Cinema

The Way Back – P. Weir, 2010


Di:

Peter Weir (fonte: eyeswideciak.blogspot.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: The Way Back
Nazione: Stati Uniti
Genere: drammatico

TRA le pieghe del palinsesto estivo al cinema, tutto dedicato ai reietti, c’è spazio, poco, per l’ultimo lavoro di Peter Weir, regista acclamato per film diventati piccoli cult come Picnic ad Hanging Rock, L’ultima onda o Gli anni spezzati, e altri più blasonati ma non sempre altrettanto interessanti come L’attimo fuggente, The Truman Show e Master and Commander.
Datato 2010, The Way Back si basa sulle memorie di Sławomir Rawicz, Tra noi e la libertà, e racconta la storia di un’evasione di sette uomini da un gulag siberiano in tempo di invasione polacca e del loro interminabile viaggio verso l’India. Non tutti ce la faranno.

The Way Back - Locandina

Le premesse perché The Way Back potesse aspirare ad un olimpo di indimenticabili con tardivi riconoscimenti c’erano tutti. Il soggetto, catalizzatore ideale lì pronto e facile a far da base ad un’avventura che qualunque buon regista avrebbe sviluppato nei modi di un classico thriller di fuga, ma che Weir sarebbe stato in grado di rivoltare in un percorso esistenziale, un viaggio nell’anima, emotivo, elegiaco, ricco di colori intimi sfumati, impressionisti (Gli anni spezzati). Poi le lande, i territori attraversati da uomini soli, piccoli, trampolino perfetto per quel naturalismo che pervade la filmografia di un regista secondo solo al pittore Malick, così potente da scalzare il vero soggetto per assumerne le sembianze (Picnic ad Hanging Rock). Infine il mistero della vita, dell’esistenza, del rapporto umano, il fatalismo (L’ultima onda). E non sarebbe stato difficile immaginarvi anche una buona costruzione delle tensioni, dei meccanismi psicologici, un gioco di sponda tra un avverso episodio e l’altro a puntellare come pietre miliari un incredibile viaggio verso la libertà.

Premesse, solo premesse. Che fine ha fatto Peter Weir?
Stanco, lo si riconosce poco, così tanto poco che vederlo è impresa solo per buoni osservatori del suo cinema. Lo si coglie in brevissime inquadrature naturalistiche, tre, forse quattro, che anziché abbeverare lo speranzoso spettatore, assetato del suo cinema come i protagonisti di acqua, aumentano l’insoddisfazione, ricordano le sue abilità e ne sottolineano le assenze per le oltre due ore di proiezione. Quel che viene servito è un prodotto debole che, duole dirlo, non sa giocar bene su nulla, non sfrutta neanche una delle tante occasioni e lascia l’amaro in bocca.

The Way Back - Dal film

The Way Back è un film televisivo nel suo essere didascalico, prevedibile e scarsamente ricco di avvenimenti dirompenti, per soggetto e proposizione, e viene subito voglia di giustificarlo nella prima mezzora, tenendo a mente che Weir è uomo che racconta anime più che fatti. Dimenticati questi, si resta purtroppo delusi ugualmente sul disegno delle emozioni e dei caratteri psicologici: gli interpreti danno delle buone prove, ma la scultura dei personaggi è materia che va oltre la performance attoriale.

L’ultimo lavoro del regista australiano è una pellicola dimenticabile sotto tutti i fronti, non entusiasma e rammarica. E’ un esercizio compìto, educato che non ha firma e che sembra di veder collocare in una seconda serata su Rai Due senza speranze di audience e di apprezzamenti di scelta dal pubblico cinefilo.
Parlarne resta solo un’occasione per invogliare la (re)visione del suggestivo Picnic ad Hanging Rock e dell’emotivo Gli anni spezzati, perfetti per una serata estiva.
Già pieni dentro degli stupendi colori della stagione.

Valutazione: 6/10
Spoiler: 7/10

altreVisioni

Bereavement, S. Mena (2010) – prequel di Malevolence, tenta di allontanarsi dal puro gore/torture porn ma senza compensare con alcunché di rilevante * 5
Sherlock Holmes, G. Ritchie (2009) – rivisitazione moderna del celebre personaggio, è un lavoro frizzante, non disprezzabile ma lontano dal meglio di Ritchie e dalle potenzialità del tema * 6.5
Riflessi sulla pelle, P. Ridley (1990) – inquietante visione di un mondo insano attraverso gli occhi deformanti di un bambino. Poeticamente orrorifico * 7
Fritt Vilt, R. Uthaug (2006) – solito slasher, solite vittime, solite dinamiche. Neve e sangue * 4

In Stato d’osservazione

Marley, K. Macdonald (2011) – biografico su Bob Marley * 26giu
Cena tra amici, A. de La Patellière & M. Delaporte (2012) – commedia * 6lug
Bed Time, J. Balagueró (2011) – thriller, dal regista di Rec * 27lug

The Way Back – P. Weir, 2010 ultima modifica: 2012-07-15T14:17:21+00:00 da Redazione



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