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Legambiente: ‘sì agli impianti a biomasse ma se di filiera corta’


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centralibiomasseCanosa di Puglia – IN un Paese come l’Italia che faticherebbe a “ridurre le emissioni di gas serra” così non promuovendo “adeguatamente lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”, Legambiente sostiene solo le filiere corte che permettono di produrre calore ed energia elettrica in piccole centrali di trasformazione energetica di biomasse a bassa umidità ed elevata fissazione di anidride carbonica. Il principio da cui parte l’associazione ambientalista nella sua vocazione per il rilancio del settore agricolo primario è la produzione di cibo di qualità, rigettando con forza i modelli industriali agroenergetici che si basano su grandi centrali e sulle monoculture ambientalmente insostenibili e responsabili a livello globale della diminuzione della disponibilità alimentare per alcune popolazioni. Per Legambiente, infatti, le filiere da promuovere devono essere corte (nello spazio), e brevi (nel tempo), devono garantire un bilancio energetico positivo con percentuale di produzione complessiva di CO2 negativa e non devono consumare tanta acqua. Occorre promuovere uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura no-food in Italia, fondata su una filiera corta, valutando le importanti opportunità economiche per il settore ma anche i limiti e gli impatti ambientali connessi ad un uso distorto delle biomasse. Legambiente sostiene ormai da diversi anni, anche in forme pionieristiche, lo sviluppo delle produzioni non alimentari, perché siamo convinti che possano offrire un contributo efficace al recupero della fertilità dei suoli, alla riduzione delle emissioni di gas-serra e soprattutto all’innovazione e alla riconversione ecologica di alcuni settori produttivi. Il contributo delle biomasse per la produzione da fonte rinnovabile è importante in quel mix energetico sostenibile che l’Italia dovrà utilizzare, contestualmente alle politiche di risparmio ed efficienza, per sostituire gradualmente le fonti fossili, ma deve fondarsi su una filiera locale, evitando l’importazione di biomasse dall’estero, per evidenti problemi legati alle emissioni di gas serra durante la fase di trasporto e alla deforestazione di aree riconvertite per gli usi energetici. In vista dell’impianto a biomasse che dovrebbe sorgere a Canosa di Puglia, il circolo locale di Legambiente, in linea con Legambiente Nazionale e Legamiente Puglia, dice stop alla strumentalizzazione politica dell’ambiente, che non deve essere uno strumento da usare per far cadere o glorificare una amministrazione. Pertanto, Legambiente Canosa ritiene che l’energia da biomasse è ambientalmente sostenibile: 1/ se l’approvvigionamento delle biomasse avviene in un raggio massimo di qualche decina di km cioè a filiera corta; 2/ se l’area in sui sorge l’impianto veda il prodursi di biomasse che non vadano a sostituirsi a colture nè di pregio nè ad uso alimentare e che possano contribuire a ridurre l’inquinamento di aree anche già inquinate; 3/ se il calore di risulta viene recuperato con il teleriscaldamento a scopo cisvile, industriale o agricolo; 4/ un adeguato studio dei venti accerti che sia quella la localizzazione dell’impianto che minimizzi l’impatto sui centri abitativi limitrofi; 5/ nelle prescrizioni all’autorizzazione si pone il veto a trasformazione da un impianto a biomasse ad un impianto a CDR; 6/ se il bilancio ambientale della zona dia segnale positivo nel miglioramento della qualità della vita del centro abitativo della città di Canosa; 7/ se l’impianto sia il più tecnologicamente avanzato; 8/ se una commissione comunale e di cittadini, tra i quali anche tecnici di associazioni, possano liberamente visitare e controllare l’impianto; 9/ se il sansificio sito a 800 metri venga delocalizzato dato che la legge prevede una distanza di almeno 2 km dal centro abitato; 10/ se la pianificazione degli impianti a biomasse a livello regionale garantisca un’adeguata distribuzione sul territorio che riduca al minimo l’impatto ambientale e un piano di approvvigionamento delle biomasse documentato da  accordi preventivi con fornitori.

Legambiente: ‘sì agli impianti a biomasse ma se di filiera corta’ ultima modifica: 2009-12-15T12:19:09+00:00 da Redazione



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