Gaetano Rampello, il poliziotto di Raffadali che ha confessato di aver ucciso il figlio di 24 anni, è stato condannato definitivamente a 9 anni e 4 mesi di carcere. Il delitto avvenne il 1° febbraio 2022, quando Rampello sparò al figlio in strada con un intero caricatore di pistola. La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso questa sentenza, decisamente più mite rispetto ai 21 anni inflitti in primo grado. Con il mancato ricorso, la sentenza è diventata esecutiva.
Dopo la condanna di primo grado, Rampello era stato posto agli arresti domiciliari. Ora, i Carabinieri lo hanno trasferito al carcere “Di Lorenzo” di Agrigento in esecuzione di un ordine di carcerazione. Il 60enne, poliziotto in servizio al Reparto Mobile di Catania, ha beneficiato delle attenuanti generiche e della provocazione, con l’esclusione delle aggravanti della premeditazione.
L’omicidio avvenne in piazza Progresso a Raffadali, durante l’ennesima lite tra padre e figlio. Quel giorno, il giovane Vincenzo Gabriele aveva chiesto altri 30 euro al padre. Al rifiuto del genitore, scoppiò una lite culminata con l’aggressione del figlio. Rampello, in risposta, usò la sua arma di ordinanza, sparando 14 colpi che colpirono il figlio alle spalle.
Subito dopo l’omicidio, Rampello si consegnò ai carabinieri presenti a una fermata del bus, confessando il delitto. Dietro questo tragico episodio c’erano anni di violenze e conflitti tra padre e figlio, alimentati dai problemi psichici del giovane. Vincenzo Gabriele viveva con uno zio dopo uno dei numerosi litigi col padre, ma continuava a chiedergli denaro, come avvenne il giorno dell’omicidio. Secondo la testimonianza di Rampello, il figlio lo aveva strattonato per ottenere altri soldi, portando il padre a reagire con i fatali spari.



