Manfredonia

Solage Manfredonia, verso mobilità per 55 lavoratori


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Manfredonia/Camerano – “DAL prossimo 5 novembre, alla scadenza del periodo di Cassa integrazione straordinaria, dovrebbe essere attivata la procedura di mobilità per i 55 lavoratori della Solage di Manfredonia. Il provvedimento dovrebbe interessare progressivamente tutte le unità dell’azienda”. E’ quanto emerge relativamente alla vertenza della Solage srl a socio unico di Manfredonia, ex Ingenia Spa del Gruppo Bontempi, azienda del Contratto d’Area di Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata, occupantesi nella Zona industriale ex DI46 della lavorazione di Mobili metallici. Da raccolta dati, l’azienda ha beneficiato dei fondi del II^Protocollo aggiuntivo con Investimenti ammessi a contributo (migliaia/€) pari a 7.193 e contributi pubblici pari a 5.412 m/Euro. La Solage – specializzata nella produzione e vendita di tavoli e sedie, con stabilimenti a Camerano (AN) e Manfredonia (FG) – ha presentato un piano concordatario al tribunale di Ancona che prevede una ristrutturazione del gruppo, con fitto di ramo d’azienda alla new-co B4 living “costituita per permettere una sostanziale continuità aziendale”.

IL 9 SETTEMBRE INCONTRO TRA RSU E RAPPRESENTANTE PROPRIETA’ NELLO STABILIMENTO DI MANFREDONIA. Per la Solage di Manfredonia si prospetta dunque la cessazione delle attività produttive. Così dopo la presenza, lo scorso 9 settembre in azienda, di Massimiliano Bontempi che ha incontrato una Rsu aziendale preannunciando una prossima chiusura delle attività con relatività messa in mobilità dei 55 lavoratori.

Da raccolta dati, i termini per la salvezza della società sarebbero oramai scaduti. Tra le cause della cessazione delle produzioni i fondi per il fitto del ramo d’azienda – alla new-co B4 living – utile per “la salvaguardia dello stabilimento di Camerano”. Come emerge dall’incontro svoltosi il 9 settembre nello stabilimento di Manfredonia, la proprietà avrebbe riferito come, dalla presentazione del concordato preventivo, spetterebbe ai commissari giudiziari il controllo della Solage di Manfredonia; a gravare sul futuro delle produzioni nello stabilimento sipontino “tanto l’aumento del fitto del ramo d’azienda quanto il pagamento di una sanzione – da parte della società – all’Agenzia dell’Entrate”. Da raccolta dati, la prima adunanza dei creditori si sarebbe svolta nel febbraio 2014 con “inattesa irruzione degli ispettori dell’agenzia delle entrate”. Dunque il rinvio a maggio 2014, “tre mesi di tempo” che sarebbero serviti all’agenzia dell’Entrate per espletare il provvedimento e all’azienda per contestarlo. Dunque il giudice delegato avrebbe dato il via libera, dopo 15 giorni, per l’inserimento del provvedimento di contestazione all’azienda all’interno del concordato. A luglio 2014 i commissari giudiziari avrebbero smentito l’azienda anche sull’aumento del costo del fitto di ramo d’azienda.

Relativamente all’Agenzia dell’Entrate la sanzione complessiva, dopo ricorsi della società, sarebbe pari a circa 500mila euro.

PER LO STABILIMENTO DI CAMERANO 25 UNITA’ SU 74 IN MOBILITA’. Da ricordare come per lo stabilimento di Camerano la società ha chiuso l’accordo con i lavoratori prevedendo la mobilità di 25 unità (invece di 31) su 74, previa elargizione di incentivi per i dipendenti che usciranno fuori dall’organico. Previsto un periodo annuale di Cigs per i lavoratori che non accetteranno la mobilità. Diversamente, quanti non saranno interessati dagli ammortizzatori sociali, dovrebbero passare direttamente alle dipendenze della new-co B4 living.

