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Anche Vendola ha ricordato i caduti pugliesi nella miniera del Bois du Cazier

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
15 Novembre 2010
Eventi //

marcinelle (regione.veneto.it)
marcinelle (regione.veneto.it)
Lesina – GIOVANNI D’Apote, di Lesina, era uno delle centinaia di minatori saliti dal foggiano a Marcinelle, in Belgio, ed è stato uno dei 136 italiani periti nella tragedia della miniera del Boi du Cazier, l’8 agosto 1956. 262 morti di 12 nazionalità diverse, sui 274 uomini presenti nel turno di lavoro. A cinquant’anni di distanza, nell’agosto 2006, il prefetto di Foggia ha consegnato una medaglia d’oro in memoria di Giovanni, alla figlia Maria. E tre anni dopo, proprio a Marcinelle, il presidente della Regione Nichi Vendola ha scoperto una targa della Regione in ricordo dei 22 minatori pugliesi intrappolati, insieme a Giovanni D’Apote, dall’incendio sviluppato da un carrello che aveva tranciato i cavi dell’alta tensione. “Quella storia – ha dichiarato il governatore – ci racconta tutta la sofferenza dell’immigrazione, di ieri come di oggi. Marcinelle è un monito all’Europa e all’Italia, in cui la precarietà e l’insicurezza sul lavoro si tramutano in oltre un milione di incidenti l’anno. Per questo bisogna guadagnare la consapevolezza di dover porre il lavoro al centro della scena sociale”.

Uomini in cambio di carbone: un accordo tra Italia e Belgio consentiva di ricevere materia fossile a buon mercato, offrendo manodopera per le miniere. Occorrevano quasi due giorni di treno per raggiungere le località belghe dalla Capitanata. È perciò dedicato idealmente ai minatori periti nella tragedia di Marcinelle, ma anche a tutti gli italiani che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione, un libro recente di un’altra figlia, la veneta Roberta Sorgato. “Cuori nel pozzo” edito da Marsilio, 280 pag. 18 €, rievoca le condizioni di vita e la durissima realtà vissuta dagli italiani nelle miniere di carbone del Belgio. Un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite, per amore di quanti erano rimasti ad aspettarli a casa. In giro per l’Europa e oltre gli oceani costruivano una nuova vita, con la nostalgia del paese natale. Ed alcuni “muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un’impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ma sempre con onore. E il loro ricordo resta affidato alle famiglie”.

Mezzo secolo più tardi, dal Nord si emigra al Sud, dal Piemonte – meta di emigrazione foggiana negli anni ’50-60 – si scende in Puglia. Su una vecchia carretta da autoscuola, che ne ha viste tante, diretti a Monopoli, passando da Bari. “Di ogni racconto ci sono tre versioni: la mia, la tua, la verità”, Enrico Emmert ne è convinto ed ha basato sui tre punti di vista il romanzo firmato per Marsilio, “Strade bianche”, 222 pp. 17,50 €. Vittorio parte da Torino, per occupare un posto di sostituto violoncellista a Bari. Con lui la compagna Francesca e Manu, una comune amica inquieta, ognuna con qualche segreto da rivelare. Il viaggio al Sud lungo le statali diventa l’occasione per ritrovarsi e perdersi, un gioco di specchi, di ombre e di luci. È una lettura a tre voci, ricca di tornanti e di sorprese. Tra le novità Marsilio all’italiana, un’inchiesta narrativa sul destino di Nadia, giovane anarchica russa, suicida in una piazza di Firenze (“Il segreto di Nadia B.” di Sergio Campailla, 238 pp. 19,50 €). È la musa di Carlo Michelstaedter, intellettuale goriziano anche lui suicida nel 1910. Una storia al femminile, tra Pietroburgo, Odessa, Berlino, Londra, con un crescendo di rivelazioni, possibili solo dopo il crollo dell’Urss. Un salto all’estero Marsilio lo compie anche con Qiu Xialong. A Shanghai c’è “Il Vicolo della Polvere Rossa”, 208 pp. 16,50 €. A sera gli abitanti tirano fuori le sedie e usano riunirsi, per raccontare storie di vita a partire da qualunque spunto. Sono tante, che diventano lo specchio del popolo cinese negli ultimi sessant’anni.


Redazione Stato

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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