La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del principale filone dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nelle designazioni arbitrali, escludendo l’esistenza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa di frode sportiva nei confronti dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e dell’Inter.
L’indagine, avviata quasi due anni fa, aveva ipotizzato un possibile condizionamento nella scelta degli arbitri per alcune gare di Serie A. Al termine degli accertamenti, tuttavia, i magistrati hanno ritenuto che le prove raccolte non consentano di dimostrare l’esistenza di una combine o di un sistema illecito finalizzato ad alterare le designazioni.
Perché era coinvolta l’Inter
La società nerazzurra era stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti (Legge 231), in relazione alla presunta frode sportiva che avrebbe costituito il cosiddetto “reato presupposto”. Con l’esclusione di tale ipotesi di reato, è venuta meno anche la posizione della società, per la quale la Procura ha quindi richiesto l’archiviazione.
Secondo quanto riportato da Leggo.it, l’iscrizione dell’Inter sarebbe avvenuta il 14 luglio, contestualmente alla richiesta di archiviazione, come conseguenza diretta dell’insussistenza del reato ipotizzato.
Le partite finite sotto la lente degli investigatori
Gli accertamenti hanno riguardato quattro incontri del campionato di Serie A e della Coppa Italia: Bologna-Inter del 20 aprile 2025, Inter-Milan (semifinale di Coppa Italia), Inter-Verona del 3 maggio 2025 e Torino-Inter del 26 aprile scorso.
L’ipotesi investigativa era che alcune designazioni arbitrali potessero essere state influenzate da valutazioni o preferenze espresse nei confronti di determinati direttori di gara. Al termine delle verifiche, però, la Procura non ha individuato elementi idonei a sostenere l’accusa in sede penale.
Gli altri indagati
Nel fascicolo risultavano iscritti anche Andrea Gervasoni, Daniele Paterna, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, tutti appartenenti all’ambiente arbitrale con diversi incarichi tra supervisione e sala Var. Anche nei confronti di Rocchi è stata richiesta l’archiviazione.
Il filone sulle presunte interferenze al Var
Resta invece aperto un diverso capitolo dell’inchiesta, relativo alle presunte “bussate” alla sala Var di Lissone. Per ragioni di competenza territoriale, gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Monza, che proseguirà gli approfondimenti investigativi.
Pur non ravvisando responsabilità penali nel filone principale, la Procura di Milano trasmetterà la documentazione alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale dello Sport presso il CONI, che potranno valutare eventuali profili disciplinari. Gli atti saranno inoltre inviati alla Commissione parlamentare Antimafia, nell’ambito delle verifiche già avviate sul caso.
Fonte: Leggo.it.



