Manfredonia

Comparti e modifiche art.29, cosa stabilisce la legge (XXXVIII/B)


Di:

Comparti residenziali Manfredonia, CA1 (statoquotidiano@)

Più interessante, sotto il profilo operativo, è l’obbligo, a carico dell’impresa installatrice, di attestare la conformità degli impianti degli edifici adibiti ad uso civile, alle prescrizioni di cui agli articoli 113 e 127 del T.U., nonché all’articolo 1 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, ovvero di produrre certificato di collaudo degli stessi, ove previsto o, infine, presentare certificazione di conformità degli impianti, ex artt. 111 e 126 del più volte citato T.U. Edilizia.

Documenti da esaminare entro 30 giorni da parte del competente ufficio comunale.

Statica dell’edificio.
Al riguardo, essendo il Comune di Manfredonia in zona sismica, è prevista l’acquisizione, da parte del Comune, della specifica certificazione regionale (ora provinciale) che attesti la perfetta rispondenza dell’opera eseguita, conformemente a quanto previsto dagli articoli 104, 105 e 106 del T.U. sull’edilizia
(articolo 64 del T.U. Stesso).

Infine, dichiarazione di conformità delle opere realizzate in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche di cui all’articolo 77 T.U,. edilizia, nonché ex articolo 82 del T.U. stesso in tema di eliminazione delle barriere per gli edifici esistenti.

Conseguenze del mancato rilascio.
Ovviamente, la situazione determinatasi a seguito del silenzio della Pubblica Amministrazione potrà essere legittima solo se l’edifico è conforme agli strumenti urbanistici ed al Permesso di Costruire e siano presenti le condizioni igienico sanitarie richieste per l’agibilità (in tal senso: Cass. pen., sez. III, 18.06.1997, n. 2113 – sez. III, 05.03.1997, n.4294).

Il rilascio del certificato, inoltre, non impedisce l’esercizio del potere di dichiarazione di inagibilità ai sensi dell’articolo 222 del T.U.L.S., con eventuale successiva ordinanza di sgombero e, nell’ipotesi di inottemperanza, la procedura coattiva, con esercizio del potere di autotutela della Pubblica Amministrazione. Nel caso di specie, si ritiene possa configurarsi la violazione dell’art. 650 codice penale, essendo l’ordinanza emessa per motivi di igiene. (Cass. pen., sez. I, 27.01.1998, n. 950).

A seguito della depenalizzazione intervenuta con l’art. 70 del d. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, la violazione all’obbligo di certificato di agibilità prevede, oggi, la sanzione amministrativa da € 77,00 ad € 464,00, in capo al proprietario dell’immobile. Competente a ricevere il rapporto ex art. 17 legge 689/1981 è il Comune, gli introiti spettano allo Stato, ai sensi dell’articolo 29 della legge 689 stessa. Trattasi di illecito “proprio”, che può essere commesso solo dal proprietario dell’immobile o da quei soggetti che l’interpretazione giurisprudenziale ha parificato al proprietario.

Sulla natura del reato previsto dal citato articolo 221, la giurisprudenza era quasi unanime nel ritenerlo permanente a condotta mista, ossia con un aspetto commissivo legato all’utilizzazione dell’edificio, ed uno omissivo relativo alla mancata richiesta di abitabilità, ed a ciò consegue che la cessazione dello stesso può avvenire solo con una condotta simmetricamente opposta ossia, dismettendo l’utilizzazione dell’immobile o provvedendo per la certificazione di abitabilità. (Cass. pen., sez. III, 05.03.1998, n. 364 – sez. III, 02.10.1997, n. 8903 – sez. VI, 07.02.1994, n. 3651 – SS.UU., 10.01.1994, n. 72 – sez. VI, 22.04.1988, n.4906 – sez. III, 17.03.1980, n. 3763 – sez. III, 19.01.1980, n. 643 – contra: sez. VI, 10.01.1991, n. 2804).

Ai fini dell’applicazione dell’art. 221 del T.U. delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, l’espressione “proprietario”, quale soggetto tenuto a richiedere la licenza di abitabilità, deve essere intesa in senso ampio tanto da ricomprendervi chiunque abbia una effettiva disponibilità anche solo materiale del bene, consistente nel semplice possesso o compossesso “uti dominus” dell’edificio o di parte di esso. Pertanto, deve considerarsi soggetto attivo del reato, oltre al legale rappresentante di cooperative o di enti aventi lo scopo di approntare abitazioni, anche il socio della cooperativa assegnatario o consegnatario e occupatario di fatto dell’immobile, salvo che difetti in esso la stessa volontà dell’azione per errore incolpevole determinato dall’altrui inganno”. (Cass., pen., sez. III, 20.02.1998, n. 2110).

