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Storie di riscatto, storie di guerra, storie che dovrebbero risvegliare le coscienze di tutti

Storie di sopravvivenza: Hamed, immigrato accolto a Mezzanone

"Aiutarci a casa nostra?" Impossibile. Non possiamo tornare nei nostri paesi"


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Manfredonia, 16 aprile 2018. Negli ultimi anni l’opinione pubblica si è espressa parecchie volte sulla realtà di Borgo Mezzanone. Tanti reportage fotografici, tante testimonianze dei pochi abitanti, tanto scontento. L’idea che sia un luogo dove si manifesta tutta la tragicità del’immigrazione, con i suoi problemi di povertà, di criminalità, di abbandono di minori e molto altro, è radicata da tempo nell’immaginario collettivo del nostre territorio, così tanto che ci sembra impossibile pensare a storie a lieto fine. Eppure esistono, anche se non vengono mai raccontate.

Storie di riscatto, storie di guerra, storie che dovrebbero risvegliare le coscienze di tutti quando ci sentiamo in diritto di dire la nostra su temi delicati quali l’immigrazione. Tra queste vi è la storia di Hamed, un giovane adulto di 28 anni proveniente da Kabul, in Afghanistan.

(traduzione dall’intervista in inglese)

Quando sei arrivato in Italia? E cosa ti ha portato fin qui, così lontano da casa?
Era il 2010. In Afghanistan lavoravo con l’ambasciata italiana, ma ciò ha rappresentato l’inizio di un grosso problema per me: mi sono imbattuto nei talebani, che non accettavano che io lavorassi con gli occidentali. Così mi trovai a scegliere: smettere di lavorare con loro o incontrare la morte. Per me ho scelto un altro destino: la fuga. Ho lasciato la mia famiglia e sono fuggito via. Tornare in Afghanistan oggi significherebbe per me girare con un mirino appeso al collo. Sono scappato senza mezzi, ci ho impiegato sei mesi per arrivare qui. Ho viaggiato a piedi e in barca e il primo paese europeo a cui sono approdato è stato Foggia.

E cosa ne è stato della tua famiglia?
Ho una piccola famiglia, un padre, una madre e due fratelli. Ho aiutato i miei fratelli a lasciare l’Afghanistan, invece non ce l’ho fatta ancora ad aiutare i miei genitori, sono ancora lì.

Come è stato il tuo arrivo a Foggia?
Appena arrivato non è stato facile per me. La polizia ci trattava male, nessuno ci aiutava, niente acqua o cibo per tanto tempo… così mi sono detto: “no, non posso restare qui in Italia”. Sono andato allora in Olanda, ma lì non potevano aiutarmi: mi suggerirono di tornare in Italia, e non continuare a vagare per l’Europa, perché avendo lavorato in un’ambasciata italiana solo loro avrebbero potuto aiutarmi. Tornato a Foggia mi hanno collocato a Borgo Mezzanone.

Raccontami la tua esperienza a Borgo Mezzanone.
Fui accolto presso la Casa Speranza e raccontai la mia storia: fui immediatamente accolto e mi hanno aiutato con i documenti. Ancora oggi quando torno in Italia li passo a trovare. C’era un bel clima, vivevo con tante persone di nazionalità e religione diverse. Ho passato un bel periodo senz’altro, per sei mesi ho lavorato, ho imparato l’italiano…

Com’era convivere cristiani e musulmani sotto lo stesso tetto?
Io sono musulmano e non ho avuto alcun problema, anzi. C’era un clima di serenità, pace e armonia. Quelle persone per me erano prima di tutto esseri umani, non importa se nelle loro preghiere invocano Dio o Allah. Ho stretto amicizia con i preti cattolici del posto che mi hanno aiutato a integrarmi nella comunità e mi hanno accettato per quello che sono, non per la mia religione. Sono fuggito dall’Afghanistan perché altri musulmani estremisti mi dicevano che era sbagliato fare amicizia col nemico cristiano, ovviamente non potevo che essere felice di condividere con loro quell’esperienza.

E adesso?
Adesso vivo in Germania. Avrei tanto voluto restare in Italia, tantissimo… purtroppo alcune regole me lo hanno impedito. Ad esempio, avrei dovuto trovare una casa in pochissimi mesi, cosa che non sono riuscito a fare. Ma è soprattutto grazie all’aiuto pratico che ho ricevuto a Borgo Mezzanone se oggi posso viaggiare per l’Europa e vivere dove voglio.

Cosa vorresti dire a chi afferma: “Aiutiamoli a casa loro”?
Impossibile. Non possiamo tornare nei nostri paesi, specialmente lì dove c’è la guerra. Meglio patire la fame qui che morire sotto le bombe a “casa nostra”. Non sento la mancanza dell’Afghanistan, perché dovrebbe?

A cura di Carmen Palma,
Manfredonia 16 aprile 2018

Redazione StatoQuotidiano.it – Riproduzione riservata

Storie di sopravvivenza: Hamed, immigrato accolto a Mezzanone ultima modifica: 2018-04-16T21:56:36+00:00 da Redazione



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