(biblus.acca.it). Una profonda revisione del sistema di controllo degli impianti termici è destinata a entrare in vigore a partire dal 2026. Secondo quanto anticipato da fonti di stampa specializzate, uno schema di Decreto del Presidente della Repubblica predisposto dal Ministero dell’Ambiente prevede l’eliminazione delle ispezioni fisiche obbligatorie per gli impianti di climatizzazione invernale con potenza termica nominale inferiore a 70 kW.
La soglia individuata ricomprende la quasi totalità delle caldaie domestiche murali e a basamento installate nel settore residenziale. Si stima che la riforma interessi circa 20 milioni di generatori termici attualmente in esercizio sul territorio nazionale.
Dal controllo in loco alla verifica documentale
Il nuovo impianto normativo introduce un cambio di paradigma: le ispezioni periodiche effettuate presso l’utenza da tecnici incaricati dagli enti locali verrebbero sostituite da controlli documentali a distanza. La verifica della conformità impiantistica e dell’efficienza energetica sarebbe quindi affidata all’analisi dei rapporti di controllo e dei dati trasmessi dai manutentori attraverso i catasti regionali degli impianti termici.
Il decreto stabilisce una periodicità quadriennale standard per i controlli di efficienza energetica su scala nazionale. Tuttavia, viene riconosciuta alle Regioni la facoltà di introdurre frequenze più ravvicinate, a condizione che la deroga sia supportata da una motivazione tecnico-scientifica ritenuta adeguata. Una previsione che rischia di accentuare le differenze territoriali nei livelli di vigilanza.
Attualmente alcune Regioni, come la Lombardia, adottano sistemi ispettivi più stringenti, sottoponendo annualmente a verifica un campione significativo del parco impianti, pari a circa il 5%, con finalità di monitoraggio delle prestazioni energetiche e delle emissioni.
Impatti sulla sicurezza degli impianti a gas
La riduzione delle ispezioni fisiche solleva interrogativi rilevanti sul piano della sicurezza. I dati raccolti dal Comitato Italiano Gas indicano che nel periodo 2019-2023 si sono verificati 1.119 incidenti domestici legati all’uso del gas, con 128 vittime e 1.784 feriti. Un quadro aggravato dall’elevata età media degli impianti: circa 7 milioni di caldaie hanno superato i 15 anni di esercizio, soglia oltre la quale aumentano in modo significativo i rischi di guasto.
L’assenza di controlli in loco potrebbe ritardare l’individuazione di criticità quali combustione incompleta con produzione di monossido di carbonio, perdite di gas, degrado degli scambiatori e malfunzionamenti dei dispositivi di sicurezza.
Efficienza energetica e obiettivi ambientali
Sul versante ambientale, la riforma potrebbe incidere negativamente sul contenimento delle emissioni e sui consumi energetici, soprattutto nelle aree già soggette a criticità della qualità dell’aria. La mancata regolazione ottimale dei parametri di combustione comporta infatti maggiori consumi di gas naturale, in contrasto con gli obiettivi di efficienza e decarbonizzazione fissati dalle direttive europee EPBD.
Le associazioni di categoria, tra cui l’Unione Artigiani, hanno espresso preoccupazione per una semplificazione amministrativa che rischia di tradursi in un abbassamento degli standard di sicurezza e di controllo, con possibili ricadute economiche e sanitarie sulla collettività.
La fase di transizione
L’entrata in vigore della riforma richiederà un periodo di adeguamento dei sistemi informativi regionali e delle procedure operative. Sarà necessario definire criteri oggettivi di analisi del rischio per individuare gli impianti da sottoporre comunque a ispezione fisica, garantendo al contempo tracciabilità delle manutenzioni e affidabilità dei dati dichiarati.
La sfida per il legislatore consisterà nel bilanciare semplificazione e tutela, evitando che l’alleggerimento burocratico comprometta la sicurezza degli utenti finali e il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali.
fonte: biblus.acca.it



