San Severo è ancora profondamente colpita dalla morte di Francesco Piccaluga, titolare del “Bar dello Sport”, deceduto sabato 12 settembre all’età di 43 anni dopo essere precipitato dal terzo piano di una palazzina di via Giulio Cesare.
La notizia ha suscitato grande commozione in tutta la comunità cittadina. Francesco lascia la moglie e una figlia. I funerali saranno celebrati martedì 15 settembre alle 9.30 nella chiesa della Sacra Famiglia, dove è stata allestita la camera ardente.
Sui social e nelle strade di San Severo si moltiplicano in queste ore i messaggi di cordoglio per ricordare quello che in molti hanno definito il “gigante buono”.
Laura Karol lo ha salutato con un messaggio particolarmente toccante:
«A volte chi ha il cuore più buono combatte le battaglie più silenziose. Nessuno dovrebbe mai combattere la propria oscurità in silenzio, magari pensando di tacere solo per proteggere chi ama. Nonostante i problemi, o le difficoltà che la vita ci presenta ogni giorno, poter varcare la porta di casa e avere la forza di aprirsi con la propria famiglia è una fortuna immensa, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Parlare, condividere il peso e farsi aiutare non elimina le sfide, ma ci salva dal doverle portare da soli fino al punto di non ritorno. Ci hai fatto davvero un brutto scherzo Francesco. Apprendere che tutto questo sia vero mi dà solo un dolore immenso. Il gigante e la formica così ci chiamavamo, ma eri un gigante buono. Adesso, per favore, resta vicino a tua moglie e tua figlia, dai loro la forza per poter affrontare tutto questo dolore».
Carmela ha ricordato Francesco come un amico leale, un padre e un marito esemplare, sottolineando le qualità che lo avevano reso una persona speciale per chi lo conosceva.
«Un amico perbene con tutti. Una grande persona, grande papà e marito esemplare. Eri uno di quelli rari, di quelli buoni davvero. Ci hai lasciato troppo presto, ma il tuo modo di esserci resta qui, con noi. Non si può misurare una vita in anni, ma in quanto bene lascia. Tu ne hai lasciato tanto. Sapevi ascoltare, capire e aiutare. Sempre con quel sorriso e quella forza che riuscivi a dare a chi aveva bisogno di quel conforto che pochi sanno dare. La tua lealtà, la tua sincerità, il tuo essere perbene. Questo non se ne va. Non ti giudico e nessuno dovrebbe farlo. Non ti dimenticheremo. Ci mancherai tanto».
Anche Michele ha affidato ai social un lungo messaggio, ricordando il rapporto di amicizia con Francesco e il modo in cui era solito chiamarlo “Presidè”.
«Quando mi vedevi mi chiamavi sempre ‘Presidè’, una parola semplice, ma che oggi, pensando a te, mi spezza il cuore e mi fa venire le lacrime agli occhi. Non riesco ancora a credere che non sentirò più la tua voce, che non sentirò più quel tuo ‘Presidè’. Ci sono persone che entrano nella nostra vita e, senza che ce ne accorgiamo, lasciano un segno che il tempo non potrà mai cancellare. Ricordo ancora quello che hai voluto fare alla Festa del Soccorso, per rendere omaggio alla nostra Madonna. Quel gesto così grande, fatto con fede e con il cuore, oggi assume un significato ancora più profondo. Voglio credere che adesso sarà Lei, la nostra Madonna del Soccorso, a venire incontro a te. Sarà Lei a prenderti per mano, ad accoglierti e ad accompagnarti nel tuo viaggio, proprio come tu, quel giorno, hai voluto onorare Lei. Vorrei avere le parole giuste per salutarti, ma davanti a una perdita così grande le parole non bastano. Rimangono solo le lacrime, i ricordi e quel dolore che stringe il cuore. Buon viaggio, amico mio… anzi, no… arrivederci. Perché io non voglio pensare che sia un addio. Voglio pensare che un giorno ci rincontreremo e, ancora una volta, sentirò la tua voce che mi dice: ‘Presidè…’ E allora, forse, riuscirò finalmente a sorridere invece di piangere. Fino a quel giorno, resterai sempre nel mio cuore».
L’appello alle istituzioni
Accanto al dolore e ai ricordi, in queste ore è emersa anche una riflessione sulla necessità di rafforzare gli spazi di ascolto e sostegno per i cittadini.
Bruno B. ha affidato a un messaggio dedicato a Francesco una riflessione più ampia sulle difficoltà che possono gravare sulle persone e sulla necessità di non lasciare nessuno solo davanti al proprio dolore.
«La tragedia che ha colpito la famiglia Piccaluga ha lasciato tutti a bocca aperta. Francesco era quel tipo di persona che vorresti sempre avere accanto: sincero, leale, di un’onestà quasi d’altri tempi. Un cittadino esemplare, di quelli silenziosi che con la loro presenza rendono un posto migliore.
Davanti a un gesto simile la prima cosa che fai è chiederti perché. Canti le risposte, cerchi una ragione, ma sai già che le motivazioni possono essere infinite e che alla fine certi segreti rimangono solo tra la persona e Dio.
Eppure una riflessione viene da farla, inevitabilmente. Un tempo le nostre famiglie facevano sacrifici enormi per portare il pane a casa, e anche il traguardo più piccolo diventava una festa. Oggi tutto corre a una velocità assurda, i problemi si accavallano e sembra ci sia una continua pressione a dover dimostrare qualcosa, ad arrivare subito ai risultati, ad essere sempre utili e impeccabili. Questa corsa finisce per schiacciare le persone, creando un’ansia silenziosa che spesso non si vede da fuori.
Non possiamo limitarci al solo dolore. Servono spazi reali, punti di ascolto gratuiti dove la gente possa andare a parlare senza vergogna prima che sia troppo tardi. Questo è un compito che spetta alle istituzioni e al comune: non possiamo lasciare i cittadini soli con il loro peso.
A San Severo oggi resta il silenzio, il dolore per una comunità ferita e il ricordo di un ragazzo perbene che non dimenticheremo».
Lo riporta foggiatoday.it.



