FOGGIA – Gli incendi che nelle ultime settimane hanno devastato boschi e pinete del Foggiano e di altre aree della Puglia potrebbero lasciare un’eredità ben più pericolosa delle fiamme. A lanciare l’allarme è l’Ordine dei Geologi della Puglia, che richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze idrogeologiche nelle zone percorse dal fuoco: frane post-incendio, erosione del suolo e alluvioni flash.
Secondo i dati del programma europeo Copernicus, tra il 1° giugno e il 13 luglio 2026 in Puglia sono già andati distrutti 972 ettari tra boschi, macchia mediterranea e pinete. Numeri che, spiegano i geologi, impongono di guardare oltre la fase dell’emergenza incendi.
Il terreno diventa più fragile
“La perdita della copertura vegetale modifica profondamente il comportamento del suolo”, spiega Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
La combustione della vegetazione riduce infatti la coesione superficiale del terreno, favorendo l’erosione e aumentando il trasporto di sedimenti verso torrenti e corsi d’acqua. Con il passare delle settimane, inoltre, il deterioramento degli apparati radicali e la diminuzione della capacità di infiltrazione dell’acqua rendono i versanti più vulnerabili ai fenomeni franosi, soprattutto nelle aree caratterizzate da forti pendenze e terreni poco profondi.
Tra gli effetti più temuti c’è anche l’aumento del rischio di alluvioni improvvise. La minore capacità del terreno di assorbire le precipitazioni, unita all’accumulo di detriti e materiale trasportato dall’erosione, può infatti favorire violente colate d’acqua e fango, con un rapido incremento del rischio idraulico nelle aree poste a valle.
Per questo l’Ordine dei Geologi chiede di intervenire immediatamente con una mappatura delle superfici percorse dal fuoco, utilizzando rilievi satellitari e aerei per definire l’estensione delle aree bruciate e il livello di danno subito dalla vegetazione.
Secondo i geologi è necessario predisporre rapidamente opere di mitigazione, come barriere antierosione, briglie, fascinate, reti paramassi e sistemi per trattenere i sedimenti, con l’obiettivo di limitare il trasporto di materiale verso valle.
Parallelamente viene indicata come prioritaria l’attivazione di un sistema di monitoraggio dei versanti attraverso pluviometri, controlli geotecnici e verifiche periodiche, così da individuare tempestivamente eventuali movimenti del terreno.
Tra le azioni ritenute indispensabili figurano anche la pianificazione della rimozione della biomassa bruciata, interventi di riforestazione con specie idonee e opere strutturali per la riduzione del rischio nel medio periodo.
L’appello alle istituzioni
L’Ordine dei Geologi della Puglia invita Regione, Comuni e Protezione Civile ad attivare un piano coordinato che integri monitoraggio satellitare, rilievi sul campo e analisi dei suoli, individuando le aree prioritarie sulle quali intervenire.
Per le zone agricole e urbane maggiormente esposte viene inoltre suggerita la valutazione di eventuali limitazioni temporanee all’uso del territorio, laddove permangano condizioni di rischio.
“L’Ordine mette a disposizione le proprie competenze tecniche per la mappatura dei rischi post-incendio, la valutazione della stabilità dei versanti e la progettazione degli interventi di emergenza”, conclude Caputo, auspicando una collaborazione rapida tra istituzioni e professionisti per contenere gli effetti che gli incendi potrebbero produrre nei prossimi mesi su persone, infrastrutture e ambiente. Lo riporta foggiatoday.it



