Lavoro

Vertenza Hydro, si torna a trattare. Azienda: “Trovate un acquirente”


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I lavoratori della Hydro (Copyright PF - Stato)

Bari – UN NUOVO rinvio, al 23 mattina. Ma, a differenza del passato, dopo l’incontro svoltosi questo pomeriggio (giovedì, e prolungatosi per buone tre ore e mezzo) di fronte alla task force della Regione Puglia, la Hydro è adesso alle corde, costretta a rivedere i suoi piani di smantellamento incondizionato. La Daunia ha reagito, prorogando e riaprendo, almeno per una settimana, una partita che sembrava già chiusa. Per la testardaggine della Hydro. Ma anche per l’incredibile e colpevole concussione della Confindustria della Provincia di Foggia, tutta schiacciata, apparentemente senza motivo alcuno, sulle posizioni di un’azienda che si sta battendo per lasciare nuove macerie sull’economia di Capitanata. E così, fuori d’ogni previsione, quello di venerdì prossimo, potrebbe essere il passo decisivo per scrivere la parola fine su una vertenza inquietante per il mondo dell’impresa e del lavoro di Capitanata. Da quest’incontro, verosimilmente, dipenderà il Natale di 42 famiglie sanseveresi e foggiane.

Ottimo, qualora le proposte di sindacati ed istituzioni fossero, anche solo in parte, recepite dai vertici della HBS. Sul piatto della bilancia, il fermo della procedura e la sua ridiscussione. Obiettivo: la ripresa della produzione, foss’anche a ranghi ridotti o a seguito di una riconversione dell’industria. Pessimo, al contrario, se l’imperativo dei quadri fosse quello di dar seguito alla procedura, licenziare al primo gennaio e puntare sulla contoterzizzazione.

Giochi riaperti: “Trovate un acquirente”. A prendere una settimana di pausa è stata però proprio la Hydro, finita al centro del fuoco incrociato politico-sindacale. Un segnale positivo, dunque, da parte delle istituzioni di Capitanata. Il duo di amministratori Elena Gentile-Leonardo Lallo, sostenuto dal consigliere regionale del partito Democratico Dino Marino, non hanno ceduto il campo alla contrattazione a perdere. Certo, a livello ufficiale, i vincoli imposti dalla Hydro sono rigorosi. Ma non c’è da dimenticare che la base di partenza era una resa senza condizioni alla mobilità. La Hbs, in particolare, ha chiesto che, se revisione deve essere, e allora che “qualcuno si impegni a trovare degli acquirenti”. Condizione alla quale si dice pronta a cedere, per intero, il suo pacchetto volumi. Ma chi sia quel “qualcuno” e come debba fare, questo qualcuno, a rinvenire, sul mercato, eventuali interessati, resta un mistero da cui la multinazionale scandinava si sarebbe tirata fuori (la Hydro ha ammesso di aver cercato, da giugno, ma invano, di vendere l’impianto). Cosa, questa, che ha fatto letteralmente imbufalire la Regione: “Noi non siamo dei piazzisti di mercato – pare sia stata la risposta dell’ente – Non lo sono i sindacati e non lo è la politica cui, al massimo spettano le politiche aziendali. E, da parte nostra, possiamo garantirle”.

Fuori dal core business. Ma, prima di approdare a questa apertura, l’impresa ha continuato a sostenere che “lo stabilimento sanseverese è fuori dal core business aziendale”. Troppi, secondo Walter Lardini (direttore del Personale HbS), i 700 mila euro di sbilancio per un servizio che non sarebbe più né utile né richiesto. L’impresa punta ad esternalizzare l’ossidazione. Ed essendo, quella di San Severo, l’unica sede in cui la società realizza tale processo, vien da sé che non rimane che il suo smantellamento. Ma la consequenzialità non convince. Fiom e Uilm non ritengono commisurata una perdita di qualche centinaia di migliaia di euro (in tutto, i debiti italiani della Hydro si aggirano attorno ai 6 milioni, dunque quasi 10 volte tanto) allo sforbiciamento, e chiedono anzi di intervenire sugli sprechi. Il numero uno dei metalmeccanici pugliesi, Donato Stefanelli avrebbe, stando a voci giunte dall’interno, chiesto “un’analisi attenta dei conti”. Questo, anche per capire fino a che punto possa trattarsi di una contingenza economica o, magari, di una gestione non proprio oculata delle spese. Cambiare il metodo è un dovere, dunque. Anche per Stefanelli: “Chiediamo un approccio diverso al problema”. Che, poi, ammette di non voler issare bandiera bianca a nessuna condizione: “Non vi faremo andare via, a costo di tirarvi per i capelli, resterete in Puglia, a San Severo”.

I conti. Un’ipotesi, questa, che già era stata avanzata a Stato, circa un mese fa, proprio dai lavoratori e dal segretario generale Fiom di Capitanata, Tonino La Daga. Sia dallo stabilimento che dalla Camera del Lavoro erano volati stracci su possibili spese di formazione poco elegantemente scaricate sullo stabilimento dell’Alto Tavoliere, con tanto di lievitazione dei costi dell’impianto. Sulla vicenda, la Hydro tace e sorvola. L’ha fatto per due incontri, l’ha fatto alle sollecitazioni avanzate all’interno della fabbrica. E l’ha fatto anche quest’oggi, perseverando sulla strada del crollo della domanda. Alla task force, la Hydro ha presentato un calo drastico dell’attività in quel di San Severo, le cui maestranze sarebbero passate da una quantità di ossidazione di 3400 tonnellate del 2008 alle “meno di 2000” di quest’anno appena trascorso. Secondo i loro calcoli, al di sotto della soglia limite per la garanzia di pareggio in bilancio. “Non possiamo più permetterci di perdere ed il mercato va altrove, verso la verniciatura del laminato”, la difesa di Antonio Togna, responsabile di stabilimento. Lo stesso cui è toccato spiegare che, a dettare le scelte della multinazionale norvegese, siano “ragioni economiche ed altre di business”. Tradotto, la base che viene a mancare è la convenienza in soldoni. “Non siamo degli speculatori finanziari, ma un’impresa nasce per fare utili”, avrebbe rinfacciato a Regione e sindacati. “Non potete chiederci di andare con i conti in rosso”, il ragionamento. Alla luce di questo si spiegano le lettere di licenziamento dell’11 novembre, lo stop imposto all’ossidazione, il pensierino al conto terzi, il “taglio di rami che, se non sono proprio secchi, per lo meno non si possono dire far parte del core business dell’azienda”.

Uilm Puglia: “La prospettiva”. Il business, chiaramente, impone il guadagno. Tutto quanto si dirige in direzione contraria non interessa all’azienda. Che, però, deve far fronte alla dura risposta non solo della Cgil, ma anche della Uil. Dal segretario generale Uilm, il tarantino Alfonso Galiano (con lui, il numero uno dei metalmeccanici ex socialisti di Capitanata, Marcello Miroballo) è partita la sfida sul futuro. E’ stato lui, per primo, a chiedere una “costruzione di prospettiva”, una “modulazione della presenza dei dipendenti commisurata alle esigenze”, a chiedere di sondare l’alveo “delle scelte strategiche per vedere se ne esistono”. Tutto, a condizioni duali. “Se non sussistono le condizioni per trattare, inutile andare avanti”, avrebbe aggiunto.

Ma avanti si andrà, perlomeno per qualche giorno.


Redazione Stato@riproduzione riservata

Vertenza Hydro, si torna a trattare. Azienda: “Trovate un acquirente” ultima modifica: 2011-12-16T00:49:38+00:00 da Redazione



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