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Poveri in Italia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
16 Luglio 2010
Psicologia //

In Italia povertà assoluta pari al 4,9% (thumb.gallery.poveri.jpg)
Roma – NEL 2009 l’incidenza della povertà relativa è stata pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Tenuto conto dell’errore campionario, la povertà risulta stabile rispetto al 2008. Nel 2009, il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.

L’incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l’incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all’11,3%). L’incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l’assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.

POVERTA’ RELATIVA PARI, NEL 2009, A 983,01 EURO – Nel 2009, la linea di povertà relativa è risultata pari a 983,01 euro ed è di circa 17 euro inferiore a quella del 2008. Nel 2009, infatti, la spesa per consumi ha mostrato una flessione in termini reali, particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. La condizione delle famiglie con i consumi più contenuti non risulta peggiorata rispetto a quella delle altre famiglie.

NUOVI POVERI ? LA FAMIGLIA COPRE I DISOCCUPATI – Il motivo per il quale la povertà non è cresciuta nell’anno della crisi va ricercato nella lettura fornita dal Rapporto Annuale dell’Istat sul mercato del lavoro e la deprivazione nel 2009; in tale periodo, infatti, l’80% del calo dell’occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine, mentre due ammortizzatori sociali fondamentali hanno mitigato gli effetti della crisi sulle famiglie: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l’occupazione e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori maggioritari tra i cassaintegrati).

NEL 2009 le famiglie in condizioni di povertà relativa pari ad oltre 2,5 mln – La povertà relativa In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657 mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera popolazione. La stima dell’incidenza della povertà relativa (la percentuale di famiglie e persone povere sul totale delle famiglie e persone residenti) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona, che nel 2009 è risultata di 983,01 euro (-1,7%) rispetto al valore della soglia nel 2008). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come povere.

VARIAZIONI NEL MEZZOGIORNO – IL Mezzogiorno, infine, dopo l’aumento osservato tra il 2007 e il 2008, non presenta variazioni significative, confermando un valore quattro volte superiore a quello rilevato nel resto del Paese. In sintesi, il fenomeno della povertà relativa continua a essere maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, tra le famiglie più ampie, in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni; è fortemente associato a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (37,8%) è di quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9%).

CONGIUNTURA ECONOMICA E LINEA DI POVERTÀ – La linea di povertà relativa, per come è definita, si sposta di anno in anno a causa della variazione sia dei prezzi al consumo, sia della spesa per consumi delle famiglie o, in altri termini, dei loro comportamenti di consumo. Nell’analizzare la variazione della stima della povertà relativa si deve, dunque, tener conto dell’effetto dovuto a entrambi gli aspetti. Nel 2009, la linea di povertà relativa è risultata pari a 983,01 euro ed è di circa 17 euro inferiore a quella del 2008. La linea di povertà del 2008 rivalutata, in base all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (pari a +0,8%), risulta pari a 1.007,67 euro e l’incidenza di povertà, rispetto ad essa, sale all’11,7% (2.880mila famiglie povere). La differenza tra le due stime rappresenta il numero delle famiglie, circa 223mila, con una spesa per consumi superiore alla soglia di povertà del 2009, ma inferiore alla soglia di povertà del 2008 rivalutata. Si tratta, in altri termini, delle famiglie che hanno conseguito livelli di spesa lievemente inferiori, a prezzi costanti, a quelli del 2008, ma che non risultano povere se si tiene conto della diminuzione delle condizioni di vita medie della popolazione.

Nel Mezzogiorno alla più ampia diffusione della povertà si associa anche una maggiore gravità del fenomeno. L’intensità è, infatti, pari al 22,5% e la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere residenti nel Sud e nelle Isole è di circa 50 euro inferiore a quella delle famiglie povere del Centro-nord (762 euro contro gli 811 e 812 euro del Nord e del Centro). Osservando il fenomeno con un maggior dettaglio territoriale, l’Emilia Romagna rappresenta la regione con la più bassa incidenza di povertà (pari al 4,1%), seguono la Lombardia, il Veneto e la Liguria, con valori inferiori al 5%.

La povertà risulta, infine, meno diffusa tra i single e le coppie senza figli di giovani/adulti (di età inferiore ai 65 anni): l’incidenza è pari al 2,8% tra i primi e al 5,8% tra le seconde. Se il livello d’istruzione della persona di riferimento è basso (nessun titolo o licenza elementare) l’incidenza di povertà è elevata (17,6%) ed è quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (4,8%).

I livelli più bassi di incidenza di povertà si osservano tra le famiglie dove tutti i componenti sono occupati (3,6%) o dove la presenza di occupati si combina con quella di componenti ritirati dal lavoro (6,5%). Nel primo caso si tratta soprattutto di giovani occupati, single o in coppia; nel secondo di famiglie di monogenitori e di famiglie con membri aggregati dove la pensione del/i genitore/i si combina con l’occupazione dei figli. Le famiglie a rischio di povertà e quelle più povere La classificazione delle famiglie in povere e non povere, ottenuta attraverso la linea convenzionale di povertà, può essere maggiormente articolata utilizzando soglie aggiuntive, come quelle che corrispondono all’80%, al 90%, al 110% e al 120% di quella standard.

FOCUS, IL TESTO COMPLETO DELLA RICERCA ISTAT – Testo integrale ricerca Istat

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