È ricoverato da due settimane nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Dea Fazzi di Lecce il 43enne Stefano Giancane, operaio di Monteroni, rimasto gravemente ferito in seguito a un violento pestaggio scaturito da un diverbio stradale.
L’uomo si trova in prognosi riservata. Le sue condizioni sono stabili ma ancora molto gravi. L’aggressione risale allo scorso 1° luglio, quando il 43enne si era fermato in una stazione di servizio lungo la tangenziale est di Lecce.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto sarebbe nato dopo una manovra contromano lungo una strada a senso unico. A fare luce sull’accaduto sono anche le immagini dell’impianto di videosorveglianza, descritte dal fratello della vittima.
“La ricostruzione che emerge dalle immagini delle telecamere del circuito di videosorveglianza fa orrore” ha dichiarato Roberto Giancane. “L’aggressore, un giovane uomo palestrato, lo raggiunge alle spalle tramortendolo con due pugni per poi trascinarlo fuori dal bar della stazione e colpirlo ripetutamente con violenza, mentre mio fratello, che è esile di corporatura, resta esanime per terra, senza reagire. Poi lo lascia vicino alle pompe di benzina, come un rifiuto qualsiasi e se ne va, senza neppure chiamare i soccorsi”.
L’aggressione è avvenuta davanti ad alcuni testimoni. Il presunto responsabile, un 42enne residente a Cavallino, si è presentato spontaneamente alcuni giorni dopo agli investigatori, accompagnato dal proprio legale.
L’uomo avrebbe riferito di aver perso il controllo perché riteneva che la vittima, percorrendo contromano la strada ad alta velocità, avesse messo in pericolo i suoi due figli piccoli, che si trovavano in auto con lui. Ha inoltre chiesto scusa alla famiglia, dichiarandosi disponibile a risarcire i danni.
Nei suoi confronti gli agenti della Squadra Mobile di Lecce hanno proceduto con una denuncia a piede libero per lesioni gravissime, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire nei dettagli quanto accaduto.
La famiglia della vittima, però, respinge qualsiasi ipotesi di riconciliazione. Roberto Giancane ha ribadito: “Non ci potrà mai essere perdono e i suoi soldi non li vogliamo. Io e la mia famiglia chiediamo solo che venga fatta giustizia, perché è di tentato omicidio che si tratta”.
Lo riporta ansa.it.



