I NUMERI DELLA CRISI – La crisi del settore agricolo dunque continua e sta tutta nei numeri. Secondo dai dati diffusi da Eurostat e presentati questo pomeriggio nel corso di una conferenza stampa alla sala Giunta della Camera di Commercio di Foggia, i costi contributivi nel comparto agricolo in Italia sono superiori del 43% rispetto a Paesi come la Grecia (10%), Gran Bretagna (12,80%), Spagna (15,5%), Germania (7,7%), Polonia (19,89%). Negli ultimi tre mesi c’è stato un calo di circa il 50% delle giornate di manodopera agricola impiegate. Nel 2009 il reddito agricolo è calato del 36% rispetto al 2000 e i costi di produzione sono aumentati del 26,6%. A ciò si sommano gli ingenti costi per il lavoro: assumere un operaio agricolo nel nostro Paese costa tre volte in più (24 euro) rispetto a nazioni quali la Spagna. Non va meglio qui in Capitanata, dove la crisi colpisce un settore che conta circa 32mila aziende agricole e oltre 32mila dipendenti, dando sostentamento al 45% dell’intero territorio.
LE CAUSE – “Il prodotto agricolo si sta trasformando sempre di più in filiera corta”, afferma il Presidente di Confagricoltura Foggia, Luigi Lepre. Ma di questi cambiamenti sembra non risentire il settore alimentare, dove regioni come la Puglia mostrano un trand in crescita sulle esportazioni. Perché ciò accade? “Il motivo sta nel fatto che negli ultimi anni stiamo assistendo a una sostituzione del prodotto locale con quello da trasformazione – continua Lepre – e se la riforma della Pac del 2013 non terrà conto di questa situazione molte aziende agricole saranno costrette al fallimento”. Tra gli effetti negativi della crisi anche l’impossibilità di attuare alcune campagne di raccolto come quella dell’oliva, che oggi grava pesantemente sugli agricoltori, i quali spesso sono costretti a ridurre le assunzioni o ad assumere lavoratori in nero. “In Italia manca una politica a difesa dell’agricoltura”, sentenzia Luigi Inneo, Presidente Provinciale di Copagri Foggia. Secondo Inneo l’agricoltura è l’unico settore a disporre di materia prima, una risorsa mal vista però dal Governo Italiano, l’unico tra i Paesi europei a non presentare proposte per superare la crisi. “Il silenzio ci porta ad accettare passivamente quello che propongono gli altri – continua Inneo – non è possibile continuare a pagare contributi fino al 23,8%”.
MOBILITAZIONE – Insufficienti, quindi, gli 86 milioni di euro stanziati dal Governo per far fronte agli oneri previdenziali. Dal prossimo gennaio, infatti, serviranno altri soldi per garantire la fiscalizzazione per i prossimi anni, risorse che però attualmente mancano. “Noi siamo in stato di agitazione permanente“ – fanno sapere le tre associazioni Cia, Confagricotura e Copagri rispondendo a una domanda di Stato – chiediamo che l’emendamento posto dalla Commissione Bilancio sia approvato da parte di entrambe le Camere e dia sicurezza e stabilità a un settore che attende ancora di conoscere il proprio futuro”.
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