Manfredonia

Comunismo, le ideologie devono morire per far rivivere gli ideali


Di:

Comunismo (Ph: qelsi.it)

LE IDEOLOGIE DEVONO MORIRE PER FAR RIVIVERE GLI IDEALI:
UNA RISPOSTA PROVVISORIA A F. GIORGIO CISLAGHI, SEGRETARIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI FOGGIA,AD ANTONELLO SCARLATELLA ED ALTRI COMMENTATORI, PRODUTTORI DI RIFLESSIONI ED INFORMAZIONI
(a cura di Silvio Cavicchia – Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia” – silviocavicchia@libero.it)

La distinzione tra ideologia comunista, morta e/o in estinzione, e l’ideale comunista, ben vivo e, forse, immortale come ogni ideale, è fondata come le altre considerazioni fatte che in gran parte condivido; questa distinzione è inoltre sicuramente utile per un approfondimento delle concrete condizioni teoriche e pratiche dell’operare politico dei partiti della sinistra, storica ed attuale ed, in particolare, di Rifondazione Comunista e PCDI.

L’ideologia comunista come ogni ideologia, infatti, è un sistema organico di idee sulla società e sui gruppi che la compongono, predefinito e chiuso in sé che, pur tenendo conto di alcuni aspetti della realtà sociale pur partendo e fondandosi su dati di realtà, parziali e limitati,deforma la realtà sociale stessa, in modo tale che essa, l’ideologia,si trasforma, addirittura, nel suo contrario:negazione e stravolgimento di quella stessa realtà sociale che vuole rappresentare ed orientare.

L’ideologia diventa così non una guida per l’agire politico in direzione del cambiamento per il cambiamento, ma una copertura, un mascheramento, un inganno, un blocco della realtà sociale; diventa non una spinta al rinnovamento e alla trasformazione della società italiana, fondamento della lotta contro ogni disuguaglianza e ogni oppressione, ma diventa essa stessa un mezzo, forse il più potente perché abbaglia le coscienze, per mantenere lo status quo e le disuguaglianze sociali. La realtà sociale, infatti, è molto più complessa degli schemi utilizzati per comprenderla, non è riducibile ad un modello o ad una ideologia, in un certo momento storico ed in un determinato luogo e territorio specifico, ma va conosciuta e verificata nel suo concreto essere e nella sua evoluzione.

L’ideologia una volta affermatasi tende a generalizzarsi, a riprodursi meccanicamente e ha ritrovare solo in se stessa le ragioni del propri valore ed esistenza, tende ad essere riproposta automaticamente e tout court in ogni situazione, in ogni tipo di società negando così se stessa e la sua stessa origine: cioè essere un corpus di idee che nasce, comunque, dall’analisi, parziale e limitata, di una specifica realtà.

Perciò ogni ideologia deve morire, anche perché così riemergono con tutta la loro forza gli ideali emarginati, soffocati, imprigionati, resi impotenti e “solo strumentalmente simbolici”. Ogni ideologia deve morire per far rivivere gli ideali come valori-guida all’esistenza umana.

In Unione Sovietica e nei “così detti paesi comunisti satelliti”, nella realtà è stato realizzato, appunto, il contrario di quanto affermava l’ideologia comunista su cui si fondavano: dittaturaed autoritarismo, privilegi e disuguaglianze, nuove caste e nuovi feudatari, e non liberazione e democrazia sostanziale, non uguaglianza sociale e libertà dal bisogno.

La stessa cosa era ed è l’ideologia liberale, che, alle origini in Inghilterra e successivamente nel mondo occidentale, prometteva uguaglianza di opportunità a tutti e libera espressione delle proprie capacità perché così si sarebbe costruita una società migliore per tutti, meno diseguale, in cui il merito e l’impegno sarebbero premiati, e non le rendite ed i privilegi neo feudali.Così non è stato: tale ideologia serviva e serve a mascherare la realtà vera che era quella della riproduzione ed allargamento delle differenze sociali, la riproduzione di nuove caste sociali e dei privilegi in base all’appartenenza alle classi sociali. In tal modo è stata negata la stessa ideologia liberale: determinare la possibilità di ascesa sociale per tutti e la massima liberazione delle forze produttive attraverso il mercato, con conseguente “ricchezza” per tutti.Tale ideologia liberale ha negato così totalmente se sessa da arrivare, addirittura, a finanziare e sostenere lo sviluppo economico del proprio paese occidentale attraverso lo sfruttamento delle risorse e ricchezze dei paesi del terzo e quarto mondo e determinare, quindi, l’oppressione di popoli, il colonialismo e il neo colonialismo, invece che fondare le libertà, determinando anche la povertà e miseria di quei paesi. Oggi il nuovo liberismo, ideologia dominante mondiale, vuole riproporre la stessa situazione, in modo meno violento e cruento ma pur fortemente efficace.

Il PCI ha conquistato e mantenuto una grande forza di consenso e di guida politica, culturale e morale perché è riuscito a superare storicamente l’ideologia comunista iniziale, sia nel momento in cui si è concretamente sganciato dai legami di “sudditanza” ideologica e finanziaria col partito comunista sovietico e con l’U.R.S.S. e sia perché è riuscito ad elaborare una propria strategia politica, “una via italiana al socialismo”, a partire dall’analisi concreta della società italiana e dalla sua specifica storia, ben diversa dall’U.R.S.S. e dai cosiddetti paesi comunisti. Il PCI è riuscito a superare il togliattismo, rifacendosi teoricamente a Gramsci e concretamente alla realtà della gestione amministrativa quotidiana dei comuni e delle regioni italiane in cui dal dopo guerra il PCI era maggioranza, le così dette Regioni Rosse, la cui gestione operativa imponeva necessariamente una nuova concezione politico-ideologica più pragmatica, meno falsa e più realistica, che fu appunto la via italiana al socialismo.

