Chieti 15 settembre 2026 – Un sistema di distacchi internazionali ritenuti fittizi avrebbe permesso ad alcune imprese del trasporto merci su gomma di utilizzare autisti pagati meno del dovuto, senza versare integralmente imposte e contributi. È quanto emerge dall’indagine conclusa dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Chieti, coordinata dalla Procura della Repubblica locale. Il bilancio comprende 95 posizioni lavorative qualificate come lavoro nero, circa 6 milioni di euro di evasione fiscale contestata alle società teatine e oltre 1,2 milioni di euro di contributi previdenziali e assistenziali non versati.
L’attività e partita dagli approfondimenti di polizia economico-finanziaria svolti dal Gruppo della Guardia di Finanza di Chieti, diretto dal tenente colonnello Vito Casarella. I primi accertamenti avrebbero fatto emergere l’impiego irregolare di lavoratori provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea, soprattutto di nazionalità albanese, attraverso il ricorso al distacco transnazionale.
Il distacco internazionale consente a un’impresa estera di inviare temporaneamente propri dipendenti presso un’azienda italiana per uno specifico incarico. La procedura è lecita, ma impone il rispetto delle condizioni economiche e dei diritti previsti in Italia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le società estere coinvolte non avrebbero avuto una struttura operativa effettiva. Sarebbero state società schermo, utilizzate per fornire una veste formale al reclutamento degli autisti e ridurre il costo del lavoro.
La cooperazione con la General Directorate of Taxation albanese e i canali di mutua assistenza amministrativa fiscale hanno consentito di confrontare contratti, comunicazioni e dati societari. Per gli inquirenti, la documentazione acquisita avrebbe celato una somministrazione fraudolenta di manodopera. Le imprese italiane beneficiarie sono state considerate gli effettivi datori di lavoro e avrebbero quindi dovuto instaurare regolari rapporti di lavoro subordinato con gli autisti.
L’indagine ha coinvolto complessivamente 18 società, quattro delle quali di diritto estero e cinque operative nel Chietino. Alle cinque imprese teatine sono state contestate anche violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti, per la presunta mancata adozione di protocolli interni idonei a prevenire gli illeciti.
Quattordici persone sono state deferite all’autorità giudiziaria, a vario titolo, per ipotesi di reati tributari e societari, somministrazione fraudolenta di manodopera e truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli accertamenti indicano inoltre fatture relative a operazioni ritenute inesistenti per oltre 3,5 milioni di euro. Le contestazioni dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
A cura di Michele Solatia.



