“Sono la madre di Michael, un ragazzo “diversamente abile” che – come molti altri che vivono la stessa situazione – al termine di questa estate non avrà più una scuola dove studiare. L’istituto agrario di Noicattaro, sede distaccata del Caramia Gigante di Locorotondo, è stato chiuso definitivamente senza alcun riguardo per questi ragazzi, che a causa delle loro condizioni non possono recarsi autonomamente in un altro istituto scolastico così distante. Non si poteva fare qualcosa per impedire la chiusura della sede di Noicattaro? Non si poteva ritardare questa decisione per qualche anno, in maniera da consentire ai ragazzi già frequentanti – come Michael – di terminare il proprio ciclo di studio senza dover vivere questo trauma che si aggiunge a una condizione di vita che non hanno scelto?”
“Queste domande avrebbero dovuto essere posti mesi e mesi orsono, quando qualcuno prendeva determinate decisioni e nessuno si preoccupava di questi ragazzi né di informare le loro famiglie. Oggi l’amministrazione comunale di Noicattaro sostiene di aver fatto “promozione” e “orientamento”: questo è scritto in una dichiarazione pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 luglio. A me non risulta. Ma per gestire correttamente questa situazione non bastavano certo la “promozione” e l’“orientamento” , ammesso che siano mai stati fatti. Innanzitutto serviva un intervento chiaro e deciso presso le autorità scolastiche competenti, e soprattutto serviva informare le famiglie, che avrebbero potuto agire e chiedere risposte per tempo.
Invece, tutto è stato fatto per farci trovare di fronte al fatto compiuto, e lo dimostrano le ulteriori ennesime bugie che vengono propinate dall’amministrazione comunale: promesse infondate, assicurazioni smentite dagli enti direttamente coinvolti. Non è una questione politica: mio figlio non è un voto, non è un partito. E’
una persona che vuole avere almeno una piccola parte di quei diritti che tutti gli altri ragazzi hanno. Chiedo che questo grido di dolore trovi spazio sui giornali, perché la gente deve sapere, perché io e gli altri genitori abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità, deve avere almeno l’onestà intellettuale di ammettere i propri errori e di adoperarsi per porvi rimedio. Chi porterà questi ragazzi presso un’altra scuola, ogni mattina? Chi li riporterà a casa? Chi assicurerà che siano seguiti e sostenuti?Io e gli altri genitori, ma soprattutto i nostri figli, abbiamo diritto a queste risposte”,
firmato Rita Toffaloni



