Cinema

Prometheus – R. Scott, 2012


Di:

Ridley Scott (fonte: ridleyscott.net)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Prometheus
Nazione: Stati Uniti
Genere: fantascienza

DUNQUE alla fine è così che è andata.
Al quinto colpo ce l’hanno fatta.
Chapeau.

Seconda importante attesa (di massa) per la nuova stagione cinematografica, il 14 settembre approda nelle sale italiane il ritorno alla fantascienza DOCG di Ridley Scott, con un ritardo di tre mesi rispetto all’uscita americana causa latitanza estiva del pubblico davanti ai grandi schermi. L’ultimo lavoro dell’acclamato regista riprende le fila della saga di Alien e sposta la narrazione qualche anno prima (ventinove per l’esattezza) dell’ormai storico capitolo del ’79 per raccontarci una missione nello spazio a seguito di importanti ritrovamenti archeologici. Destinazione: un lontano pianeta […]1.

Prometheus - Poster

Prendiamola alla lontana per evitare furenti seppur giustificate irritazioni e per ora discutiamo di “frivolezze”: Prometheus è o non è un prequel?
Dopo le iniziali intenzioni di Scott di farne un antefatto, tra voci trapelate e affermazioni dello stesso regista sembrava che la parola prequel fosse stata messa al muro e fucilata con lo snobbismo di prendere distanze da una semplice e consueta manovra: Prometheus doveva dar luogo ad una nuova mitologia.
Trascurando questa, che, dopo la visione del film, appare come una minaccia, resta chiaro sui titoli di coda che il lavoro di Scott si colloca nello stesso universo del filone Alien ed è un prequel per eventi e rimandi, anche se non si aggancia esattamente là dove cominciava il primo capitolo. Che le intenzioni sui successivi episodi – sì, ce ne saranno – siano di colmare il buco narrativo mentre magari si racconta altro per ora è materia ignota, anche se il sospetto è forte. Prometheus infila uno dopo l’altro succulenti bocconi per i fanatici dei plot, più che per i cinefili, e mostra a sprazzi elementi di trama che lasciano piacevolmente gratificati per i richiami alla memoria.

Prometheus - Poster

Ma Scott non si accontenta. No, lui è il regista del primo Alien, di quello che è ormai considerato da tantissimi un capolavoro del genere, lui è ritornato in quel mondo e lui deve farci sentire la sua impronta. Con la regia? Ma neanche per scherzo! Con il ricalco della struttura. E così c’è […]2. Ma i rimandi non finiscono qui e sono così tanto smaccati e inopportuni che ci si chiede, increduli, il perché di tutto questo. Laddove stessa operazione era stata fatta più sensatamente con Predators, qui appare solo il gioco di un regista cui, forse, la vecchiaia ha riesumato un inatteso infantilismo scambiando le necessità del proprio pubblico più maturo per quelle di ragazzini.

Dopo la prima maestosa sequenza iniziale, fascinosa ma non eccelsa, la narrazione prende piede e si avverte sin da subito l’assenza di qualcosa. Nonostante la struttura logica del racconto sia rispettata e gli eventi procedano deterministici come passaggi causa-effetto, manca la tensione nella sua accezione più generale, il motivo che ci dovrebbe legare a quegli avvenimenti, il carisma dell’operazione e degli stessi personaggi. Colpa principale di una sceneggiatura che, come nella migliore e becera moda degli ultimi tempi, viene affidata a un “rispettabile e rinomato” master della tv, quel Damon Lindelof resosi famoso per la sceneggiatura della serie Lost. Ed ecco che nella piccola metratura di un film tutto diventa televisivo, propinato a ritmo di tamburo senza alcun carico emotivo a precedere le azioni. Gli stessi dialoghi sono cancro per questo Prometheus, privi di mordente, a volte banali, non aiutano a far crescere alcun legame fra pubblico e pellicola, la quale diviene, pertanto, solo e unicamente un dettato di avvenimenti di fantascienza.

Prometheus - dal film

Mentre a tratti il film pare cercare le atmosfere rarefatte del primo fantastico Alien – e non ci riesce -, altrove cerca la tensione action del secondo meraviglioso capitolo di Cameron – e non ci riesce. Nel frattempo Scott sente la necessità di raccontarci tutto quello che aveva in mente, ma non sa più dirlo coi tempi giusti. Così somministra ogni evento con una programmaticità disarmante: si sospetta che accadrà una certa cosa e quella accade prima che si finisca di pensarla. La seconda parte di Prometheus è didattica nell’illustrare questa Waterloo, di una rapidità di costruzione nella successione degli accadimenti che non dà il tempo di caricarli di tensione prima e di farli propri e gustarli dopo, esattamente l’opposto di quanto accadeva non solo nel cult del ’79 ma in uno qualunque dei restanti tre capitoli della saga.

Le delusioni, purtroppo, non terminano qui e sono tutte indipendenti sia dal confronto con i precedenti illustri episodi che dalle aspettative tradite dell’appassionato.
Troppe volte Prometheus chiede allo spettatore una sospensione dell’incredulità inadeguata, rasentando il limite del ridicolo: […]3. Inoltre passaggi non del tutto chiariti – […]4 – e soluzioni un po’ azzardate – […]5 – sembrano dirigere le considerazioni sul film tutte su uno stesso versante. Interpretazioni degli attori, anche dei più quotati, solo potabili e Noomi Rapace si fa notare, al contrario, solo per la paura della sopravvalutazione negli ultimi tempi delle sue performance attoriali.