“Non sembra esserci stata alcuna volontà della proprietà di salvare lo stabilimento di Manfredonia – dice a Stato l’Rsu aziendale Nicola Pasqua, che ha incontrato personalmente la proprietà nello stabilimento sito nell’ex DI46 – entro il 5 settembre i commissari giudiziari avrebbero atteso le comunicazioni della proprietà per il futuro della Solage di Manfredonia. Queste comunicazioni non sarebbero mai arrivate. Da qui la sempre più probabile dismissione dello stabilimento. L’ufficialità – conclude Pasqua a Stato – dovrebbe esserci nel momento in cui il giudice approverà l’apertura della mobilità per Manfredonia. Nel frattempo continuiamo a lavorare nel nostro stabilimento”. Per quanto riguarda il capannone ed i macchinari presenti nello stabilimento nell’ex DI46 a Manfredonia dovrebbero essere acquisiti dalla new-co B4 livin.

DAL 5 NOVEMBRE MOBILITA’ PROGRESSIVA PER TUTTE LE UNITA’ DI MANFREDONIA. “Sembrano non esserci più speranze – conclude Pasqua – neanche quelle di un rilevamento aziendale da parte di un impresa locale o del settore”. Nessuna novità intanto da parte della politica di Manfredonia. “Siamo in attesa di comunicazioni da parte del sindaco e dell’assessore alle attività produttive Antonio Angelillis. Posso solo esprimere il mio disappunto, e dunque di tutti i lavoratori, per il modo di procedere dell’azienda anche per la mancanza di rispetto dei dipendenti di Manfredonia che in 14 anni hanno svolto il loro lavoro sempre con grande professionalità. Ci siamo illusi. Forse ci hanno illusi nonostante la nostra fine sembra che sia stata già scritta”.

VIDEO SIT IN SETTEMBRE 2014 – A CURA DI RAFFAELE SALVEMINI – per info: r.salvemini@statoquotidiano.it

FOTOGALLERY RAFFAELE SALVEMINI – TUTTI I DIRITTI RISERVATI


ALLEGATI – CONCORDATO PREVENTIVO Bontempi
CP34_2013_ANdecreto
proposta_ai_creditori

FOCUS – CONTRATTO D’AREA – DAGLI INVESTIMENTI AL CROLLO
RELAZIONE 2013
RELAZIONE 2012 RELAZIONE 2011RELAZIONE 2010

g.defilippo@statoquotidiano.it

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Solage Manfredonia, verso mobilità per 55 lavoratori ultima modifica: 2014-09-15T18:42:25+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Caro amico sindacalista, non e’ l’ azienda che ti ha tolto il posto di lavoro ma lo Stato. Tranne che nel nel luxury brand non e’ piu’ possibile essere competitivi con il resto del mondo. Tu parli dell’ azienda latitante,di mancanza di volonta’ da parte dell’ azienda per un incontro. Cosa ti deve dire l azienda, che su uno stipendio che ti eroga mensilmente pari a 1200 euro al mese ne deve versare mensilmente altri 1200 allo stato italiano? Che lo Stato Italiano non ha rispetto per le imprese? Che il costo energetico e’ il triplo dei paesi dell’ est? Sai quanto costa un dipendente in Polonia? Meno di 400 euro e gli oneri sociali credo siano non piu’ di 100 euro. Li produce Ikea in Polonia, per questo il loro prodotto e’ vincente. Parlate ancora il politichese, L’azienda, il padrone ecc ecc. Siamo nel terzo millennio. Tu caro amico sei la fabbrica, l azienda. Dove sono i tuoi amici sindacalisti, quali lotte, scioperi, manifestazioni, stanno facendo contro uno stato ingessato nei privilegi di alcuni soggetti. Io vedo solo un popolo di pecore, me compreso, che fa feste e festicciole, non un popolo che lotta per i propri diritti, per la propria dignità. Le aziende italiane vanno via tutte, non e’ piu’ possibile essere soggetti ad una estorsione di stato. Se vogliamo tutti che le cose cambino, ci dobbiamo rimboccare le maniche e iniziare a farci sentire, isolando, politica e sindacati. I sindacati….. ma quale lotta vogliono fare per te contro il sistema quando incassano milioni di euro all’ anno di quote senza presentare un bilancio. I nostri nonni, i nostri padri, i diritti li pretendevano e se li andavano a conquistare. Cosi’ caro amico ci andiamo solo a sfracellare vicino ad un muro. Bisogna isolare politica e sindacati e lottare autonomamente anche a rischio di denuncia, anche a rischio di essere limitati della liberta’ personale. Il mio ricordo va alla storia, a Sandro Pertini e a tanti altri come loro, che per tutelare la dignita’ degli Italiani sono stati addirittura arrestati. Certo Pertini non era un delinquente. Era un lottatore un conquistatore di diritti. Chi crede che in quegli anni la situazione era diversa da quella odierna, sbaglia di grosso. Ci sono solo 2 cose che sono diverse, che noi possiamo ancora mangiare e che ci danno la lungimiranza della libertà. Io non ce l ho assolutamente con te ma cio’ che ti voglio mettere in evidenza e’ che il tuo nemico non e’ l azienda, per giunta quando parli di azienda usi un termine improprio, perche’ anche tu sei l azienda. Purtroppo da solo non puoi far nulla e’ vero. E’ proprio questo l errore che tutti noi commentiamo pensiamo solo a noi stessi, al nostro orticello, invece di prendere a calci nel culo un sistema schifoso. Non ci sono amico mio gli ingredienti per la crescita, e senza ingredienti il dolce non lo si fa.


