Un nuovo modo di leggere la città, attraverso i racconti dei fatti accaduti ai suoi figli e ai suoi ospiti più o meno illustri: i grandi artisti, le monache di clausura, gli inquisitori, le famiglie nobili, i locandieri, i cospiratori, ma anche le battaglie navali, i saccheggi e i monumenti scomparsi dell’antica e della nuova Siponto. …come nelle “Mille e una notte”: finita una storia non puoi trattenerti dallo sprofondare in quella che segue”.
Da oggi in vendita anche a Manfredonia nella libreria Equilibri, (dopo il successo ottenuto su Internet), il testo dell’autore sipontino Antonio Universi “Manfredonia: storie e personaggi”.
Biografia autore: Antonio Universi è un giornalista nato a Manfredonia nel 1975, con una particolare propensione per la storia, la fotografia e la video-documentaristica.Antonio si accosta al mondo del giornalismo nel 2002, tramite il quindicinale provinciale “Il Correre del Golfo”. Dal 2003 la collaborazione con il magazine online “Manfredonia.net”, per il quale si occupa prevalentemente di cultura. Nel corso della sua breve, fino a questo punto, carriera, Universi ha frequentato numerosi corsi di drammaturgia, scrittura breve e creativa, sceneggiatura e giornalismo. Nel 2007 viene segnalato e recensito per “l’abilità nella difficile arte del narrare la storia”, sul numero 61 della rivista letteraria internazionale “Storie”, edizioni Leconte, Roma.

Di seguito l’intera prefazione al libro dello scrittore/sceneggiatore Francesco Niccolini.
“Non capita spesso di pensarci, ma quando percorriamo le strade di certi quartieri di Manfredonia stiamo letteralmente camminando su antichi cimiteri». Parto dalle parole di uno dei racconti di questo libro, perché così è tutto più facile. Sì, perché mi bastano queste poche righe per varcare la soglia della storia e della memoria. Di più: del rapimento che un buon lettore chiede a un buon libro. E questo lo è. Ci sono molti modi di affrontare quella che genericamente chia
miamo storia locale, e ci sono molti modi per essere degli storici locali‟. In questi anni io – che non ho radici e sono abituato ad andar a lavorare altrove nel tentativo di raccontare storie – ho incontrato molte figure di questo genere, sperimentando che poche etichette sono più superficiali di questa: quasi tutte le storie sono storie locali, lo è quella del Vajont, o quella delle Fosse Ardeatine. Diventano locali quando servono a dimostrare la superiorità di un paese su un altro, quando fomentano la distanza e la differenza, quando servono a dimostrare che io sono meglio di te e la mia storia più bella e più importante e dunque è giusto che io stia con il mio piede sopra la tua testa. Niente di più lontano da questa raccolta di brevi racconti, perché qui quello che importa è ben altro: la qualità dello sguardo, le parole, la capacità di giudizio o, paradossalmente, di non giudizio. Antonio Universi con le sue storie sipontine si colloca a perfezione in questo spazio, e lo gestisce in un modo che io trovo molto affascinante e corretto. Entra in ogni singola storia quasi negandosi come narratore (tutto sommato la citazione dalla quale sono partito è una rara ma microscopica eccezione alla regola), e frenando qualunque tentazione moraleggiante. Antonio racconta, imperturbabile, senza commentare, lasciando al lettore tutto lo spazio per la meraviglia, la sorpresa e il giudizio che preferisce. E soprattutto riesce costantemente a sottrarre la propria narrazione al rischio di un interesse cartolinesco e campanilista per la sua città, la città di re Manfredi. Proprio questa è la chiave: Antonio sa utilizzare episodi della storia di Manfredonia come episodi esemplari per ricomporre tracce del mosaico del tempo. E lo fa spesso come nelle “Mille e una notte”: finita una storia non puoi trattenerti dallo sprofondare in quella che segue. Il suo tono è piano, mai enfatico, mai retorico, attraversato da una sottilissima ironia tutt‟altro che protagonista, semplicemente un breve sorriso che ci fa sentire meno estranee anche le storie più cupe, o quelle più lontane nel tempo. Sa di antico, sa di pietra, sa di vento di terra e poi di mare. Non conosce ira, estraneità né vendetta. Non deve giustificare nulla, e meno che mai trarre conclusioni: e in un‟epoca in cui tutti ci siamo legittimati a puntare il dito, costituirci in ronda o in banda armata per sostituirci alla giustizia, questa serenità è davvero grande dote. (Francesco Niccolini).


