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Foggia, 17enne aggredita in pieno centro. Mamma “Paura anche alle 8 del mattino: BASTA”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
15 Febbraio 2020
Foggia //

Foggia, 15 febbraio 2020. Ragazza di 17 anni aggredita a Foggia, nel giorno di San Valentino. La testimonianza raccolta dalla collega Modesta Raimondi, inviata alle testate giornalistiche del territorio.

Gentile direttore, sono la madre di una ragazzina di 17 anni che nella mattina di ieri, 14 febbraio, proprio in quella che la nostra cultura celebra come la Festa degli Innamorati, ha subito una tentata aggressione a pochi passi dalla sua scuola. Erano le 8.15 circa e mia figlia, a passo rapido e con un pesante zaino in spalla, si stava dirigendo in piazza Italia, per raggiungere il Liceo classico Vincenzo Lanza, dove di lì a poco avrebbe dovuto sostenere un’interrogazione di arte per cui si era preparata con grandissimo impegno.

All’altezza di via Zara angolo via Pinerolo, mia figlia (che per comodità proteggerò indicandola con il nome fittizio di Giulia), ha sentito un frettoloso rumore di passi e, prima che avesse il tempo di pensare, è stata raggiunta da una mano di uomo alle sue spalle che, stringendola con forza e tappandole la bocca, le ordinava di stare zitta. Nel tentativo di svincolarsi, Giulia è riuscita a distinguere due figure di 30enni, alti e forti, il cui sguardo esprimeva bruttissime intenzioni, che hanno suscitato in lei, per quanto esile e delicata, un’immediata ed efficace reazione. Chissà grazie a quale miracolo, la ragazzina ha avuto la prontezza di usare il pesantissimo zaino che conteneva il materiale necessario a sostenere l’interrogazione di arte, per mettere in atto la sua difesa. Si è divincolata con uno strattone all’indietro, che ha trovato nello zaino un contrappeso, e con l’aggiunta di una gomitata è riuscita a liberarsi, fuggendo a gambe levate alla volta del suo Liceo, in cui si è infilata con le mani tremanti e il cuore in subbuglio.

Una volta raggiunti la classe e il personale docente, che l’ha aiutata e sostenuta nel migliore dei modi, Giulia ha poi allertato la sua famiglia, che, senza battere ciglio, ha provveduto a sporgere immediata denuncia. In questo caso tutto è andato bene. I due energumeni trentenni che, in due, hanno attentato ad una diciassettenne, non hanno forse ritenuto prudente rincorrerla. E grazie alla prontezza delle sue gambe levate, non è accaduto nulla di terribile.  Ora da genitore mi domando: se Giulia è stata aggredita in pieno giorno, alle 8.15 di mattina, mentre con un giubbotto ed un larghissimo paio di jeans si recava a scuola, sotto le telecamere, a 5 metri dalla caserma della polizia, a pochi passi dai carabinieri, sotto l’università e vicinissimo ad una scuola elementare, significa che non c’è più luogo e orario sicuro in questa città.

Mia figlia ha dovuto impararlo a sue spese. Ed ha dovuto imparare che oltre alla paura per l’interrogazione, ogni giorno, andando a scuola, c’è una paura ben più grande da affrontare, quella della criminalità, in questo caso microcriminalità, che quotidianamente attenta alla sua sicurezza e alla sua spensieratezza da diciasettenne. «Peccato! Mi ero preparata benissimo per arte!», ha esclamato Giulia nelle ore successive, una volta che si è sentita al sicuro con la sua famiglia. Già, l’interrogazione. Quell’interrogazione che dovrebbe essere la sua unica preoccupazione giornaliera e che, una volta ridimensionato lo spavento (possibile grazie all’amore da cui è circondata) è ritornata ad essere la sua preoccupazione principale.

Ma se non fosse andata così? Se un’altra ragazzina fosse meno agile a fuggire o sprovvista di un grosso zaino utile, in questo caso, a causare un contraccolpo all’aggressore? Ai timori del sabato sera in strada, per la nostra famiglia, si è aggiunto il timore delle otto e un quarto di mattina. L’orario in cui Giulia, insieme a migliaia di coetanei, affolla le strade della città per raggiungere il luogo che la sta formando come cittadina competente e colta, insegnandole il Greco, il Latino ed i Diritti. Primo fra tutti il diritto di uscire di casa in sicurezza. E noi adulti, come le rispondiamo ora? Come teniamo insieme il bisogno di sentirsi al sicuro con quello di essere libera? So che lei non potrà rispondermi. Sogno comunque che a queste mie domande (che non sono solo personali ma collettive) noi cittadini pretendessimo risposte certe con forza sempre maggiore. Grazie per il suo spazio e della sua attenzione. Una mamma”.

4 commenti su "Foggia, 17enne aggredita in pieno centro. Mamma “Paura anche alle 8 del mattino: BASTA”"

  1. Se continua cosi, tra poco il cittadino inizierà a farsi giustizia da sè. Non se ne può più di tanta violenza. Il terrore di subire violenza anche in pieno giorno quando i nostri figli vanno a scuola!! Povera ragazza, a questo punto ci vogliono decine di agenti in borghese e falchi sia di giorno che di notte.

  2. A chi aspetto lo Stato italiano ad impiegare l’esercito in modo massiccio sia nella città di Foggia e provincia e anche nelle campagne e non ve ne venite con le pippette che sono ragionamenti da fascisti e roba varia. Visto che i reati sono tanti, il pericolo è ovunque, le carceri sono insufficienti, le leggi garantiste e buoniste. Almeno qualcuno che ci protegga nelle strade, almeno quello! Non si può andare avanti cosi e vivere con l’insicurezza e il timore di essere vittima di violenza a qualsiasi ora della giornata e in qualisiasi luogo e persino in città.

  3. se c’è il cara a foggia pieno di clandestini, il centro è pieno di negozi gestiti da clandestini, cosa vi aspettate?

  4. Perché salta alla conclusione affettata che i due aggressori fossero stranieri? Sono solo due vermi, a qualunque nazionalità appartengano

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