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ERIKA ELENA GALASSI Due sorelle transgender, una storia di coraggio e libertà: Erika ed Elena Galassi e la loro battaglia contro i pregiudizi

Oggi Erika vive a Bisceglie, mentre Elena si è trasferita a Roma, dove lavora come make-up artist

AUTORE:
Giovanna Tambo
PUBBLICATO IL:
16 Giugno 2026
Attualità // Regione-Territorio //

BISCEGLIE/MOLFETTA – Due sorelle, due percorsi di transizione, una sola battaglia: quella per il diritto di essere sé stesse. È la storia di Erika ed Elena Galassi, nate a Molfetta e cresciute in una famiglia numerosa che, in un’epoca in cui parlare di identità di genere era ancora un tabù, ha saputo offrire loro ciò che spesso manca a tanti giovani: amore, ascolto e accettazione.

Oggi Erika vive a Bisceglie, mentre Elena si è trasferita a Roma, dove lavora come make-up artist. Le separano centinaia di chilometri, ma il legame che le unisce è rimasto intatto. Un rapporto costruito attraverso esperienze condivise, sacrifici, momenti difficili e una straordinaria capacità di sostenersi a vicenda.

Entrambe hanno intrapreso il percorso di transizione in giovane età: Erika a 16 anni ed Elena a 17. Una scelta vissuta alla fine degli anni Ottanta, quando il tema della transizione era quasi assente dal dibattito pubblico e il peso dei pregiudizi era ancora più forte, soprattutto nel Mezzogiorno.

«Non abbiamo mai dovuto giustificarci con la nostra famiglia», racconta Erika. «I nostri genitori ci hanno amate senza condizioni. Ci hanno permesso di crescere sentendoci libere di essere ciò che eravamo davvero».

Una testimonianza che assume un significato particolare nel mese dedicato al Pride, quando migliaia di persone in tutta Italia rivendicano il diritto all’autodeterminazione e al rispetto della propria identità.

Ma la vita di Erika ed Elena non è stata segnata soltanto dall’affetto familiare. Nel corso degli anni hanno dovuto fare i conti con discriminazioni, insulti e momenti di grande sofferenza.

Tra gli episodi più dolorosi, l’aggressione transfobica subita da Erika in un locale della provincia di Barletta-Andria-Trani. Un uomo la insultò e la colpì violentemente mentre si trovava insieme alla madre disabile. Una vicenda che suscitò indignazione e che finì sulle cronache nazionali, diventando simbolo di una violenza che molte persone transgender continuano ancora oggi a subire.

Da quel momento Erika ha scelto di trasformare il dolore in impegno civile. Attraverso i social network, dove è seguita da oltre 130 mila persone su TikTok e da migliaia di utenti su Instagram, racconta la propria esperienza e promuove messaggi di inclusione, rispetto e consapevolezza.

La sua attività divulgativa l’ha portata a partecipare a programmi televisivi e a intervenire pubblicamente sui temi dei diritti LGBTQIA+, della lotta all’omotransfobia e della tutela delle persone più vulnerabili.

Accanto all’attivismo per i diritti civili, Erika porta avanti anche il proprio impegno per la tutela degli animali, una passione che occupa da anni una parte importante della sua vita.

Nel frattempo Elena, lontana dai riflettori ma sempre presente, continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale. Dopo la scomparsa dei genitori, il rapporto tra le due sorelle si è rafforzato ulteriormente, trasformandosi in una vera alleanza affettiva.

«Siamo molto diverse caratterialmente», racconta Erika. «Lei è creativa, dinamica, sempre piena di idee. Io sono più riflessiva e portata all’ascolto. Eppure siamo lo specchio l’una dell’altra».

La perdita della madre, avvenuta pochi anni fa, ha rappresentato uno dei momenti più difficili della loro vita. Erika l’ha assistita fino agli ultimi giorni, custodendo quel legame familiare che entrambe considerano il fondamento della propria forza.

Oggi la loro storia parla soprattutto ai giovani che affrontano dubbi, paure e solitudine. A chi teme il giudizio degli altri. A chi cerca il coraggio di fare coming out o semplicemente di vivere in modo autentico.

Per Erika ed Elena la libertà non è mai stata un traguardo scontato. È stata una conquista quotidiana, ottenuta affrontando ostacoli, pregiudizi e sofferenze. Una battaglia che continua ancora oggi, ma che le due sorelle combattono con la stessa convinzione: nessuno dovrebbe essere discriminato per la propria identità.

La loro testimonianza dimostra che l’accettazione può cambiare una vita, che il sostegno della famiglia può fare la differenza e che essere sé stessi non è un privilegio, ma un diritto fondamentale.

Una storia di resilienza, amore e dignità che continua a parlare a migliaia di persone, ben oltre i confini della comunità LGBTQIA+.

Rielaborazione https://www.spyit.it/

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