Con Berlinguer si è andati oltre a questa concezione politico-ideologica, poiché la realtà sociale ed economica, italiana ed internazionale, era ulteriormente cambiata.Col “Compromesso Storico” e “La Questione Morale” e “La Disoccupazione dello Stato e degli Enti Pubblici da Parte dei Partiti”, che era uno degli aspetti dominanti della ideologia e sistema di potere democristiano, si avviava un nuovo processo di idee chepotessero essere la base per costruire una società migliore, più libera ed ugualitaria, più fraterna e solidale, nelle condizioni storicamente date.

La stessa cosa è avvenuta con l’ideologia democristiana, sistema chiuso di idee e di poteri, oggi finalmente morta almeno nella sua dimensione di collateralismo fra partito e chiesa, tra politica e fede, anche se alcuni suoi aspetti quali il clientelismo e l’occupazione-spartizione di potere pubblico in base alle tessere possedute è diventato, purtroppo, dominante nella Politica attuale e in ogni organizzazione politica. È chiaro che proprio la morte della ideologia democristiana libera, comunque, gli ideali e le forze più attive, vive e dinamiche, progressiste e “rivoluzionarie” presenti nell’ispirazione cristiana a l’impegno, nella Dottrina Sociale della Chiesa, nelle Encicliche Sociali enel Concilio Vaticano II, nel movimento operaio cattolico e nelle parole ed atti concreti del nuovo Papa Francesco.

Da tutto ciò deriva la necessità di superare ogni ideologia in quanto falsa e deformante la realtà, come sopra evidenziato, e di riprendere in mano i valori e gli ideali del cristianesimo, della rivoluzione francese e delle lotte, originarie ed originali, del movimento operaio che, nell’insieme hanno veramente cambiato la società, rendendola per tanti aspetti più giusta, più libera, più egualitaria, più solidale. In particolare i valori della rivoluzione francese sono tuttora vivi e vegeti sotto forma di ideali e di principi presenti in tutte le costituzioni democratiche. La libertà, l’uguaglianza, la fraternità da perseguire nella costruzione di una società e comunità col proprio impegno personale e collettivo, non hanno ancora trovato una forma organizzativa in un solo partito né ritengo sia possibile, ma sono disseminati nelle coscienze individuali e nella pluralità di organizzazioni sociali, partitiche e non, che all’interno ed all’esterno praticano pluralismo e democrazia, stabilmente, poiché nel proprio statuto sono presenti tali idealità e regole per praticarle.

Perciò oggi si naviga in un mare aperto e tempestoso dove tutto è difficile, non precostituito, problematico ed in qualche modo indeterminato, come testimonia la nascita e lo sviluppo del PD che pur essendo un partito nato sulla base delle nuove condizioni sociali ed economiche specifiche della società italiana,pur essendo un partito che tenta di mettere insieme gli ideali e le forze migliori per il cambiamento, a tutt’oggi non è riuscito a costruire alcun progetto nuovo.Si ripropongono vecchie logiche ideologiche e di contrasto, immobilismi, lotta intestina per conquistare privilegi personali e di gruppo, e non quel necessario confronto aperto e pluralistico delle idee e dei programmi, che aiuterebbe molto ad una sintesi ed integrazione delle diverse culture ideali presenti.

Purtroppo nel PD, in generale ed a Manfredonia, ci sono notevoli resistenze al rinnovamento di idee e ruoli dirigenti, e più che correnti, che avrebbero comunque un senso come confronto di idee e proposte, sono presenti “filiere al servizio di una sola persona”, mentre la società civile piange ed i gruppi sociali più deboli, oltre che ancor più diseguali diventano sempre più disperati ed in balia di CHIUNQUE, in modo ideologico, emotivo e populistico, propone qualcosa che sembra un bene per tutti, ma è in realtà a favore dei soliti pochi privilegiati, delle tante piccole grandi caste.

Si pone, quindi, il problema di un ripensamento, rivalorizzazione, rivitalizzazione delle radici storiche, culturali e d etiche della sinistra comunista e non, ed in particolare dei partiti che ad essa si richiamano a partire dal loro concreto operare nella realtà della città e dei comuni in cui sono presenti. Occorre vedere come gli “ideali” vengono praticati dentro e fuori i partiti per evitare il rischio di un approccio sempre e solo fideistico ed ideologico. Questo è il tentativo di riflessione che sto cercando di portare avanti: riscoprire le fondamenta di un impegno politico volontario fondato sugli ideali vivificati e sulle radici storiche, culturali ed etiche della sinistra in questo momento storico-sociale e nella situazione specifica del nostro territorio, dei nostri comuni Manfredonia, Foggia, Cerignola, ecc., nel nostro Sud. Chiedo, pertanto, a voi e a tutti coloro che condividono tale idea di continuare ad intervenire pregandovi di leggere l’insieme dei miei articoli attuali e successivi e di guardare all’insieme del mio ragionamento più che alle singole frasi, e proponendo il vostro ragionamento pubblicamente come già state facendo in modo continuo e sistematico. Veramente credo che i giornali territoriali, che ringrazio vivamente per l’ospitalità e lo spazio concessomi, sono la nuova Agorà, la nuova piazza pensante delle nostrecomunità.Non sarebbe bello pensare ad una qualche iniziativa pubblica da fare insieme? Grazie.

(A cura di Silvio Cavicchia
Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia”
silviocavicchia@libero.it)

Comunismo, le ideologie devono morire per far rivivere gli ideali ultima modifica: 2013-06-17T08:32:58+00:00 da Silvio Cavicchia



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