Si riaccende il confronto sulla politica estera all’interno del centrosinistra, con Movimento 5 Stelle e Partito Democratico su posizioni diverse rispetto al sostegno militare all’Ucraina. Da una parte Giuseppe Conte ribadisce il no all’invio di armi a Kiev, dall’altra Elly Schlein conferma la linea del Pd a sostegno dell’Ucraina e di un percorso negoziale con un ruolo centrale dell’Unione Europea.
Conte: «Il Movimento Cinque Stelle non può sottoscrivere un programma»
Intervenendo alla festa de “Il Fatto Quotidiano” in Versilia, il leader del Movimento 5 Stelle ha chiesto che la posizione sull’Ucraina venga chiarita prima di qualsiasi accordo politico.
«Sull’Ucraina è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina -vinca Schlein o addirittura un altro candidato- e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato», ha dichiarato Conte.
L’ex presidente del Consiglio ha quindi ribadito la contrarietà del Movimento all’attuale politica di sostegno militare.
«Il Movimento Cinque Stelle -avverte l’ex premier- non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera. L’invio delle armi, secondo me, può solo portare a una escalation militare e farci rotolare nella guerra…».
Le reazioni nel Pd
Le parole di Conte hanno provocato immediate reazioni all’interno del Partito Democratico.
Il senatore dem Filippo Sensi, attraverso un post su X accompagnato da un video con una dichiarazione del presidente del Movimento 5 Stelle, ha scritto:
«Dopo che dice ‘è scoppiata questa guerra’ (credo parli della sanguinosa aggressione russa all’Ucraina) non c’è una cosa una non dico condivisibile, ma fondata, seria, giusta. Non una. Penso all’Ucraina e mi vergogno per loro. Se ne faranno una ragione: il sostegno a Kyiv continuerà».
Sensi ha poi aggiunto:
«Quindi sostanza, se capisco bene. La colpa della guerra è dell’Unione Europea (già un passo avanti, poteva dire l’Ucraina), non della Russia che continua a bombardare ogni giorno. E la svolta, geniale, sarebbe quella di trovare un negoziatore. Ideona».
Dura anche la presa di posizione della deputata Lia Quartapelle:
«L’insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore».
Sul tema è intervenuto anche Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, che ha posto a Conte una domanda sulla possibile conclusione del conflitto:
«Al presidente Conte, che afferma che non si debba più sostenere l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?».
Fassino ha quindi sottolineato:
«A questo quesito – sottolinea Fassino – non si può sfuggire visto che Putin ha costantemente ribadito che non firmerà mai alcun accordo che non preveda la cessione del Donbass alla Federazione Russa. Anche perché se non lo ottenesse, non saprebbe come spiegare ai suoi cittadini perché ha scatenato una guerra che è costata la vita a centinaia di migliaia di soldati russi. E dunque – conclude Fassino – occorre dare una risposta chiara: la pace significa accettare il diktat dell’aggressore imponendo all’Ucraina aggredita una mutilazione del proprio Paese e una umiliante resa?».
Schlein: «Continueremo a sostenere il popolo ucraino»
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha ribadito la posizione del Pd dal palco della Festa dell’Unità, indicando nel sostegno all’Ucraina e nella ricerca di una soluzione diplomatica i punti centrali della linea del partito.
«L’Italia ripudia la guerra, noi ripudiamo la guerra e vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani. Ci batteremo per i valori della pace», ha dichiarato Schlein, criticando anche le scelte dell’attuale governo: «Se vincono loro portano al 5% la spesa militare, se vinciamo noi portiamo al 7% quella sanitaria».
Sull’Ucraina, la segretaria dem ha quindi confermato il sostegno a Kiev e la necessità di un percorso negoziale:
«Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti. Abbiamo chiesto all’Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di scegliere un negoziatore europeo. In questi giorni di incontri tra Putin, Zelensky e i mediatori americani, l’Europa non c’è. Altrimenti rischiamo di non poter accompagnare la pace giusta, che non è la resa all’invasore. Serve un’Ue compatta per difendere gli interessi di sicurezza europei e ucraini, è chiaro che Trump non lo farà».
Una posizione condivisa da Lorenzo Guerini, che ha commentato le parole della segretaria dem:
«Prosecuzione del sostegno a Ucraina, sforzo per un negoziato per arrivare a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito ed aggressore, garanzie di sicurezza. Condivido le parole sull’Ucraina di Elly Schlein nel discorso di chiusura della festa nazionale dell’Unità».
Il confronto sull’Ucraina conferma così una delle principali distanze politiche tra M5S e Pd, destinata a pesare anche sul dibattito relativo alla costruzione di una possibile coalizione di centrosinistra.
Lo riporta adnkronos.com.



