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Canosa di Puglia, omicidio in pieno centro: 2 arresti

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
14 Settembre 2020
Canosa di Puglia // Stato prima //

Canosa di Puglia, 14 settembre 2020. I poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di PS di Canosa di Puglia, nella giornata di ieri, in esecuzione al Fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, hanno tratto in arresto Matteo Di Nunno, pregiudicato canosino classe ‘40, ritenuto responsabile di omicidio volontario.

Sabato mattina a Canosa di Puglia si registrava l’omicidio di Giuseppe Caracciolo, giovane pregiudicato classe ‘72, attinto da due colpi d’arma da fuoco al petto. Nell’occasione, mentre questi si trovava in pieno centro alla guida della sua autovettura, veniva raggiunto dall’odierno fermato che, dopo essersi avvicinato, esplodeva alcuni colpi di pistola al petto. Immediati gli accertamenti eseguiti dalla Polizia di Stato che interveniva in loco a causa della segnalazione di un sinistro stradale; infatti Caracciolo, nel disperato tentativo di sottrarsi al suo aggressore, inseriva la retromarcia andando però ad impattare contro un’altra autovettura in transito, il cui conducente richiedeva l’intervento delle Forze dell’Ordine.

Benché ferita, la vittima riusciva ad allontanarsi dal luogo a bordo di una VW Golf, giungendo in gravi condizioni all’ospedale dove risultavano vani i tentativi di soccorso; il Caracciolo moriva dopo poche ore a causa delle gravi ferite riportate. Contestualmente gli agenti, che avevano riscontrato la presenza di un bossolo calibro 9 corto sul luogo del sinistro, grazie alle dichiarazioni di alcuni presenti – che riferivano di aver visto un uomo armato – ed all’acquisizione dei video dei sistemi di sorveglianza della zona, erano già sulle tracce dell’assassino: un uomo claudicante, di età avanzata, con camicia chiara e marsupio a tracolla, che si era allontanato subito dopo la sparatoria. Dopo poche ore scattavano le perquisizioni ed il Di Nunno veniva rintracciato nella propria abitazione mentre tentava di far perdere le proprie tracce: bloccato mentre caricava sul proprio autocarro delle buste contenenti indumenti, nel soggiorno era già pronta una valigia. L’abbigliamento usato durante i fatti delittuosi, rinvenuto e sequestrato, veniva sottoposto ad attività tecnico scientifiche volte all’esaltazione dei residui di polvere da sparo. Il fermato, dopo aver ammesso le proprie responsabilità, spiegava di aver voluto vendicare l’aggressione da lui subita il 14 luglio scorso allorquando la vittima, in compagnia di un altro pregiudicato del posto, l’aveva percosso procurandogli svariate lesioni personali; fatti questi non denunciati, probabilmente a causa della voglia di farsi giustizia da se.

Sul posto il Pubblico Ministero titolare delle indagini. Questi, coordinando tutta l’attività investigativa, procedeva all’interrogatorio dell’indiziato che, posto di fronte alle sue responsabilità, nonostante i riconoscimenti effettuati da alcuni testimoni, rifiutava di rispondere.

Su tali premesse, stante anche l’evidente tentativo di fuga dapprima posto in essere dall’autore dei fatti, l’Autorità Giudiziaria emetteva un decreto di fermo.

L’attività degli investigatori non si arrestava e le perquisizioni si estendevano ai familiari con cui l’indiziato aveva avuto contatti telefonici: l’arma utilizzata per il delitto veniva recuperata con ancora un colpo in canna ed il cane armato, occultata sul lastrico solare dell’abitazione del figlio del Di Nunno. Si trattava di una pistola a salve modificata con calibro 380; nel caricatore altre cinque munizioni.

Dopo l’esecuzione dell’omicidio, infatti, Di Nunno Matteo, nel tentativo di far sparire le prove del delitto, aveva consegnato l’arma al figlio; ciò ha fatto emergere responsabilità penali di quest’ultimo che veniva tratto in arresto. Per la coppia, padre e figlio, si aprivano le porte del carcere di Trani.

Canosa di Puglia è in preda alla criminalità? Ne parliamo con il sindacato di Polizia LeS. Alcuni giorni or sono, nella centrale piazza della Repubblica a Canosa di Puglia, è stato ucciso un noto pregiudicato di 48 anni che, in passato, era rimasto coinvolto in diverse operazioni antidroga, a gennaio del 2013 rimase ferito di striscio durante un altro agguato quando, ignoti spararono alcuni colpi di pistola contro la sua auto, ma lui in quell’occasione riuscì a salvarsi. Questa volta un colpo al cuore non gli ha dato scampo.

Un fatto gravissimo, che avviene a poca distanza dell’attentato dinamitardo all’auto di un Poliziotto! Ne parliamo con Ida Imparato, Segretario Nazionale Vicario del sindacato di Polizia LeS (Libertà e Sicurezza).

D.: Cosa ne pensa di questa escalation così grave di atti criminali nel nostro territorio?

R.: Al momento i due fatti nonostante siano scollegati tra loro, ma che si sono succeduti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, dimostrano inevitabilmente che questo territorio necessita di una più incisiva presenza dello Stato!

D.: La gravità dell’omicidio in pieno giorno, va di pari passo con l’attentato dinamitardo nel parcheggio del Commissariato, che ne pensa?

R.: In merito agli attentati si evidenzia ancora una volta come le Forze di Polizia siano ormai bersaglio di una violenza sempre più spavalda che non ha remore ad introdursi nel parcheggio di un Commissariato per collocare e far esplodere un ordigno. O attentare alla vita di una persona in pieno centro, persino giungendo ad ucciderla. Atti come questo esigono una risposta tempestiva e concreta, ciò che auspichiamo è un segnale forte affinché l’attività delle donne e degli uomini delle Forze dell’Ordine che ogni giorno operano con dedizione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, venga supportata in maniera tangibile dalle Istituzioni.

D.: Si spieghi meglio.

R.: I tutori dell’ordine e della sicurezza pubblica, non possono essere scherniti, sbeffeggiati, ostacolati nelle proprie attività e ancor meno possono trasformarsi nella valvola di sfogo di una cultura violenta che si estrinseca in un susseguirsi di episodi di cronaca il cui comune denominatore è la VIOLENZA cieca che non teme conseguenze. Tutto questo non è tollerabile! Citando le parole del Procuratore Nicola Gratteri: “noi, nel rispetto della Costituzione, dovremmo fare tante e tali modifiche legislative e del codice penale fino a quando diventi non più conveniente delinquere. Fino a quando non c’è una sanzione proporzionata alla realtà criminale e quindi conviene delinquere, si continuerà a delinquere, quindi il livello di contrasto è sempre insufficiente”. Ecco, il Parlamento deve finalmente prendere atto della realtà, introducendo norme che, da una parte, tutelino i servitori dello Stato, cioè le Forze dell’Ordine e, dall’altro, rendano le pene per i malviventi più dure e, soprattutto, certe.

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“L'amore ha anche questo in comune con la poesia: che, quando ci si spiega, si è perduti.” MARIO ANDREA RIGONI

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