MANFREDONIA – Ci sono profumi che non appartengono soltanto alla cucina. Sono il filo invisibile che lega l’infanzia alla memoria, la famiglia alla propria terra. Basta sentire il sugo di pomodoro che sobbolle lentamente sul fuoco, il profumo del basilico appena raccolto o quello della menta di montagna per ritrovarsi, in un istante, nelle estati di un tempo.
Era agosto. Il sole era già alto, ma la giornata iniziava molto presto. Nelle campagne di Manfredonia si raccoglievano i pomodorini maturi, ancora umidi di rugiada, destinati a diventare una salsa densa e profumata. Le lumache, preparate con pazienza e cura per giorni secondo l’antica tradizione contadina, erano pronte per incontrare quel sugo rosso, arricchito soltanto da ingredienti semplici e genuini.
La cucina si riempiva lentamente del vapore del pomodoro che cuoceva a fuoco lento. Il profumo invadeva ogni stanza, mentre dalle finestre aperte entravano la brezza del mare e il vento che attraversava i pini. Era un’atmosfera che oggi sembra appartenere a un altro tempo, ma che continua a vivere nei ricordi di chi l’ha vissuta.
A mezzogiorno la tavola era quasi pronta. Accanto alle lumache arrivavano le tripoline, che nel dialetto di Manfredonia sono conosciute come “ljaiunurìcce”. Un piatto povero, nato dalla tradizione, ma capace di raccontare una cultura fatta di sacrificio, rispetto per la terra e amore per i sapori autentici.
Il Sud non era soltanto una geografia. Era uno stile di vita. Era il benessere delle cose semplici, dei prodotti coltivati nell’orto di casa, del pane condiviso, dei pranzi consumati lentamente con tutta la famiglia riunita. Ogni sapore custodiva una storia, ogni profumo diventava un ricordo destinato a rimanere nel tempo.
Ed è forse questa la vera ricchezza della nostra terra: la capacità di emozionare ancora attraverso un piatto della tradizione. Perché quel profumo di pomodoro, quelle lumache cucinate come una volta e quel vento che arrivava dai pini continuano a vivere nella memoria di chi è cresciuto a Manfredonia.
Sono ricordi che non hanno età. Ricordi che, ancora oggi, riescono a commuovere come quando, da bambini, bastava sedersi a tavola per sentirsi felici.
A cura di Claudio Castriotta.



