
Cosa centra allora Foggia con il tele-abbindolatore ? E’ proprio nella stazione foggiana che Quarta è stato accompagnato oggi a scendere dai controllori dell’Eurostar 9352 Bari- Roma Termini, delle sette del mattino, poichè trovato sul treno senza biglietto.
Prevedi che prevedi, indovina che indovina, malocchio che malocchi, il mago Nicola era salito dunque sui vagoni “portoghese”; costretto a subire pertanto un controllo “antiterrorismo” della polizia ferroviaria di Bari. La multa sarebbe scattata dopo che il personale in borghese della Polfer barese sarebbe rimasto “sorpreso” da una valigetta scura lasciata incustodita a lungo nel vagone, dove viaggiava lo stesso Quarta.
Fermato dagli agenti, una volta di ritorno dalla toilette, il mago avrebbe ammesso la paternità del bagaglio, ma anche il mancato acquisto del regolare biglietto di viaggio. Da qui la multa all’uomo (la multa per chi vennisse trovato su una carrozza del servizio Trenitalia senza biglietto, oscilla fra i 25 e 50 euro. Ma possibili anche pagamenti di 240 euro, nel caso in cui l’utente dovesse far ricorso contro il servizio, e non riuscisse a pagare in tempo la somma prestabilita).
Perlustrando nella storia del Mago Nicola, si può ricordare la sua candida affermazione: “Io sono nato mago, che ci posso fare”, quando Bruno Vespa, a Porta a Porta, gli chiese “quale fosse la differenza reale” tra lui e Vanna Marchi. Una trasmissione epicale quella allestita dal Brunone nazionale, nella quale fu presente anche il sostituto procuratore Roberto Rossi, che interpretò al tempo lo show di Quarta come una “confessione popolare”.
Secondo il pm Rossi, Quarata, nelle sue affermazioni, aveva in un certo senso “ammesso” di esercitare ancora la professione: non più a Bari, ma nella capitale romana (fonte: Repubblica/C.Zagaria). Un ammisione equivalente ad un sorta di consapevolezza nel continuare a delinquere (fonte: Rep.)
Fu proprio il pm Rossi a citare in giudizio Quarta, anni fa, per “truffa aggravata e continuata”. La prova che mancava al tempo per incastrare l’ esperto di arti magiche, l’avrebbe fornita (indirettamente) proprio il Vespone nazionale (si riporta di seguito testualmente). Dopo la domanda del conduttore al mago: «Sarebbe disposto a un formula del tipo: clienti soddisfatti o rimborsati», Quarta avrebbe risposto un no deciso.
Ma dopo che lo stesso Vespa avrebbe incalzato al Mago se in un certo senso non gli sembrava di “di approfittare delle sventure della gente”, Quarta avrebbe risposto (così ammettendo inconsapevolmente il continuare delle sue pratiche): «No, non penso di aver imbrogliato nessuno, perchè questo è il mio lavoro. Io mi alzo comunque alle due di notte per fare un rito. È un sacrificio, che fa parte del mio mestiere, se poi non ottengo i risultati sperati non è colpa mia e devo comunque essere pagato per il lavoro fatto».
Quarta finì ai domiciliari già nel 1998 per “truffa aggravata” ai danni di otto clienti, dai quali si sarebbe infatti dare quattro milioni e mezzo di lire a testa, per rititruffa. Durante le sedute magiche, mago Nicola versava gocce sui palmi delle mani dei clienti, manipolava le fotografie di persone «negative» e bruciava dell’ alcol in una bacinella metallica, imponendo poi le mani sui suoi clienti che gli avevano chiesto aiuto per problemi «di cuore», di salute o economici. Il rito sarebbe servito per togliere fatture malefiche, malocchio e pervasione di entità negative.
Pratiche non assimilabili a cartomanzia (l’ unica forma di ‘magia’ prevista dalla legge), ma simili invece, secondo il sostituto procuratore, ad “approfittare della credulità e dello stato di bisogno di persone in difficoltà”.
Nel corso dei controlli, la Finanza ha trovato pc dell’uomo, nomi e pagamenti. Il mago avrebbe ricevuto una multa di tre miliardi per evasione fiscale. E qualcuno deve avergli fatto davvero una «fattura», perché Quarta è stato indagato per truffa aggravata anche dalla Procura di Roma. Le indagini sono state condotte dal sostituto procuratore Mario Ardigò. Secondo l’ accusa, per togliere il malocchio ad una donna di 65 anni, Quarta l’ avrebbe raggirata facendosi consegnare 75 milioni lire.
Al tempo, l’indagato dichiarò che quei soldi rappresentavano solo un prestito. Ma in Appello, la condanna fu confermata all’uomo, che ribadì la pena a nove mesi di reclusione già inflitta al «mago» il 24 ottobre del 2005 per l’accusa di truffa aggravata e continuata.
La Corte confermò anche la condanna per Quarta anche a risarcire i danni morali alla donna e al figlio, assistiti dagli avvocati Massimo Ciardulo e Daniela De Tommaso.
(immagini d’archivio)


