Cinema

C’era una volta in Anatolia – N.B. Ceylan, 2011


Di:

Nuri Bilge Ceylan (fonte: movieplayer.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Bir zamanlar Anadolu’da
Nazione: Turchia, Bosnia
Genere: drammatico

C’ERA una volta in Anatolia, Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2011.
Uscita in Italia: un anno dopo, 13 sale, una in Puglia.
Sic.

Sinossi: due uomini si costituiscono per omicidio e con la polizia, un medico e il procuratore intraprendono un viaggio notturno in auto alla ricerca del cadavere sepolto. La notte sarà rivelatrice di caratteri e avvenimenti.

C'era una volta in Anatolia - Poster

Non si scoraggi lo spettatore timoroso, pronto a paventare un’autorevole “corazzata Potëmkin”, intimidito dalla provenienza festivaliera, i Paesi produttori e la considerevole durata (150 minuti). E’ vero, non si tratta di Men in Black e non si tratta neanche degli acchiappa-attenzioni Spielberg o Nolan, ma siamo altresì lontani da certo cinema importante troppo distante dagli schemi occidentali e che, pertanto, necessita di palati cinefili addestrati. C’era una volta in Anatolia è, anzi, esemplare in questo, e non per vicinanza ai modelli per noi più facili – non sarebbe un fattore di valore – quanto per incredibile capacità di render pieno ogni momento della sua lunga durata lasciando spiazzato il pubblico maturo – sì, possono abbandonare la sala i Transformers&Twilight boys -, che non vede accadere molto ma si scopre attento, desto, come per un’invisibile esca. Non una sola sequenza, non un solo passaggio gira a vuoto, è stanco o abbandonato a sé, ma parla di qualcosa, di qualcuno, è strutturato perfettamente per equilibrio di contenuto e maestria nella costruzione dei dialoghi.

Sbaglia di certo, d’altro canto, chi entra in sala aspettandosi un film di impostazione poliziesca o criminale, essendo il soggetto solo veicolo di un’opera più ambiziosa, rievocatrice di certo filone noir francese anni 70 per atmosfere e introspezione psicologica ma senza la stretta appartenenza al genere. Il bel lavoro di Ceylan cerca, vuole ed in parte riesce ad essere una parabola esistenziale di un gruppo di uomini che ha qualcosa di unico e personale da raccontare, ed è in questo senso che va vista la pienezza di cui si accennava: molti sono i momenti di meditazione, riflessione al di fuori della traccia criminale, e tutti meticolosamente ricamati per sceneggiatura, funzionali al vero obiettivo del film, il racconto di uomini tramite fatti anziché il contrario.

C'era una volta in Anatolia - Dal film

Ceylan si diverte e diverte con alcuni dialoghi, a tratti ammiccando il pulp tarantiniano – la prima chiacchierata in auto sullo yogurt è un’intro evocatrice dello Jules e Vince di Pulp Fiction sul Royale con formaggio – e ne è spesso caronte l’ottimo e simpatico Yılmaz Erdoğan, nel ruolo di capo della polizia locale, il più occidentale per vicinanza a stili recitativi già noti nel nostro cinema. Non sfigurano gli altri interpreti, tutti impeccabili e ottimamente scelti per i propri ruoli, che si offrono a maschere ben disegnate che si faticherà, a fine film, a slegare dagli attori.

A fronte degli indiscutibili aspetti positivi, gli obiettivi non sembrano, tuttavia, completamente centrati.
Pur soprassedendo su una seconda parte, diurna, meno solida per impianto, si avverte ancora un vuoto, una valle tra la complessità esistenziale dei personaggi che Ceylan si proponeva di raccontare e quanto giunge al pubblico. Il film appare un lavoro non del tutto compiuto, di gran lunga meno grezzo di tanta produzione che passa sotto i nostri occhi anno dopo anno, ma ancora lontano da quella autosufficienza che avrebbe reso questa pellicola un capolavoro. I temi scatenati e i profili psicologici proposti avrebbero meritato una scultura più raffinata per riuscire memorabilmente resi, un approfondimento che non può essere, purtroppo, solo affidato a silenzi tra dialoghi mai banali. L’impressione è che Ceylan ci abbia provato con grande onestà, ma le mire fossero molto alte. Gli assaggi o i riflessi sono in tutta la prima parte, un incantato e malinconico viaggio notturno raccolto e raccontato, per immagini e contenuti, negli stupendi fari delle auto che spaccano il buio, si allontanano, si avvicinano, illuminano cose, fatti e anime nei modi di un noir a fumetti. Il gioco dei dialoghi è un collante meraviglioso che apre squarci intimi sui personaggi, ma la sua pasta non viene abbastanza lavorata per elevare queste introspezioni ad opere d’arte comunicativa.

Un peccato il solo intravedere una grande ambizione.
Ancor più triste pensare che questo bel film sarà completamente trascurato da un’altrettanta grande parte del pubblico.
Da recuperare.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 7/10

altreVisioni

The children, T. Shankland (2008) – thriller crudele a base di bambini malvagi. A tratti originale * 6
Babbo bastardo, T. Zwigoff (2003) – tentativo di trasferire il B.B. Thornton dei Coen in una commedia scorretta. Solo qualche risata * 5
La battaglia di Algeri, G. Pontecorvo (1966) – la rivoluzione algerina in un affresco che è documentario e al contempo cinema di guerra. Leone d’oro a Venezia * 8
Danny the Dog, L. Leterrier (2005) – soggetto originale mal sfruttato e pretestuoso per le performance acrobatiche di Jet Li * 5

In Stato d’osservazione

Paura, Manetti Bros. (2012) – horror * 15giu
Chernobyl Diaries, B. Parker (2012) – horror * 20giu
La Cosa, M. van Heijningen Jr. (2011) – horror – prequel del cult di Carpenter * 27giu

C’era una volta in Anatolia – N.B. Ceylan, 2011 ultima modifica: 2012-06-17T15:21:20+00:00 da Redazione



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