sempre c’era l’usanza delle bomboniere; talvolta al termine della cerimonia gli sposi passavano tra gli invitati con un vassoio sul quale venivano messi i confetti e con un cucchiaio ne dispensavano un certo numero agli astanti. Il fotografo, fornito, agli inizi del secolo, della famosa macchinetta “a fuoco” poggiata sul treppiede e più avanti delle prime macchine fotografiche con i “rullini”, che ogni tanto bisognava sostituire e l’immancabile flash, immortalava i momenti più belli, ma senza esagerare con centinaia di foto, come si usa oggi (oltre ai cd,dvd,ecc.).

Il primo momento, commovente (l’altro sarebbe stato quello in chiesa durante la celebrazione religiosa) era, per i genitori degli sposi, le foto che si facevano in casa intorno al tavolo della stanza “buona”, che si apriva solo in rare occasioni, con il suo pavimento di marmo tirato a lucido dove ci si poteva specchiare. Era la prima foto ufficiale della sposa o dello sposo in abito nuziale. La sequenza fotografica aveva una gerarchia ben precisa: prima lo sposo o la sposa da sola, poi quella con la o le nonne, dopo con i genitori, infine anche con fratelli e sorelle.

Dopo le foto accedevano alla casa i vicini e quanti non avrebbero partecipato alla cerimonia, ai quali venivano offerti dolci (paste secche, biscotti fati in casa) e liquori, sempre casalinghi, che facevano bella mostra di sé sul tavolo insieme ai regali ricevuti dagli sposi e come ho già detto, il corredo “esposto”. E’ inutile dire che le liste di nozze erano ben al di là da venire e perciò i “duplicati” dei regali non mancavano, anche se in genere, tra mamma e suocera, si cercava di spargere la voce tra gli invitati su quale fosse il regalo più utile o necessario agli sposi. Regali in soldi…erano rari perché ne giravano pochi e non era d’uso farli.

Per quanto riguarda l’abitazione, si tenga presente che non erano rari i casi, anzi tutt’altro, in cui gli sposi sarebbero rimasti ad abitare nella casa materna o paterna; vuoi per motivi economici, vuoi perché il nuovo nucleo familiare stava ancora finendo di costruirsi la propria casa che veniva su un po’ alla volta, quando i soldi lo permettevano, vuoi anche perché a volte le case di famiglia, specie di quelli benestanti, erano molto grandi, se non dei veri e propri palazzotti e permettevano l’abitazione di più persone.

Dopo le foto, il padre prendeva la sposa sotto il braccio e si formava un vero e proprio corteo che, a piedi (il tempo delle auto verrà più tardi), si incamminava verso la chiesa. Simbolo di tutti i matrimoni dell’epoca, il corteo restava immortalata in tutte le foto che ne immortalavano il percorso ed erano tra le foto più viste poi nel corso degli anni.
Durante il tragitto, proprio come una processione, al corteo nuziale si aggiungevano altre persone, mentre dai lati della strada si applaudiva al passaggio degli sposi e si lanciavano confetti e l’immancabile riso.

Il corteo si riformava subito dopo la cerimonia in chiesa e l’immancabile foto sulla scalinata con tutta la parentela, per avviarsi verso la “sala” dove si sarebbe tenuta la festa. Durante il percorso, specie nei quartieri storici e quelli più vecchi di Foggia, poco e spesso bisognava fermarsi perché gli abitanti ponevano un nastro bianco all’estremità della strada che gli sposi, incrociando le mani, dovevano tagliare. Era questa una forma di augurio molto in voga allora. Seguiva l’immancabile lancio di confetti e petali di fiori. Dopo questo “tortuoso” ma “felice” percorso, si giungeva dunque alla mitica sala.

Sino agli albori degli anni 60 la festa nuziale (il pranzo di oggi) si faceva in apposite sale che venivano fittate per l’occasione. Non tutti però potevano permettersi la sala e in tanti, specie a ridosso delle due guerre mondiali e subito dopo di esse, tornavano a casa dove si festeggiava molto modestamente tra pochi intimi. In taluni casi, le persone che vivevano in bei palazzi signorili organizzavano invece la festa nei loro ampi saloni. I nostri concittadini andavano dunque, chi poteva, in queste famose e oramai storiche sale.

