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CERIGNOLA A14 Cerignola, assalto ai portavalori sull’A14: nelle indagini i clan foggiani e le dichiarazioni dei pentiti

Dna, intercettazioni e tabulati telefonici alla base delle quattro nuove ordinanze cautelari

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
16 Agosto 2026
Cerignola // Cronaca //

(gazzettamezzogiorno). CERIGNOLA – Tracce di Dna, intercettazioni e analisi dei tabulati telefonici. Sono alcuni degli elementi raccolti nell’inchiesta sul tentato assalto compiuto il 27 ottobre 2025 lungo l’autostrada A14, nei pressi di Porto Recanati, ai danni di due furgoni blindati della Vedetta Mondialpol che trasportavano quasi tre milioni di euro in contanti.

Gli accertamenti hanno portato, nelle scorse ore, all’arresto di quattro uomini originari della provincia di Foggia, tre dei quali già detenuti per altre vicende giudiziarie. Il gip di Ancona, Carlo Masini, ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia marchigiana, competente per la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere riguardano Andrea Baratto, 45 anni, di Foggia, detenuto dal 18 marzo per un altro tentato assalto a un portavalori nei pressi di Bologna; Luigi Ferro, 47 anni, di San Marco in Lamis, in carcere dall’11 maggio nell’ambito dell’inchiesta su un duplice omicidio di mafia commesso ad Apricena nel giugno 2017; Francesco Scelsi Caggiano, 58 anni, di Cerignola, arrestato il 28 maggio con l’accusa di aver partecipato a due assalti falliti contro sportelli bancomat in provincia di Teramo; e Giuseppe D’Angelo, 55 anni, di Foggia, l’unico che si trovava in libertà.

Secondo l’impostazione accusatoria, Baratto, Ferro e Scelsi Caggiano avrebbero fatto parte del commando armato entrato in azione sull’A14, mentre D’Angelo avrebbe fornito supporto logistico ai presunti complici.

Subito dopo l’assalto erano già stati arrestati in flagranza tre cerignolani: Savino Costantino, 57 anni, rimasto ferito durante il conflitto a fuoco con le guardie giurate; Giuseppe Rubbio, 52 anni; e Savino Pugliese, 44 anni. Sono complessivamente quattordici le persone indagate dalla Dda di Ancona.

Le accuse contestate

I sette arrestati rispondono, a vario titolo, di concorso in tentata rapina, tentato omicidio dei cinque vigilantes presenti a bordo dei blindati, detenzione e porto illegale di esplosivi e armi, anche da guerra, tra cui fucili Kalashnikov. Vengono inoltre contestati la ricettazione di sette veicoli — tra furgoni, automobili e motociclette — utilizzati durante l’azione, la falsificazione delle targhe e l’interruzione della circolazione autostradale.

Tutti i reati sarebbero stati commessi, secondo gli inquirenti, avvalendosi del metodo mafioso e con l’obiettivo di agevolare alcune delle principali organizzazioni criminali attive nel Foggiano.

Nell’ordinanza si fa riferimento al clan Piarulli-Ferraro di Cerignola, al gruppo garganico Romito-Ricucci-Lombardi e alle batterie della Società foggiana riconducibili ai Sinesi-Francavilla e ai Moretti-Pellegrino. Per l’accusa, gli assalti ai portavalori rappresenterebbero una consolidata fonte di finanziamento per questi sodalizi.

Le tracce biologiche

Un ruolo centrale nell’indagine è attribuito agli accertamenti scientifici. Secondo quanto riportato dal gip, il Dna di Baratto sarebbe stato isolato su una bottiglietta rinvenuta all’interno di un autocarro Iveco Daily, utilizzato dal commando dopo la fuga a piedi dal luogo dell’assalto.

Un capello attribuito a Ferro e una mascherina con tracce biologiche riconducibili a Scelsi Caggiano sarebbero stati invece trovati in un furgone rubato. Il mezzo, sul quale vennero arrestati Rubbio e Pugliese, fu intercettato dalla polizia lungo una strada parallela all’autostrada. Secondo gli investigatori, sarebbe servito a recuperare gli autori materiali dell’assalto e ad assicurare loro la fuga.

Le analisi avrebbero inoltre stabilito che il sangue rinvenuto sull’asfalto apparteneva a Costantino, rimasto ferito nella sparatoria con i vigilantes.

Quanto a D’Angelo, il giudice sostiene che avrebbe fornito un contributo determinante al gruppo, noleggiando poche ore prima dell’azione un furgone destinato al recupero dei complici. Con lo stesso mezzo sarebbe poi rientrato in Puglia insieme a Baratto, Ferro e Scelsi Caggiano.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Nel fascicolo sono confluite anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia viestani Marco Raduano e Danilo Della Malva e dei fratelli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo. Le loro testimonianze erano già state utilizzate dalla Dda di Bari nell’indagine che, nel luglio scorso, aveva portato a otto arresti e alla ricerca di altre due persone per l’assalto a un portavalori avvenuto a Toritto il 6 novembre 2024.

Raduano avrebbe riferito che il gruppo Lombardi-Ricucci-La Torre disponeva di una propria cellula specializzata negli assalti. Secondo il collaboratore, il coordinamento generale sarebbe stato affidato a gruppi cerignolani legati ai fratelli Piarulli, che avrebbero reinvestito parte dei proventi in attività economiche intestate a prestanome.

Andrea Quitadamo avrebbe invece descritto i rapporti tra i gruppi criminali del Gargano, di Cerignola e di Foggia, indicando Luigi Ferro come un esponente di rilievo nella zona di San Marco in Lamis e come punto di collegamento con il clan Moretti e con ambienti criminali cerignolani.

Anche Della Malva avrebbe parlato del presunto ruolo di Ferro, descrivendolo come particolarmente esperto nella guida di automobili e mezzi pesanti, comprese le ruspe utilizzate per bloccare o rovesciare i furgoni blindati.

Le accuse e le ricostruzioni contenute nell’ordinanza dovranno ora essere verificate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it

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