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SAN MARCO IN LAMIS Festa Farina e Folk, dopo 14 anni il ritorno con “Alla lampa”

Il ritorno rappresenta una vera e propria rinascita per il gruppo, che nel lungo periodo lontano dagli studi di registrazione non ha comunque mai interrotto la propria attività dal vivo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
15 Settembre 2026
Eventi // Manfredonia //

Dopo il successo dell’ultimo lavoro, “Terra Rumeja”, e un silenzio discografico durato quattordici anni, la formazione di musica tradizionale e popolare Festa Farina e Folk di San Marco in Lamis torna sulla scena con un nuovo album inedito, pubblicato lo scorso 24 luglio.

Il ritorno rappresenta una vera e propria rinascita per il gruppo, che nel lungo periodo lontano dagli studi di registrazione non ha comunque mai interrotto la propria attività dal vivo. La continuità della formazione era stata segnata da alcune divergenze interne, culminate con l’uscita di Leonardo Ianzano.

La nuova fase nasce dall’iniziativa di Angelo Ciavarella, al mandolino, e Raffaele Nardella, al tamburello e alla voce, unici leader storici rimasti della formazione. Attorno a loro si è ricomposto un gruppo che accoglie anche alcuni giovani talenti di San Marco in Lamis, segnando un naturale passaggio generazionale nel solco tracciato dai fondatori.

Il nuovo progetto mantiene infatti quello spirito aperto e condiviso che ha caratterizzato il percorso dei Festa Farina e Folk sin dagli esordi, mettendo a confronto esperienze e generazioni differenti.

In poco meno di mezz’ora, l’album propone nove brani che restituiscono le due anime della formazione: da una parte la tradizione, con alcuni canti popolari di San Marco in Lamis riproposti attraverso nuovi arrangiamenti; dall’altra, composizioni inedite firmate dal gruppo.

Sono due percorsi diversi, ma accomunati dalla volontà di recuperare e trasmettere un forte senso di appartenenza alle proprie radici, attraverso il dialetto e la musica popolare. Un lavoro nato anche dal confronto tra generazioni, capace di produrre risultati particolarmente significativi.

Tra i brani legati alla tradizione figura La Vadda de Stignano, proposta in una nuova veste e interpretata da Cecilia Ciavarella, accompagnata dalla sola chitarra classica.

Seguono Mariteme jè gghiute all’America e La Pettetonna, due canti nei quali le voci di Cecilia e Raffaele dialogano con il flauto traverso di Francesco M. Tenace e la chitarra di Simone Villani.

L’organico si arricchisce inoltre della fisarmonica di Antonio Impagliatelli, elemento inedito per la formazione, insieme al basso di Michele Gualano e al tamburello di Michele Pompilio.

Il disco prosegue con due tarantelle, Ce steva na vota e Futa futa la Nigghiara. Quest’ultima è interpretata da Sara La Porta in duetto con Raffaele Nardella. I testi sono di Antonio Rendina (1965-2008), scrittore, poeta e artista. I due brani rappresentano alcuni dei momenti più riusciti dell’album, disponibile anche su Spotify.

Dal racconto popolare “Lu scazzamuredde”, scritto da Raffaele Nardella e musicato da Angelo Ciavarella e portato integralmente in scena alcuni anni fa al Freak di San Marco in Lamis, vengono recuperati due frammenti: La ricchezza all’assacresa e Lu Scazzamuredde.

Si tratta di un autentico recupero della memoria popolare, capace di conservare il fascino che quelle composizioni avevano già esercitato all’epoca della rappresentazione.

Dopo Lu Tremute (Il terremoto), brano nel quale Raffaele Nardella, con ironia ma anche rispetto, invoca la protezione dell’Arcangelo Michele contro le calamità naturali, l’album arriva alla conclusione con Alla lampa, il brano che dà il titolo all’intero lavoro.

Scritto da Raffaele Nardella e Angelo Ciavarella alcuni anni fa, Alla lampa viene qui trasformato in una tarantella. Il caratteristico gioco di parole e lo scioglilingua del brano tornano a rivivere, riproponendo le stesse suggestioni degli spettacoli giovanili della formazione, quando il canto era utilizzato per chiudere le loro esibizioni.

Un ruolo importante è stato svolto anche in sala di registrazione da Angelo Gualano del Beatitudo Music Lab. Particolarmente significativa è inoltre la copertina dell’album, con un’illustrazione di Margherita Villani che raffigura un abbraccio con la terra del Gargano.

Nel progetto trova infine spazio, con discrezione e affetto, anche un saluto a Teo Ciavarella, ricordato come una presenza sempre viva nella memoria del gruppo e di chi ne ha condiviso il percorso.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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