Prometheus - dal film

Cosa resta di Prometheus?
Un semplice e potabile film di fantascienza che ci dà qualche delucidazione telegrafica sui fatti, ne apre di nuovi, ha fatto divertire il signor Scott – gli ingegneri! ma si può? -, farà incassare altri soldi al botteghino con i sequel e farà bestemmiare gli Alien-fan senza paraocchi.

Dunque alla fine è così che è andata.
Al quinto colpo ce l’hanno fatta.
A intaccare la saga che, nonostante le perplessità di tanti sul terzo capitolo e la diffusa sottovalutazione del quarto – fu anche di chi vi scrive -, si era creata una nicchia aurea di grande ammirazione nella storia della fantascienza. E il colpevole? Come nei migliori gialli, l’insospettabile, proprio lui, il regista di Alien e Il gladiatore, scritto per i distratti in fondo ai cartelloni promozionali di Prometheus.

Già, ma siamo più precisi.
Laddove, ieri, era il regista di Alien che creava, oggi è quello de Il gladiatore che distrugge.
E questa distruzione, Ridley, siamo spiacenti, non te la perdoneremo mai.

CANDIDATURE Oscar 2013 – migliori effetti speciali (Richard Stammers, Trevor Wood, Charley Henley e Martin Hill)

Valutazione: 6/10
Spoiler: 9/10

altreVisioni

Milano calibro 9, F. Di Leo (1972) – primo capitolo della trilogia del milieu di Di Leo, affascina per struttura e sceneggiatura e perde solo per qualche intepretazione raffazzonata. Bravo Moschin * 6.5
La mala ordina, F. Di Leo (1972) – secondo episodio della trilogia del milieu, il più debole, si salva solo grazie alla definizione, per accumulo, del protagonista, un simpatico Mario Adorf * 5
Cattivissimo me, P. Coffin & C. Renaud (2010) – giocattolo poco curato nei personaggi e nella storia, divertente solo per chi ha cominciato a ridere ieri * 4.5

In Stato d’osservazione

Ribelle – The Brave, M. Andrews & B Chapman (2012) – animazione, Pixar * 5set
Bella addormentata, M. Bellocchio (2012) – Venezia 2012 * 6set
E’ stato il figlio, D. Ciprì (2012) – Venezia 2012 * 14set


[…]1 che potrebbe svelare all’uomo le proprie origini
[…]2 la spedizione, c’è la scoperta di strutture aliene, uomini che vi entrano e alcuni che ci lasciano la pelle o vengono contaminati, c’è l’androide, ci sono degli xenomorfi, l’impiantazione aliena nel grembo, una missione nascosta dietro quella ufficiale e c’è una (mezza) eroina
[…]3 il geologo Fifield che ritorna in vita mutato dal liquido nero e saltella come un posseduto aggrappandosi magicamente alle pareti; l’intervento all’addome di Elizabeth che non pare giustificare una ripresa a tempi azzerati dell’operata, la quale accusa solo saltuari mal di stomaco (sic!)
[…]4 i motivi che spingono David a infettare Charlie
[…]5 Peter Weyland e il vero scopo della missione

Prometheus – R. Scott, 2012 ultima modifica: 2012-09-16T18:04:53+00:00 da Redazione



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Commenti


  • spaziocon

    brutto film, poca fantascienza, tanto spatter.


  • Guido

    Siete stati decisamente generosi: a mio avviso questo film è insipido con una trama all’acqua di rose. Ridley Scott ha “toppato” senza se e senza ma. Il mio voto personale: 4/10.


  • antifuffa83

    Boh… che dire? Sono rimasto pure io deluso da questo film, non mi ha quasi per nulla coinvolto né emozionato. Probabilmente le mie aspettative erano alte, ma oggettivamente è parso pure a me per tutta la durata del film solo “un dettato di avvenimenti di fantascienza.”

    Anzi a vedere questa animazione: http://www.youtube.com/watch?v=JLbcZggwVCw e ripensando al film certe scene paiono piuttosto ridicole…

    A mio parere poi, la saga è stata intaccata già nel quarto capitolo “la clonazione”, ma che rimane tuttavia molto più godibile, coinvolgente e capace di tenerti in tensione di Prometheus.

    Per concludere non mi piace proprio Noomi Rapace. So che molti mi criticheranno e non saranno d’accordo, e per quanto reciti bene e per quanto credo abbiano scelto con giudizio per il cast, è un’attrice che “a pelle” mi sta antipatica. Neanche Sigourney Weaver mi piace come donna, ma non provo questa repulsione che ho nei confronti di Noomi Rapace. Non so da cosa dipenda, ma credo sia capitato a tutti nella vita di provare la stessa sensazione su persone sconosciute e non sapere il perché, no? 🙂

    Ad ogni modo se dovessi dare un voto al film voterei 6, ma proprio perché mi piace la fantascienza e amo il genere, ma di certo non è un film che merita di finire sullo scaffale dei bluray accanto alla quadrilogia di Alien. Che peccato però, il trailer finto di TED con Peter Weyland è veramente epico, peccato che il film raggiunga a malapena la guardabilità.


  • sartorius

    Brutto film ( in tutto e per tutto ). Il preludio Op.28 n.15 di Chopin sui titoli di coda mi ha dato, poi, il colpo di grazia ( è riuscito a rovinare anche Chopin oltre alla saga). Sono uscito dal cinema stordito; preso alla sprovvista!

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