Tutti noi ricordiamo certamente, per essere stata una tra le più famose, la sala EDEN, che si trovava sotto il mitico palazzo Antenozio, in Via Fuiani, poco prima del distretto militare. Nella sala EDEN si sono celebrate centinaia di nozze: per esservi stati invitati o per avervi fatto la festa del proprio matrimonio, buona parte dei foggiani sono passati da lì; anche perchè la sala veniva affittata per altre feste: comunioni, battesimi, compleanni ecc. Oggi al suo posto c’è un garage!!. Oltre alla EDEN, c’era VILLA MARIA, nei pressi di Piazza Padre Pio, alle spalle degli attuali giardini; di proprietà degli odierni gestori del “Bar Delle Rose”. C’era poi la sala De Filippo, in Viale Ofanto, nei pressi della corrispondenza con l’attuale Viale Michelangelo e, sul viale della Stazione dove, subito dopo la guerra e per una decina di anni ci fu la SALA IMBRIANI. Molti anziani ricordano ancora la sala Majestic, a Viale Ofanto e la sala al piano interrato del Bar Haiti. Cerano poi le più grandi ed accorsate sale Sarti e Cicolella.

L’arredamento di questi luoghi, che erano degli ambienti molto grandi, era ovviamente quello di un tempo e rispettava le condizioni economiche del dopoguerra: dunque spartano ma molto ben tenuto; pulito, completo di tutto ciò che poteva bastare per i bisogni degli sposi di allora. Non crediate infatti che si facessero lussuosi banchetti. Questi si limitavano ai dolci, per lo più pasticceria secca, che veniva ordinata nei bar più famosi della città. Per chi poteva permetterselo, perché magari li produceva per la propria famiglia, si aggiungeva un taglio di salsiccia casereccia e formaggio del proprio allevamento. A volte si potevano ordinare al Bar Casiello le famose cassate che venivano poste in contenitori di metallo ghiacciati e bisognava stare attenti a non prenderli a mani nude perchè altrimenti queste si appiccicavano e per staccale era necessario mettere mani e contenitore sotto l’acqua.

Il vino era quello di cantina; prodotto dallo sposo o da qualche parente e bagnava il rinfresco. La solita torta e lo spumante (molto spesso era vino spumante, cioè fermentato e fatto scorrere in teli di sacco a forma di imbuto dal quale goccia a goccia scendeva il frutto delle viti) chiudevano i festeggiamenti. Quello che non mancava mai era la musica. Fisarmonica, chitarra o mandolino e tamburello, allietavano sino al pomeriggio gli invitati con balli, tarantelle, quadriglie e canzonieri. Il bello di queste feste era che davvero tutti si stringevano agli sposi i quali erano sempre al centro della festa e, come si direbbe oggi, parafrasando una nota pubblicità: “tutto ruotava intorno a loro”. Solo sul finire degli anni 60 qualche sala cominciò ad attrezzarsi per preparare dei rustici, un pò di pizza e qualche primo piatto caldo ma sempre di modesta entità e pretesa. Per esempio, al Sarti servivano, nei primi anni 60, i timballetti al forno.

Erano comunque i segni dei nuovi…albori che avrebbero visto in poco tempo la nascita delle moderne super attrezzate sale da ricevimenti (anche multi..sic!) nelle quali, seduti in 6,8 o anche 10 intorno a vari tavoli, si tengono oggi interminabili pranzi che, se non fosse per la foto di rito o per il “passaggio” degli sposi, preoccupati di sapere se tutto vada bene, ci farebbero persino dimenticare che stiamo partecipando ad una importante festa. Certo nulla a che fare e vedere con i matrimoni delle “stars”, siano essi italiani o indiani, che si celebrano oggi, con tanto di servizio fotografico venduto in esclusiva. Questo è senz’altro al passo con la modernità e della visibilità a tutti i costi, che ha preso il posto di quella che era una festa fatta di sana semplicità ed armoniosità.

(http://4.bp.blogspot.com – foto archivio, immagine non riferita al testo)

(A cura di Salvatore Aiezza – s.aiezza@yahoo.it)

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Foggia, i matrimoni: di oggi e di ieri ultima modifica: 2014-09-14T15:11:55+00:00 da Salvatore Aiezza



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