ManfredoniaRicordi di storia
A cura del prof. Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

L’università sipontina nel ‘700: messa in mora del sindaco Michele d’Apollo

Nel documento del 25 agosto 1713 rileviamo la messa in mora del sindaco Michele d’Apollo, a causa della sua gestione che presenta carenza nei pagamenti degli oneri fiscali e mancata riscossione di alcune gabelle


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Manfredonia. Nel documento del 25 agosto 1713 rileviamo la messa in mora del sindaco Michele d’Apollo, a causa della sua gestione che presenta carenza nei pagamenti degli oneri fiscali e mancata riscossione di alcune gabelle. Il de Apollo, nella sua protesta, fa riferimento al modo di agire degli amministratori comunali, suoi colleghi, i quali non si mostrano solidali nei suoi confronti, ..mentre da tutti del Governo viene contrariato, quando dovrebbe essere difeso, ne mai il Sindico di Manfredonia è stato trattato in tal modo, come da tempo immemorabile è notorio e manifesto, benche la città fosse stata debitrice in somma esorbitante… Del resto questo modo di agire degli amministratori comunali si rileva dalla replica effettuata dal nuovo sindaco Geronimo Brencola. Va qui ricordato che, nel 1717, a spese della famiglia de Apollo, sarà fatto costruire il soffitto (ancora esistente) della chiesa di S.Maria delle Grazie in Manfredonia; non è escluso, pertanto, che tale atto di devozione sia stato dettato in virtù della passata dissaventura di Michele.

Notaio De Santis (busta 1365, cc. 173-174). Data: 25.8.1713.. S’è presentato nell nostra presenza Michele d’Apollo sindico predecessore di questa Città di Manfredonia, il quale animo protestativo, requisaitivo, iurium preservativo, e per ogn’ altro meglior via, fa intendenre à V.S. sig, Geronimo Brengola attuale sindaco di detta città, ed’ ogn’ altro, à chi spetta, come contro ogni dovere, e giustizia, e contro le (…) delle regie prammatiche si è visto, e succede, che dal Commissario dell’ Ill.e Principe di Troia siasi proceduto al sequestro d’ alcuni effetti di esso protestante, et espostili tenerli tutto à dispregio, et ad (…), quando esso costituito protestante per quello riguarda alla partita di detto Ill.e sig. Principe teneva pronta la somma di ducati trecento settanta due, e rutti per complimento dell’ ultima 3^, con averli rilasciati, cioè in potere di Gennaro Ballotta affittatore della Gabella della farina ducati 97 in potere di Domenico (Ruvero) affittatore dell’ herbaggio e pane di fuore ducati cento e rutti, et in potere di Francesco Sarcinelle stava depositato il complimento di detta somma, per lo che doveva detto magnifico Commissario prima esequire gli effetti della città, e poi dare à simili posti, per tanto ritrovandosi refuggiato in chiesa detto Ballotta per sfuggire non solo il dovuto pagamento, mà anche acciò si è il protestante trapazzato, e similmente dalli affittatore dell’ herbagio contro la forma dell’ antico solito, si è denegato darsi li docati cento ad esso protestante, a chi de jure spettano, come Sindico, e venendoli ancora dalla forza da taluni denegata la giustizia delle sue ragioni, per li quali ne haverà ricorso à S. E. Viceré, dice, e si protesta, che ogni danno spesa ed interesse, che farsi indirettamente venisse à patire esso protestante nelli suoi beni essendono questi dipendenti e (…) della città debbiano correre à spese della medesima e delli sudetti affittatori, come pure, d’altra esecuzione fatta dalli animali negri, che si trovano per conto della Città, come per conclusione il tutto appare, e similmente si protesta di essere dalla forza conculcato mentre da tutti del Governo viene contrariato, quando dovrebbe essere difeso, ne mai il Sindico di Manfredonia è stato trattato in tal modo, come da tempo immemorabile è notorio e manifesto, benche la città fosse stata debitrice in somma esorbitante; Et così dice, et si protesta non una, ma tante volte quanto sarà necessario, isto et meliori modo.

