NAPOLI – Un’organizzazione dedita al rilascio di presunti titoli di laurea privi di valore legale è finita al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli. Su richiesta della Procura, il Gip del Tribunale partenopeo ha disposto misure cautelari nei confronti di 37 persone, indagate a vario titolo per associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di pubblici sigilli.
L’indagine ha preso avvio da una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha consentito agli investigatori di raccogliere elementi sull’esistenza di un’organizzazione che avrebbe rilasciato lauree attraverso un ateneo non accreditato presso il Ministero e, quindi, non abilitato a conferire titoli aventi valore legale.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ente pubblicizzava sul proprio sito internet corsi di laurea triennale e magistrale in Sociologia e Scienze Turistiche, richiedendo una quota annuale di iscrizione di 1.500 euro. Per conferire maggiore credibilità all’offerta formativa, venivano inoltre riportati presunti riferimenti ad accreditamenti e iscrizioni presso enti pubblici e utilizzato anche il logo della Regione Campania, elemento che gli investigatori ritengono funzionale a dare un’apparenza di ufficialità all’istituzione.
Le attività investigative, sviluppate anche attraverso l’analisi di fonti aperte, hanno documentato la diffusione online di articoli, immagini e video relativi a cerimonie di conferimento delle lauree e di lauree honoris causa, consentendo di individuare numerosi destinatari dei titoli.
Nel corso delle perquisizioni è stata accertata, secondo gli inquirenti, l’assenza di una reale struttura universitaria. Nelle abitazioni dei principali indagati sarebbe stata inoltre rinvenuta un’ingente documentazione cartacea relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di 459 certificati di laurea, oltre a 49 titoli honoris causa, tutti recanti il sigillo contraffatto della Regione Campania.
Sulla base degli elementi raccolti, il Gip ha disposto il sequestro preventivo del sito internet, delle pagine Facebook e Instagram riconducibili all’ente, nonché dei certificati di laurea triennale e magistrale oggetto delle condotte contestate.
La Procura precisa che il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.



