CulturaScuola e Giovani
"Mi sono trovata sempre puntuale con gli appuntamenti che toglievano qualcosa"

Aspettando l’esame di Stato.. con tutte le sue buste

"Sapersi muovere tra il previsto e l’imprevisto. Questa è la vera prova cui siamo stati tutti chiamati, secondo me, da sempre, al di là delle formule in cui si è normata la prova"


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Quanti esami di stato ho visto nella mia vita? Praticamente tutti. Ah, no, uno me ne manca, a ripensarci bene.

Mi sono trovata sempre puntuale con gli appuntamenti che toglievano qualcosa: l’esame di quinta elementare, l’esame di passaggio dal ginnasio al primo anno di liceo classico.

Quindi non ho conosciuto l’esamone in cui si portava il programma di tutte le materie di ben cinque anni ma quello, apparentemente più soft, ma sotto la spada di Damocle della sorte, in cui per l’orale “una materia la sceglieva la commissione, la seconda invece il maturando”, mantra fiducioso nell’arte persuasiva dell’unico membro interno!

Ci andò decisamente male in quella III liceo sezione H del Liceo ginnasio “Augusto” di Roma, anno 1972.

Ci furono la bellezza di sette bocciati.

Il membro interno, la professoressa di Latino e Greco, non solo fu zittita dalla commissione ma le fu impedito di essere presente durante lo svolgimento della seconda prova, la traduzione di un elogio dei morti dal Menesseno di Platone.

Inutile precisare che nessuno di noi, più di trenta  ragazzi e ragazze, comprese che si stava parlando di … morti.

Di Platone sapevamo poco o nulla.

Dei programmi sapevamo poco perché poco era stato fatto.

Come impiegavamo il tempo durante l’ultimo anno scolastico, vi chiederete giustamente.

Nei cortei, con botte da orbi fra due schieramenti naturalmente contrapposti.

Nelle assemblee: ogni mattina c’era la sorpresa di qualche assemblea su Ho Chi Min o su Mao Tze Tung (dove era di rigore esibire il libretto rosso per appartenere all’ortodossia pensante, altrimenti si era a mala pena tollerati), sulla lotta operaia contro la famiglia Agnelli, luogo geometrico di tutti i mali della penisola e non solo.

In qualche okkupazione.

Eravamo nel 1972.

Contigui alla rivoluzione permanente. Quella armata e quella parlata.

Rammento le indagini segrete su quali temi fossero stati dati nelle scuole italiane in Africa, per cercare di carpire il segreto dell’Autore scelto dal ministero.

Fatica vana: non ne azzeccammo uno.

Nessuno di noi, inoltre,  ebbe in orale la materia che auspicava! Con il risultato che ho detto, di molti bocciati, nonostante pomeriggi lunghissimi  e notti insonni a casa mia, un gruppetto, a ripetere (?) matematica, la materia che era stata regalata quasi a tutti con quella che considerammo allora una grande perfidia.

Non sapevamo nulla di matematica. La nostra insegnante scriveva alla lavagna strani segni con una mano, mentre nell’altra teneva l’eterna sigaretta. Per riposarsi da tanta fatica, mentre i miei terribili compagni di classe le tiravano addosso carte di tutte le forme di cui lei non si accorgeva, ci parlava di quanto era bravo il suo ex allievo Gigi Proietti.

Che ne è stato di me studentessa in questa “scuola non scuola”?

Quando la scuola era seria ?!!

Mi sono iscritta a Lettere classiche, sono stata cooptata ad entrare nell’Università come assistente del mio Prof. di Letteratura greca e di Storia della lingua greca, poi sono venuta qui in Puglia, mia terra d’origine, dove sono diventata docente di Latino e Greco al liceo classico “V. Lanza”, prima nella sezione staccata di Ascoli Satriano e poi alla sede centrale di Foggia.

Impossibile spiegare questa scelta.

Certo è che il latino e il greco me lo sono studiata da sola all’Università …

Questi sono i miei ultimi esami da insegnante, con la mia amata 5 D.

Si è aperto e si è chiuso un cerchio.

Molte cose sono cambiate. Ma non lo spirito indagatore dei ragazzi, che attivano fonti segretissime alla maniera di super agenti segreti pur di conoscere tutte le manie dei commissari esterni.

Né è mai cessato il toto-temi.

Né la disperazione di fronte, per fare un esempio recente, all’Aristotele incautamente lungo dato alla maturità dello scorso anno.

Non difficile. Ma inutilmente lungo. Le quattro ore non erano sicuramente sufficienti per venire incontro alle esigenze di tutti i maturandi.

Le commissioni sempre creative: tutti esterni e il povero cirenaico interno; Tre + tre + il presidente; tutti interni tranne il presidente.

Sono alcuni anni che si va sul 3+3 con il presidente, il quale cerca in tutti i modi di non arrivare mai alla contrapposizione frontale, per non umiliare gli interni.

Va dato atto alla saggezza di tanti presidenti, spesso Presidi,  di essere quasi sempre riusciti ad evitare una guerra civile.

Quest’anno c’è la novità di un esame cambiato in corso d’opera.

Io avrei aspettato.

Ma questo è. E mentre le simulazioni sulle due prove scritte hanno rasserenato in qualche modo i ragazzi, resta l’incognita dell’orale e delle 3 buste fra cui il candidato deve scegliere.

Come la signora Longari dei tempi lontani, quando la tv era in bianco e nero e la faceva da padrone un italoamericano di nome Mike Bongiorno. Con le buste o con le domande la uno, la due, la trè.

Non devono esserci domande sul programma di nessuna materia ma tutto deve riguardare il programma di cui si dà conto nel documento del consiglio di classe finale.

Ci devono essere documenti, sulla cui natura girano tante scuole di pensiero.

Quando scoprirò l’arcano, ve lo farò sapere. Promesso.

Intanto per i ragazzi del ’72 come me e per questi del 2019 e per tutti gli altri che sono stati con me in questi lunghi anni (volati però troppo presto) l’esame fa sempre paura.

Sono già ansiosi di loro, gli alunni, quando devono conferire su argomenti con i docenti  che conoscono bene.

Tutti o quasi si sono trovati ad ogni esame di maturità sempre di fronte al Nuovo da gestire, non nel senso che non conoscono le tracce orali e scritte, ma nel senso che devono, dopo cinque anni, parlare con docenti che non conoscono, confrontarsi con loro che rappresentano il resto della società, saper parlare in pubblico e saper raccogliere velocemente le idee fra conosciuto e sconosciuto.

Sapersi muovere tra il previsto e l’imprevisto.

Questa è la vera prova cui siamo stati tutti chiamati, secondo me, da sempre, al di là delle formule in cui si è normata la prova.

Una prova che è di iniziazione, di passaggio all’età adulta, non severa come quella praticata dagli antichi greci al limite della sopravvivenza, ma nemmeno facile dal punto di vista psicologico.

E sono sicura che avverrà anche quest’anno quello che si è verificato ogni anno: guarderanno negli occhi i loro professori, quelli conosciuti, e poi inizieranno a parlare con tutti, con una giusta dose di paura. Di sana paura, però.

Quella sana paura che ha consentito all’homo sapiens di sopravvivere ai pericoli per  millenni.

A cura di Maria Teresa Perrino

Aspettando l’esame di Stato.. con tutte le sue buste ultima modifica: 2019-06-16T21:11:58+00:00 da Redazione



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