In eodem actu et contestu il sindico attuale della città, replicando adversus della detta protesta dice, come primieramente doveva detto protestante esigere dalli debitori dell’herbagigo e pane di fuori, et per essi dall’affittatore terza per terza per non lasciare detta esattione intiera doppo special’anno; Et per secondo non deovava dette partite il liquide, litigiose, e non atte lasciarle per il pagamenti fiscali, ma quelle restale intette liquide ed intiere, et che avendosi assegnato per le casce dell’ artigliaria docati 115 e non ostante anche docati 27, che restavano assegnati e non pagati docati 88, con che non doveva restare detto partito non esatto per detti fiscali, ma li supradetti docati 88 et il completamento delli danari arr.ti per ripristino delle Muraglie non fatte, et per consequenza l’ Università attuale non deve essere tenuta a cosa alcuna, mà (…) passati, e detto protestante terrà maggiormente che per tutto hoggi, e con giorni 55, che hà terminato il suo governo, non ha ancora presentati i suoi conti, più volte richiesti;

Et così replica, e si protesta omni meliori via.

E sul comportamento dello stesso d’Apollo, nella sua qualità di sindaco, nell’esazione delle gabelle, interviene pure l’affittatore della gabella della farina, Gennaro Ballotta. Notaio de Santis (busta 1365, cc. 139-141). Data: 12.9.1713. Die 12 mensis septembris 7 indictionis 1713. Manfredonia. In publico testimonio constituito et testibus in numero opportune Gennaro Ballotta affittatore della Gabbella della farina di questa Città di Manfredonia, il quale animo protestativo, narrative, requisitivo, enunciativo, iurium riserbativo, e per ogni altra meglior via, che può, e vale, e dale leggi li viene permesso, fà intendere a V. S. magnifico Michele d’ Apollo olim Sindico Generale di questa predetta città, et ad ogn’ altro à chi spetta insolidum, come avendo sin dall’ultimo agosto prossimo passato terminato l’ affitto di detta gabella, con altro atto protestativo responsivo a quello da voi sindico magnifico Michele in detto nome fatto ad esso protestante, ne fè intendere esser pronta, anzi prontissima à dare chiari, lucidi, e specchiati conti di detto affitto acciò il protestante in ogni futuro caso non fusse tenuto à danno alcuno, con riserbarsi però le sue ragioni, che direttamente, e giustamente li spettano, e competano per le ragioni in esso espressate, come da detto atto publico per mano di me infrascritto Notaro, il tutto si legge ivi.

Hoggi però iterum principaliter, et de novo dite, vi richiede e si protesta, come avendo affittato detta gabella servata forma soliti, qual solito si è, che sempre da affittatori di terre salde della Regia Corte si è pagato i Gabbelloti pro tempore tutta quella quantità di grano, che in questi Molini si è macinato senza pretendere esenzione, e franchigia alcuna, etiam pro territorij Regiae Curiae; Solito ancora si è, che da Nazionali Imperiali si è sempre da tempo immemorabile pagato mezza gabella nelle loro mese, et altro solito et antico pratticato similmente si è, che da Gabbelloti pro tempore di detta gabella per evitare sfredi si è sempre andato in giro per li territorij di questa città, inviggilando sempre tutti, etiam ecclesiatici, e privilegiati di qualsisia privileggi, per quelli evitare. E perche contro si fa di detto antico solito in ogni tempo praticato si è visto, e si vede non solo, che da affittatori di trè subaste si è preteso, e si pretende, non solo esser franchi in detta gabella per territorij Regiae Curiae tantum, ma di vantaggio, con ordini penali di detta Regia Dogana di Foggia, e stato proibito, e vietato al protestante d’essere dette diligenze delli luoghi di detti dohanari, anzi per tal causa esso protestante nìè stato molto tempo rifuggiato, con havere pagato grossa sommo per liberarsi dalle vessazioni di detta Regia Dogana, per la qual causa dal protestante si è suspeso effatto di usare le solite diligenze per evitare le frodi, che di continuo si sono commesse e si commettono in essa Gabella, e se bene n’ habbia di ciò avuto ricorso da V.S. come sindaco, e Città, tutta più, e più volte, pure, surdo aure, non si è curato darci la providenza necessaria, con assumere la disposisione terre salde, che avesse macinato senza pagamento, non doveva permettere l’estratione della farina, senza prima farsi pagare, e l’ha promesso, che si faccia pagare….

