A Lucera il Consiglio comunale ha deciso di mettere nero su bianco una possibilità che, per i contribuenti, suona decisamente bene: verificare se esistano margini per ridurre la pressione fiscale comunale.
L’Ordine del Giorno approvato l’11 settembre impegna l’Amministrazione a studiare la possibilità di intervenire sull’addizionale comunale IRPEF e sull’IMU, valutando gli effetti sulle diverse fasce di reddito e, soprattutto, la compatibilità di eventuali riduzioni con gli equilibri di bilancio e con i servizi comunali.
Detta in maniera meno burocratica: si vuole capire se a Lucera sia possibile far pagare un po’ meno tasse senza mandare in rosso il Comune.
Ed è, tutto sommato, una buona notizia.
Soprattutto perché arriva in un momento nel quale l’aumento della pressione fiscale regionale rischia di alleggerire ulteriormente le tasche di famiglie, lavoratori e pensionati. Se il livello regionale aumenta il prelievo, provare almeno a verificare se quello comunale possa essere ridotto non è un esercizio inutile. Anzi.
Ma c’è una parola che, in questa vicenda, pesa più delle altre: verificare.
Perché al momento non c’è ancora una riduzione delle tasse. C’è l’avvio di uno studio per capire se la riduzione sia possibile, quanto possa essere consistente e chi possa beneficiarne.
La differenza non è proprio un dettaglio.
Il sindaco Giuseppe Pitta ha chiesto agli uffici un piano generale sulla fiscalità comunale. Ora sarà interessante vedere cosa arriverà dai numeri. Perché quando la politica lascia il posto ai prospetti contabili, alle entrate correnti, agli equilibri di bilancio e alle simulazioni per fasce di reddito, la propaganda tende a diventare improvvisamente molto meno utile.
Il percorso previsto dal Consiglio dovrà chiarire, tra le altre cose, quanto costerebbe al Comune una eventuale riduzione dell’IRPEF, quale beneficio produrrebbe sui contribuenti e se vi siano margini analoghi sull’IMU.
Ed è qui che si misurerà la concretezza dell’operazione.
Se alla fine dello studio emergerà che si può ridurre il prelievo senza sacrificare servizi essenziali e senza creare problemi ai conti comunali, l’Amministrazione avrà un risultato politico da spendere e, soprattutto, i cittadini avranno un motivo concreto per apprezzarlo.
Se invece i margini saranno minimi o inesistenti, resterà un documento consiliare con molte buone intenzioni e pochi euro restituiti ai contribuenti.
Il piccolo paradosso dell’opposizione
C’è poi un altro elemento che merita attenzione: il voto contrario delle minoranze.
La maggioranza sottolinea che, durante il dibattito, sono state accolte alcune osservazioni e modifiche proposte dall’opposizione e considera quindi difficile comprendere il mancato voto favorevole su un atto che punta almeno a verificare la possibilità di ridurre le tasse comunali.
Il ragionamento, politicamente, non è privo di logica.
D’altra parte, anche l’opposizione può legittimamente ritenere che non basti mettere nel titolo la parola “riduzione” per trasformare un’intenzione in una politica fiscale.
Il problema è che, su temi come questo, sarebbe auspicabile che la competizione politica si spostasse finalmente dal “chi ha avuto l’idea” al “quanto si può fare davvero”.
Perché se l’Amministrazione riuscirà a ridurre concretamente IRPEF e IMU, sarà difficile sostenere che sia una cattiva notizia soltanto perché l’idea è arrivata dalla maggioranza. Allo stesso modo, se i numeri dimostreranno che non ci sono margini significativi, sarà altrettanto legittimo chiedere conto alla maggioranza delle aspettative create.
Insomma, niente trionfalismi e niente pregiudizi.
Per ora il Comune ha aperto una porta. Adesso bisogna vedere cosa c’è dall’altra parte.
La questione fiscale, del resto, non si risolve con un Ordine del Giorno e nemmeno con una dichiarazione politica. Si risolve quando il contribuente paga meno.
Ed è esattamente lì che, nei prossimi mesi, bisognerà guardare.
Non alle intenzioni.
Ai numeri.
A cura di Maurizio Varriano.



