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I pellegrini sviano spesso verso il Salento, ma è Monte la meta finale della via Sacra Longobardorum

Monte Sant’Angelo, da meta finale dei cammini a tappa di passaggio

La mancanza di una politica economica mirata allo sviluppo del settore potrebbe, col tempo, far perdere la consapevolezza del tesoro che il Gargano custodisce


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Il nostro territorio è il testimone più importante di quella fetta di storia che affonda le sue radici nel VI secolo d.C., quando i Longobardi si stanziarono sul suolo italiano e fecero del Gargano terra prediletta del culto religioso. La rete dei cammini sacri, da secoli attraversati dai pellegrini di tutto il mondo, trova a Monte Sant’Angelo il culmine di quella che oggi chiamiamo via Sacra Longobardorum, un’estensione a Sud della via Francigena di età basso medievale che, a sua volta, collega Mont Saint Michiel in Francia con l’ Honor Monti Sancti Angeli. Monte era la meta finale di un lungo cammino che conduceva i pellegrini e i crociati verso la Terra Santa e, per questo, un tesoro inestimabile, testimonianza viva delle milioni di persone passate da lì. Qualcuno dice che la via Sacra Longobardorum sia nata per motivi turistici negli anni ’90, ma è innegabile la sua importanza storica in quanto anello di congiunzione tra l’Europa e la Terra Santa. Lo stesso territorio circostante è costellato da luoghi di sosta storici, come le cappelle votive che nel tempo sono diventate abbazie famose; ne sono un esempio quella di San Leonardo di Siponto e quella di San Giovanni in Lamis, oggi convento di San Matteo.
La dimensione mondiale del flusso di turisti che accorre in terra garganica per motivi religiosi si mantiene stabile ancora oggi dopo secoli e secoli, tenendo testa al noto Cammino di Santiago. Ma la mancanza di una politica economica mirata allo sviluppo del settore potrebbe, col tempo, far perdere la consapevolezza del tesoro che il Gargano custodisce. Non serve dilungarsi troppo nell’analizzare l’offerta di servizi a Monte Sant’Angelo (basterà nominare una sola importante mancanza per un sito Unesco, quella di un info point turistico), ma è quanto meno utile portare all’attenzione un’altra tendenza: nel cammino che unisce Roma – Benevento – Monte Sant’Angelo, i pellegrini sviano verso il Salento giunti verso la tappa di Troia. Pare che perfino certe cartine dei cammini propongano questi nuovi percorsi, spinti forse dalle nuove esigenze turistiche. Turismo e storia sono due dimensioni che dovrebbero andare di pari passo, ma questo non sempre accade. Quella che era la tappa conclusiva di un viaggio di fede e di spirito non può essere ridotta a una meta di passaggio o, peggio ancora, ignorata. Il “penoso e stancoso viaggio di sette giorni”, come lo definiva il Rituale di Ripabottoni, non è un semplice cammino, ma una strada da percorrere nella sua interezza originale perché rappresenta, con le sue molteplici tappe e richiami spirituali,il percorso di conversione che il fedele era chiamato a compiere non solo nell’era longobarda, epoca di passaggio dal culto pagano al cristianesimo, ma anche oggi. Una mancanza della tutela dei cammini sacri significa ignorare l’importanza storica che questi hanno avuto nella formazione della nostra identità culturale. Il culto micaelico dura da più di mille anni e la sola fede ha spinto milioni di pellegrini da tutto il mondo verso un unico punto. Una carenza a livello centrale potrà davvero cancellare tutto questo?

Si ringrazia Andrea Stuppiello per la consulenza storica

Monte Sant’Angelo, da meta finale dei cammini a tappa di passaggio ultima modifica: 2019-05-17T13:41:09+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Pasquale

    Ce lo meritiamo. Pochissime indicazioni. Non ci sono cartelli stradali che indichino un luogo riconosciuto Patrimonio Unesco. Anche le uscite autostradali (San Severo e Foggia) non indicano Monte. I montanari non sono legati a San Michele… Lo vedono come un “santo” per i forestieri. E altro…

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