Il d’Apollo, così, procede a protestarsi nei confronti del sindaco pro tempore (1713-1714), Geronimo Brencola, per le azioni da lui svolte a detrimento della sua personalità, agendo in suo danno senza prima esircitare la dovuta prassi.

Notaio de Santis (busta 1365, cc. 173-174). Data: 25.10.1713. Die 25 mensis Octobris 7 indictionis 1713, Manfredoniae. Si è presentato nella nostra presenza il magnifico Michele d’ Apollo Sindico predecessore di questa Città di Manfredonia, il quale animo protestativo, requisitivi, iurium preservativo è per ogn’ altra meglior via, fa intendere à VS. Sig.re Geronimo Brengola attual sindaco di detta città, ed ogn’altro, à chi spetta, come contro ogni dovere, e giustizia e contro la forma delle Regia Prammatiche, si è visto, e si vede, che dal Commissario dell’ Ill.e Principe di Troia siasi proceduto al sequestro d’alcuni effetti di esso protestante et espostili venerdì tutto a dispreggio, et al (…), quando esso costituito protestante per quello riguarda alla partita di detto Ill.e signor Principe teneva pronta la summa di ducati trecento settanta due, e tutti per complimento dell’ultima terza, con averli rilasciti cioè in potere di Gennaro Ballotta affittatore della Gabella della farina inn ducati 97 in potere di Domenico (Antonio Mamo) affittatore dell’erbagio e pane di fuore ducati cento e rutti e in potere di Francesco Sarcinelle stava depositato il complimento di detta summa per lo che doveva detto magnifico Commissario primamente esequire gli effetti della Città, poi dare a simili passi, per tanto ritrovandosi rifuggiato in Chiesa detto Ballotta per sfuggire non solo il dovuto pagamento, mà anche acciò sia il protestante rimpazzato, e similmente dalli affittatori dell’ erbagio contro la forma dell’ antico solito, si è derogato darsi li douti conti ad esso protestante, a chi de jure spettano, come Sindico, e venendoli ancora dalla forza di taluni denegata la giustitia delle sue ragioni, per li quali ne haverà ricorso a S.C. Viceré, dice, e si protesta, che ogni danno, spese, interesse, che farsi indirettamente venisse a patire esso protestante nelli suoi beni, essendono questi dipendenti e a dovergli della città debbano correre a spese della medesima e delli sudetti affittatori, come pure, d’altre esecuzione fatta dalli animali negri, che si trovano per conto della città, come per conclusione il tutto appare, e similmente si protesta di essere dalla forza conculcato mentre da tutti del Governo viene contrariato, quando dovrebbe essere difeso, né maj il Sindico di Manfredonia è stato trattato in tal modo, come da tempo immemorabile è notorio e manifesto, ben che la città fosse stata debitrice in somma esorbitante, et così dice e si protesta non una ma tante volte sarà necessario.

In eodem actu et contestu il sindaco attuale della città, replicando adversus del retroscritto protestante, dice, come primieramente doveva detto protestante esigere dalli debitori dell’ herbaggio, e pane di fuori, et per essi all’ affittatori terza per terza, e non lasciare detta (….) intiera doppo finito l’ anno; e per secondo non doveva dette partite il liquide, litigiose, e non tutte lasciarle per il pagamento de fiscali, ma quelle versar le predette liquide, con intiere, oltre che, avendosi essi per le casce dell’artigliaria ducati 115, e con essi protestante, non che ducati 27, che restavano assegnati, e non pagati ducati 88, con che non doveva restare dette partite non esatte per detti fiscali, ma li sopradetti ducati 88, et il completamento delli danari ricevuti per reparatione delle muraglie non fatte, e per consequenza l’ Università attuale non deve essere tenuta à coa alcuna, mà l’ amministratori passati, e detto protestante deve maggiormente, che per tutto hoggi, che sono giorni 55, che è terminato il suo governo, non ha ancora presentati li suoi conti, verso colui che l’ ha richiesto; Et così dice, replica, et si protesta omni modo. (Dopo le dovute diligenze).

(A cura del prof. Pasquale Ognissanti, Manfredonia, ottobre 2015)

L’università sipontina nel ‘700: messa in mora del sindaco Michele d’Apollo ultima modifica: 2015-10-15T20:06:46+00:00 da Redazione



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