  • Dino

    Mentre i lavoratori si dibattono tra problemi di sopravvivenza che, purtroppo, talvolta sfociano anche in epiloghi tragici, il nostro parlamento, con il placet del Sindacato a cui bisogna addebitargli la grande responsabilità di aver fatto scappare le grandi aziende svendendo il diritto alla dignità da parte dei lavoratori dipendenti, rimanda alle calende greche la discussione del reddito di cittadinanza, ricordando che non ha niente a che fare con la Cassa Integrazione, Cassa Integrazione in deroga, Mobilità,ecc. ma che riguarda l’unico sostentamento economico di migliaia di famiglie che rimangono prive di ulteriori redditi. Siamo l’unico paese insieme alla Grecia a no attuare il reddito di cittadinanza.
    Servono nove miliardi, meno dei venti di Renzi per il decreto sbocca italia.


  • Antonello Scarlatella

    Dino, il reddito di cittadinanza va inserito in un sistema di walfare appropriato . Tipo alla tedesca. Cos i fine a stesso diventerebbe assistenzialismo. Stesso errore della disoccupazione speciale degli anni 80.
    Te li immagini i ragazzi che predono il reddito di cittadinanza perche motivo dovrebbero cercare lavoro? Sai come si incr3menterebbe il lavoro nero? Basta assissenzialismo becero., l’assistenzialismo non porta sviluppo. Bene invece in un sistema di walfare e sindacale alla Tedesca.


  • francesco

    Scusatemi per la grande ignoranza che ho per la materia,ma osservando quello che nel mondo del lavoro e’ successo negli ultimi 20 anni ho la sensazione che la disoccupazione in ITALIA non esiste.
    L’aumento dell’eta’ pensionabile e’ un provvedimento che crea occupazione?
    Il blocco dei CCNL e’ una misura che crea occupazione?
    Il blocco delle assunzione e’ una misura che crea occupazione?
    Tutte le leggi approvate per precarizzare i lavoratori hanno creato occupazione?
    Tutti i licenziamenti eseguiti in questi anni hanno creato occupazione e salvato qualche azienda?
    Ma la sensazione che il sottoscritto percepisce dall’alto della propria ignoranza e’ che i nostri politici,la classe imprenditoriale e finanziaria creda di risolvere (se davvero vogliono risolverla?)la disoccupazione soltanto con il PRIVATO.
    Se cosi’ fosse credo sia solo PURA UTOPIA.
    Il privato e’ importante,il privato va’ stimolato,il privato che MERITA va’ aiutato,ma la piu’ grande azienda e’ lo STATO.
    E invece in questi ultimi vent’anni oltre a danneggiare il privato cosa si e’ fatto e’ si sta facendo?
    Si chiudono scuole,si chiudono uffici postali,si chiudono ospedali,pur di creare lavoro ci si inventa di tutto per di chiudere FONTI DI LAVORO.
    Ci sarebbe ancora tanto da dire,ma vedo e leggo sempre le stesse cose


