Ridotte in secondo grado le condanne per tre cittadini di Vieste coinvolti nell’inchiesta “Crypto”, accusati di aver favorito la latitanza del boss garganico Marco Raduano e, in alcuni casi, di aver partecipato ad attività di spaccio di droga.
La terza sezione della Corte d’Appello di Bari ha ratificato gli accordi raggiunti tra la Procura generale e le difese degli imputati, riconoscendo pene inferiori rispetto a quelle stabilite in primo grado.
Michele Gala, 39 anni, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per favoreggiamento aggravato dalla mafiosità, con una riduzione rispetto ai 2 anni e 8 mesi precedenti. Domenico Mastromatteo, 33 anni, ha ottenuto una pena di 3 anni per favoreggiamento e concorso nello spaccio insieme a Raduano, mentre in primo grado gli erano stati inflitti 3 anni e 6 mesi. Marco Rinaldi, 32 anni, è stato condannato a 1 anno e 9 mesi per concorso nello spaccio, contro i 2 anni e 2 mesi stabiliti inizialmente.
I tre imputati, tutti viestani, si trovano agli arresti domiciliari. È stata invece separata la posizione di Antonio Germinelli, 35 anni, anche lui originario di Vieste, condannato in primo grado a 3 anni e 2 mesi per favoreggiamento e spaccio. L’uomo, difeso dall’avvocato Carlo Alberto Mari, è libero con il divieto di dimora a Vieste e sarà giudicato da un altro collegio.
Nel procedimento il Comune di Vieste si è costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Michele Fusillo.
L’operazione “Crypto”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia e dai carabinieri, portò a sette arresti il 4 dicembre 2024 sulla base anche delle dichiarazioni rese da Marco Raduano e dal suo ex braccio destro Gianluigi Troiano, entrambi successivamente diventati collaboratori di giustizia.
Il processo di primo grado, celebrato davanti al gup di Bari il 16 settembre 2025, si concluse con sette condanne. Tra gli imputati figuravano anche Raduano e Troiano, ai quali furono contestati episodi legati al traffico di droga e ad altri fatti connessi alla criminalità organizzata.
A Raduano venne inflitta una condanna a un anno per l’importazione di 20 chili di droga durante la latitanza e per il coinvolgimento nell’incendio dell’auto della madre del collaboratore di giustizia viestano Orazio Lucio Coda. Troiano ricevette invece una pena di 10 mesi per concorso nell’importazione degli stupefacenti.
Marco Raduano, considerato ai vertici dell’omonimo clan alleato con i gruppi Romito, Ricucci e Lombardi nella guerra di mafia garganica contro gli schieramenti rivali, evase il 24 febbraio 2023 dal carcere di Nuoro, dove stava scontando una condanna a 19 anni per traffico di droga.
Dopo un anno di latitanza tra Francia e Spagna, con alcuni passaggi anche sul Gargano, venne catturato il primo febbraio 2024 a Bastia, in Corsica. Poco dopo decise di collaborare con la giustizia, fornendo agli inquirenti informazioni sulle dinamiche interne ai clan foggiani, sulle alleanze criminali e sulle persone che lo avrebbero aiutato durante la fuga.
Anche Gianluigi Troiano, dopo una latitanza durata oltre due anni e terminata con l’arresto in Spagna nel gennaio 2024, ha intrapreso un percorso di collaborazione con la magistratura, raccontando episodi legati agli affari mafiosi, ai traffici di droga e ai fatti di sangue che hanno segnato la criminalità organizzata del territorio.
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



