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DI MAURO Il Parco del Gargano non ha bisogno di un presidente. Ha bisogno di un presidente statista

L’avvocato Raffaele Di Mauro è stato nominato commissario straordinario dell’Ente il 15 luglio 2025, già prorogato con decreto n. 457 16 dicembre 2025.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
15 Luglio 2026
Gargano // Manfredonia //

Il Parco del Gargano non ha bisogno di un presidente. Ha bisogno di un presidente statista.

 Esistono luoghi che si amministrano. E luoghi che si guidano.”

Il Gargano appartiene alla seconda categoria.

Le Isole Tremiti, le faggete vetuste patrimonio dell’umanità, la Foresta Umbra, i laghi di Lesina e Varano, le coste, i borghi, gli uliveti secolari, i tratturi, le orchidee spontanee, le grotte marine, le antiche abbazie: tutto questo non è semplicemente un territorio protetto.

È una delle più grandi infrastrutture naturali d’Europa.

Eppure continuiamo a parlarne come se fosse soltanto un ente pubblico. Discutiamo di presidenti. Di commissari. Di proroghe. Di decreti. Di equilibri politici. Quasi mai del futuro. Ed è questo il vero limite.

La recente proroga del commissario straordinario Raffaele Di Mauro fino al gennaio 2027 garantisce continuità amministrativa in una fase nella quale la politica nazionale e regionale non ha ancora trovato una sintesi sulla guida dell’Ente, sperando che tale possa diventare un passaggio verso la presidenza stabile.

È una scelta comprensibile.

Forse inevitabile. Ma sarebbe un errore considerarla il centro della discussione. Perché la domanda vera è un’altra.

Quale sarà il Parco del Gargano nel 2035?

Se oggi nessuno riesce a rispondere, significa che il problema non è la governance. È la visione.

Per troppi anni abbiamo considerato il Parco come un luogo dove ottenere autorizzazioni. Una macchina amministrativa. Un insieme di vincoli. È esattamente il contrario.

Un Parco nazionale è un gigantesco investimento economico.

Ogni bosco conservato produce valore. Ogni specie protetta genera conoscenza. Ogni sentiero crea economia. Ogni mare pulito alimenta il turismo. Ogni uliveto storico racconta una civiltà. Ogni borgo recuperato diventa occupazione.

La tutela ambientale non sottrae ricchezza. La produce.

Chi continua a contrapporre ambiente e sviluppo appartiene a un Novecento che non esiste più. L’Europa ha già scelto.

Le economie più dinamiche investono proprio sulla qualità ambientale, sull’innovazione ecologica e sulla capacità di trasformare il paesaggio in sviluppo sostenibile.

Perché il Gargano dovrebbe arrivare ultimo?

Le Tremiti rappresentano il simbolo perfetto di questa rivoluzione. L’arcipelago non può essere ricordato soltanto per le polemiche sugli ormeggi. Può diventare il laboratorio del Mediterraneo. Un centro internazionale dedicato alla biodiversità marina. Un osservatorio permanente sui cambiamenti climatici. Un polo scientifico per le università italiane ed europee. Un modello di mobilità sostenibile. Una destinazione capace di vivere dodici mesi l’anno. Un esempio di come la tutela ambientale possa produrre occupazione qualificata.

Lo stesso vale per tutto il Parco.

Perché non immaginare la Foresta Umbra come il più importante laboratorio italiano sulla resilienza climatica delle foreste mediterranee? Perché non fare dei laghi costieri un punto di riferimento europeo per la ricerca sugli ecosistemi umidi? Perché non costruire una rete tra imprese agricole, turismo, università e ricerca capace di trattenere i giovani sul territorio? Perché non candidare il Gargano a diventare il primo distretto italiano dell’economia della natura?

Sono domande.

Ma ogni grande trasformazione nasce sempre da una domanda che qualcuno ha avuto il coraggio di porre.

In questi mesi la gestione commissariale di Raffaele Di Mauro ha riportato al centro un elemento che sembrava smarrito: il dialogo istituzionale. La ricomposizione dei rapporti con buona parte della Comunità del Parco e il consenso registrato sul bilancio testimoniano un clima diverso rispetto al passato.

Non significa assenza di conflitti.

Le divergenze con il Comune delle Tremiti dimostrano che le sensibilità restano differenti. Ed è normale. La democrazia vive anche di confronto. Ma il metodo conta quanto i risultati. Perché il futuro del Parco non si costruisce contro i sindaci. Si costruisce con i sindaci. Con le imprese. Con il mondo agricolo. Con i pescatori. Con gli ambientalisti. Con le università. Con i giovani.

E proprio i giovani rappresentano la questione decisiva.

Ogni ragazzo che lascia il Gargano porta via una parte del suo futuro. Ogni laureato che non torna è una sconfitta del territorio.

Il Parco dovrebbe diventare il luogo nel quale nuove professioni ambientali, scientifiche e turistiche trovano finalmente spazio. Non assistenzialismo. Opportunità. Non sussidi. Competenze. Non emergenze. Programmazione.

Ecco perché la prossima guida del Parco dovrà possedere una qualità che raramente viene richiesta nelle nomine pubbliche.

La capacità di immaginare. Servirà un amministratore rigoroso. Ma non basterà. Servirà un tecnico preparato. Ma non basterà. Servirà un uomo delle istituzioni. Ma non basterà.

Servirà qualcuno capace di vedere il Gargano non come è oggi, ma come potrebbe essere tra vent’anni.

In una parola: uno statista. Perché gli amministratori gestiscono il presente. Gli statisti costruiscono il futuro. E il Gargano, forse più di ogni altro territorio del Mezzogiorno, merita finalmente qualcuno disposto a pensare in grande.

La natura ha già fatto la sua parte. Ha creato un patrimonio irripetibile.

Adesso spetta alle istituzioni dimostrare di essere all’altezza di quel dono.

Il Parco nazionale del Gargano non deve più limitarsi a proteggere un territorio.

Deve diventare il luogo in cui l’Italia dimostra che ambiente, economia, cultura e comunità possono crescere insieme.

Quel giorno non parleremo più di proroghe.

Parleremo di una visione che ha cambiato il destino di un’intera terra, sperando che nel destino ci sia ancora spazio per chi ha tradotto il non senso in dialogo e il dialogo in servizio e dedizione, cosa che è in itinere.

a cura di Maurizio Varriano

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