Come si può vedere, con il T.U. sull’edilizia si ha la previsione del certificato di agibilità sia per le unità immobiliari con destinazione residenziale che per le altre il che, a sommesso parere di chi scrive, non ha un solo valore semantico ma, bensì, anche sostanziale, dal momento che il termine meglio rappresenta la necessità dell’esistenza di vari requisiti:
igienico – sanitari;
statica del fabbricato;
distribuzione dei vani e delle volumetrie;
impiantistica principale;
sicurezza;
accessibilità – Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 – Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche – ;
risparmio idrico ed energetico.

Il Certificato di agibilità ha grande rilievo, altresì, anche in ambito civilistico ed, in specie, in ordine ai diritti connessi al bene, specialmente per il caso di sua cessione (e tipicamente per il caso di acquisto in cantiere di abitazione di nuova costruzione), originando liti di una certa complessità.

La giurisprudenza prevalente ha sancito il principio che, a fini negoziali, il certificato è elemento essenziale dell’abitazione e, di conseguenza, la mancanza costituisca carenza di promessa qualità dell’oggetto (art. 1497 C.C. – mancanza di qualità essenziali del bene -). L’alienante di un’unità immobiliare descritta come
“abitazione”, cederebbe, senza il certificato, aliud pro alio (“Venderebbe cioè un manufatto non utilizzabile per assolvere una determinata funzione economico sociale quindi a soddisfare in concreto i bisogni che hanno indotto l’acquirente ad effettuare l’acquisto” – Cass. 10 giugno 1991, n. 6576)

Nel merito, è intervenuto anche il Giudice delle leggi che, con per quanto riguarda, in modo specifico, il rilascio della licenza di abitabilità o agibilità anche in deroga alle disposizioni vigenti, in seguito alla concessione in sanatoria, sancisce che:“la deroga riguarda solo i requisiti fissati da norme regolamentari e non anche i requisiti richiesti da disposizioni legislative (quali l’ex art. 4 del D.P.R. n. 425 del 1994), dovendo invece il Comune verificare che al momento del rilascio del certificato siano osservate tutte le norme di legge in materia di abitabilità e servizi essenziali relativi, quali quelle a tutela delle acque dall’inquinamento, sul consumo energetico, ecc.”.

Quindi, “non è venuta meno ogni tutela della salubrità degli edifici ed ogni verifica di idoneità delle infrastrutture, permanendo in capo ai Comuni tutti gli obblighi inerenti alla verifica delle condizioni igienico-sanitarie per l’abitabilità degli edifici, con l’unica possibile deroga ai requisiti fissati da norme regolamentari” (Corte Costituzionale, sentenza 18 luglio 1996, n. 256).

Nella speranza di aver fornito adeguati elementi di fattiva riflessione a tutte le richieste pervenute, colgo l’occasione per ringraziare tutti i lettori che nonostante tutto apprezzano il lavoro svolto dal sottoscritto e dalla redazione e ci sono vicini quotidianamente.

E’ solo una questione di stile.

(A cura di Carleo Santi Pinto)

Fonti
DE VITA M., La vigilanza urbanistica ed edilizia, Giuffré, Milano, 2002;
ASSINI, Diritto urbanistico, CEDAM, Padova, 2003;
BOSIO – CICALA M., Illeciti e sanzioni in materia edilizia e urbanistica, Giuffré, Milano, 1985;
DE VITA M., L’agibilità edilizia: aspetti del controllo e profili sanzionatori, Riccione 2007.

Comparti e modifiche art.29, cosa stabilisce la legge (XXXVIII/B) ultima modifica: 2013-06-17T20:52:18+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Rick

    Grazie. Ottimo lavoro.


  • Salvatore CLEMENTE

    Carleo siamo noi a doverla ringraziare per il pregiato servizio che svolge per la cittadinanza.
    Analizzando le fonti normative e le relative interpretazioni giurisprudenziali, dottrinali e personali che afferiscono le questioni più spinose della nostra amata Città, noi lettori possiamo acquisire gratuitamente importanti contenuti ed assumere con maggiore circostanza una personale posizione. Oppure abbiamo elementi da cui partire per ulteriori ed approfondite ricerche.
    Ci vorrebbero 100 Carleo in questa Città.


  • EDWARD CULLEN

    spero che modificano tutto,perche e una vergogna vedere un paese cosi sporco e senza nessun lavoro fatto

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