  • ex operaio

    percorso già visto
    mi dispiace ragazzi ma muovetevi subito per via legali per recuperare qualcosa ( decreti ingiuntivi), non fatevi prendere in giro da nessuno
    con stima
    ex operaio


  • francesco

    LUCIANO GALLINO

    “Se i politici conoscessero Roosevelt…”

    Dopo decenni di politiche che
    hanno soffocato i diritti e le conquiste
    del lavoro, alla fine il risultato
    non può essere che questo: lavoratori
    di 88 anni o imprenditori che vanno
    fuori di testa”. Il professor Luciano
    Gallino è netto nella diagnosi sul
    mondo del lavoro che sfocia nella cronaca
    nera, espressione di una realtà
    che non collima con le “riforme”.
    “Uno dei modi – continua
    Gallino – con
    cui è stata camuffata la
    rimozione di quei diritti,
    è stato proprio
    quello di utilizzare,
    scorrettamente, il termine
    ‘riforma’.
    Un’impresa a cui hanno
    contribuito attivamente
    le varie socialdemocrazie”.
    Tra i riformatori della
    prima ora viene indicata
    la Germania del socialdemocratico
    Schröder.
    Agenda 2010 dell’ex cancelliere è
    l’esempio più limpido. Viene indicata
    come la riforma madre eppure il suo
    scopo è stato semplicemente quello di
    ridurre il più possibile i diritti e di
    mettere in discussione il contratto nazionale
    di lavoro.
    Eppure, proprio grazie a Schröder e alle
    sue riforme, la Germania
    guida l’Unione
    europea.
    Chi fa questo discorso
    non ha la minima
    idea di quello che succede
    in Germania. Il
    successo delle esportazioni
    tedesche non
    ha restituito un euro
    ai lavoratori di quel
    paese. Gli aumenti di
    produttività degli ultimi
    14 anni sono stati
    tutti incassati dalle imprese e i salari
    sono rimasti fermi a 14 anni fa. La
    Germania ha venduto grazie a questa
    politica. Inoltre, in quel paese ci sono
    circa 7,5 milioni di mini-jobs a 450 euro
    al mese con lavoratori che devono cumularne
    almeno due per sopravvivere.
    I lavoratori tedeschi hanno pagato
    salato i successi della Germania anche
    con i tagli al welfare, alla sanità, alla
    scuola.
    Lei parla di una serie di guasti accumulati
    nel tempo. Perché si prosegue
    su questa strada?
    Mi sembra che si viva in una fase forgiata
    dal credo neo-liberale. Che in
    realtà si traduce nell’assoluta libertà
    delle aziende e nella rimozione di
    qualsiasi ostacolo provenga dai lavoratori.
    Questo credo, però, ha prodotto
    un controsenso evidente: si è lavorato
    per comprimere seccamente i
    salari che, al tempo stesso, costituiscono
    circa il 60-65% della domanda
    complessiva. Una politica che equivale
    a spararsi sui piedi perché danneggiare
    i salari equivale a danneggiare
    la domanda.
    Qual è il suo giudizio sul Jobs act di
    Renzi?
    Intanto va detto che ci sono due versioni
    del progetto: la seconda, di questi
    giorni, peggiora la precedente. In
    ogni caso, il contratto a tutele crescenti
    significa una precarietà perenne
    perché nessun imprenditore rinnoverà
    il contratto al termine dei tre anni.
    Una misura immediata secondo lei efficace?
    Se c’è qualche soldo, magari quelli utilizzati
    per gli 80 euro, bisognerebbe
    concentrarsi su un Piano di opere
    pubbliche assumendo uno, due o tre
    milioni di lavoratori, mettendoli direttamente
    al lavoro. È una lezione di
    Roosvelt ma, ahimé, nessuno sa più
    chi sia.

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