Foggia
Conferenza stampa. Mons. chiede un tavolo alle istituzioni e segnala i casi di disabilità mentale in provincia

Pelvi: “Questa è una città dove la gente è troppo povera dal mattino”

Il Conventino chiude ma l’accoglienza si fa nell’ex casa del clero. Cambio anche per l’Istituto di scienze religiose


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Foggia. “Ogni tanto si diffonde la notizia che il vescovo vuole chiudere qualcosa ma non è così, il Conventino è possibile che riapra ma alcuni tecnici esperti ci hanno detto che aveva problemi igienico-sanitari e che era difficile la disinfestazione”. La struttura che ospitava la Caritas, con servizio mensa e lavanderia, ha detto l’arcivescovo Mons. Vincenzo Pelvi, è stata trasferita in altra sede, nella zona antica di Foggia dove una volta c’era la casa del clero. Può ospitare 22 persone, al momento ce ne sono 10 di cui 8 di nazionalità nigeriana e 2 italiani. “Tutti inviati dalla Prefettura e con regolare permesso di soggiorno”, ha ulteriormente precisato.

Il servizio mensa è stato sostituito con il catering affidato a persone “di cui mi hanno parlato molto bene, il cuoco è africano”, ha aggiunto Giusi Di Girolamo, direttrice della Caritas e  per 11 anni missionaria in Guinea Bissau, dove ha aperto un orfanotrofio. Anche alcuni medici dell’ospedale di Foggia si sono recati in Africa per missioni, e, a loro volta, alcuni studenti di medicina sono venuti a Foggia. “Al Convetino, di proprietà della Regione, si pagava 600 euro al mese, non una cifra esosa ma, dovendoci trasferire,  abbiamo pensato di risparmiare sulle derrate e sui detersivi a favore della gente povera. Noi non siamo un’impresa di accoglienza, e facciamo quello che possiamo fare cercando di superare le paure nei confronti dell’altro”.

Gli ospiti italiani e nigeriani fra i 18 e 60 anni

Dalla Caritas così com’è stata concepita in questi anni alla casa di accoglienza che, secondo i gestori della diocesi “ha dato agli ospiti una dimensione di famiglia”, solo il cuoco ha perso il suo contratto ma “momentaneamente”, per gli altri si trattava di volontari.

Gli ospiti hanno dai 18 ai 60 anni, i più adulti fra i 50 e 60 e sono italiani. Uno dei due, emigrato a Bolzano, dopo la chiusura della fabbrica, è tornato a Foggia non potendo più contare su nessun supporto, dunque si è rivolto alla diocesi.  Gli avevano trovato un lavoro, che ha perso, e ne sta cercando un altro con l’aiuto dell’arcivescovo.

La Caritas, negli anni, è sempre stata un punto di riferimento per la città, per italiani poveri e stranieri, esposta in più occasioni – come abbiamo avuto modo di verificare nei vari colloqui con i volontari ed ex direttori- all’arrivo di qualsivoglia persona dall’esterno e a qualche problema di sicurezza, mentre la convivenza tra ospiti, di nazionalità diversa, è sempre stata abbastanza tranquilla.  E’ ovvio che una chiusura, senza spiegazioni, da parte della Curia, ha alimentato varie ipotesi, dunque la conferenza stampa di stamattina. I giovani nigeriani  vanno  a scuola ed hanno conseguito una certificazione di base sull’uso della lingua italiana, supportati dalla mediatrice culturale. “Abbiamo bisogno di gente esperta”, precisa l’arcivescovo. Insomma, pare che il mancato utilizzo della sede storica sia stata l’occasione per cambiare qualcosa. Ad esempio, la destinazione d’uso del centro che, nella programmazione di un percorso artistico di carattere religioso fra chiese, monumenti ed edifici della diocesi, aveva pensato di riservare questi ambienti (ora adibiti a casa di accoglienza) per laboratori, mostre d’arte, centro di coordinamento dei turisti. “Su questo itinerario torneremo, è solo rimandato, le persone vengono prima delle opere d’arte”.

“Non a norma l’Istituto di Scienze religiose”

Anche l’Istituto di scienze religiose per laici è stato spostato in quello che, una volta, era l’Istituto Maria Regina, pagando un affitto. “La sede della scuola non era a norma, non a aveva vie d’uscita,  non aveva la rampa per disabili, si sta pensando di valorizzarlo in futuro per la biblioteca, che contiene pergamene del 1100 e documenti di battesimo del 1800, utili per ricostruire la storia di alcune famiglie importanti della città”.

Continueranno ad essere distribuiti i 120 pasti al giorno, per il serale a Gesù e Maria, dal 22 luglio al S.S. Salvatore dove c’è una casa di accoglienza per donne straniere con bambini.

“Pensiamo di affittare dall’istituto delle case popolari una struttura grande per la distribuzione dei pasti”, che sarà probabilmente ubicata in via Guido Dorso. “Serve un tavolo sulla povertà che coinvolga tutte le istituzioni- ha aggiunto con tono grave l’arcivescovo- e ognuno deve assumersi la propria responsabilità, i bilanci devono essere pubblicizzati per capire come viene distribuito l’aiuto, ci sono tante associazioni come i Fratelli della stazione che danno una mano”.    Ma evidentemente non basta: “Abbiamo un problema di disabilità mentale che riguarda 6mila persone in provincia, alcune sono quasi nascoste, le famiglie non le comunicano. A ciò si aggiunge che Foggia è una città in cui si è troppo poveri dal mattino, e la gente fa figli perché ha l’assegno”.

A cura di Paola Lucino,

Foggia 16 luglio 2018

Pelvi: “Questa è una città dove la gente è troppo povera dal mattino” ultima modifica: 2018-07-16T19:17:07+00:00 da Paola Lucino



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Commenti


  • Paolo De Lorenzo

    Monsignor Generale Pelvi, può sempre aiutarci con la sua lauta pensione!

    …provveda ai foggiani più poveri.

    Cosa ne dice?

    Sarebbe davvero una bella azione!

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