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Foggia/Cerignola, 16 arresti tra droga, armi, stalking


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Un momento della conferenza stampa di stamane (statoquotidiano)

Foggia – I Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, supportati da personale della Compagnia di Intervento Operativo di Bari, hanno eseguito un capillare controllo del territorio. L’attività ha interessato principalmente il territorio della Compagnia Carabinieri di Cerignola ed ha avuto quali finalità la prevenzione ed il contrasto a forme di criminalità predatoria e diffusa, illeciti amministrativi inerenti violazioni del codice della strada e repressione dei reati in violazione della normativa sulle sostanze stupefacenti nonché il controllo delle aree rurali.
16 gli arresti in flagranza eseguiti.

CERIGNOLA: ARRESTATO PER DETENZIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI ED ARMI. SEQUESTRATI 500 GR MARIJUANA, 50 GR HASHISH, UNA PISTOLA CAL 6,35 E 84 CARTUCCE. DIMMITO Fabio, classe 1979, già noto alle forze di polizia, è stato arrestato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione illecita di armi e ricettazione. I Carabinieri lo avevano notato uscire da un’abitazione in pieno centro. I militari, dopo aver accertato che l’immobile era in uso al DIMMITO hanno eseguito una perquisizione trovando addosso all’uomo la somma di € 280,00, nonché un involucro di cellophane con all’interno 36 grammi di marijuana e 8 grammi di hashish. Subito dopo i Carabinieri hanno proceduto a perquisire l’abitazione dalla quale era appena uscito trovando all’interno una pistola Beretta cal. 6,35 con matricola abrasa con all’interno il caricatore e n. 7 cartucce dello stesso calibro. In un cassetto erano custodite altre 77 cartucce di vario calibro. Su di un tavolo i Carabinieri hanno riscontrato la presenza di un tagliere in legno con 3 coltelli a lama lunga rispettivamente 22, 11 e 7 cm intrise tutte di sostanze stupefacente del tipo marijuana ed un bilancino di precisione. All’interno dell’abitazione, nascosti in diversi plichi di cellophane sono stati rinvenuti complessivamente altri 438 grammi di marijuana e nascosti in un portaocchiali altri 41 di hashish. DIMMITO non ha saputo o voluto fornire alcuna spiegazione di quanto rinvenuto nella sua disponibilità e pertanto è stato condotto in caserma e dichiarato in stato di arresto.

Tutta la sostanza stupefacente rinvenuta, la pistola, le munizioni, la somma di 280 euro, ritenuta provento di spaccio e la moto Suzuki 1300 a lui in uso sono state sottoposte a sequestro mentre DIMMITO dopo le formalità di rito è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Foggia dove al momento si trova a disposizione dell’A.G.

CERIGNOLA: ARRESTATO DAI CARABINIERI PER ATTI PERSECUTORI. DE VITTI Vincenzo, classe 1993, nullafacente, incensurato è stato arrestato per atti persecutori. I Carabinieri hanno accertato che con condotte reiterate nel tempo (tra i mesi di gennaio e giugno 2013) al fine di indurre la ex-fidanzata a riprendere la relazione sentimentale, con comportamenti aggressivi ed intimidatori, aveva compiuto atti di molestia oltre che di violenza fisica e verbale al punto da costringere la donna in un perdurante stato di paura e preoccupazione per la propria incolumità. L’uomo dopo le incombenze di rito è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Foggia.

CERIGNOLA: 11 ARRESTI PER FURTO DI ENERGIA ELETTRICA (ne riferiamo in altra sezione)

CERIGNOLA: N. 2 ARRESTI PER TENTATO FURTO
MARRONE Matteo, classe 1991, nullafacente e PUGLIESE Vittorio, classe 1989, nullafacente, entrambi di Cerignola, sono stati arrestati per tentato furto. I due sono stati sorpresi mentre tentavano di asportare dei cavi in rame dall’impianto elettrico all’interno di un capannone dell’interporto ubicato in via Manfredonia, nella zona industriale di Cerignola. I due avevano portato con sé all’interno del capannone tutti gli attrezzi idonei per l’attività, interrotta dall’arrivo dei Carabinieri. Dopo le incombenze di rito i due giovani sono stati tradotti presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari, mentre la refurtiva è stata restituita.

ASCOLI SATRIANO: ARRESTATO PER EVASIONE. GOLOMAN Gianini Georgian, classe 1990, di origine rumena è stato tratto in arresto per il reato di evasione. I carabinieri hanno sorpreso il rumeno che si trovava in stato di detenzione domiciliare fuori dalla propria abitazione senza addurre alcuna valida giustificazione per aver violato la misura cui era sottoposto. L’uomo era stato arrestato il giorno prima per maltrattamenti in famiglia e tentata violenza sessuale nei confronti della propria compagna con la quale aveva avuto una violenta lite.

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Foggia/Cerignola, 16 arresti tra droga, armi, stalking ultima modifica: 2013-06-17T16:30:25+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da : avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il cliente che “offenda” l’avvocato per la sua insoddisfacente prestazione professionale non commette reato!

    Dalla Suprema Corte di Cassazione arriva una originale quanto inattesa pronuncia su una vicenda in materia di conflitto insorta tra avvocato e suo patrocinato.

    Una cliente insoddisfatta sia del comportamento scorretto del proprio avvocato (“tanto da poter essere segnalato alla Procura della Repubblica e all’ Ordine degli Avvocati”) che della parcella “salata” da questi richiesta, aveva “sfogato” le sue lamentele in una missiva indirizzata al professionista, cui si era rivolta per l’assistenza in una controversia civile.

    L’ avvocato ritenendo le lamentele ingiuriose si era, a sua volta, rivolto anche alla Cassazione che ha rigettato il ricorso ritenendo insussistente l’elemento oggettivo dell’offesa all’ altrui onore.

    A sostegno di tale assunto varie pronunzie dei Giudici supremi che dimostrano la necessità di “calibrare” la valenza e la portata di una espressione in relazione al momento e al contesto sia ambientale che relazionale in cui la stessa viene proferita (v. Cass. 17672/2010).

    Dunque, gli Ermellini hanno ritenuto che “le censure della ricorrente si pongono come richiesta di diversa ricostruzione dell’occorso, previa evidenziazione degli antefatti tra le parti nell’ ambito del procedimento civile nel quale gli animi si erano inacerbiti e che invece il Giudice del merito, con valutazione in punto di fatta, plausibile e sottratta all’ ulteriore sindacato delta Cassazione, ha giudicato, per la qualità delle espressioni utilizzate, per la situazione in cui sono state pronunciate, dirette a esprimere mera insoddisfazione per la tutela non ricevuta e, quindi, non lesive del decoro della professionista”. ( così Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 26214 del 14 giugno 2013.)

    La considerazione finale alla vicenda è che in questi tempi di abolizione delle tariffe, reintroduzione della mediazione obbligatoria, (tentativi di) trasformazione dell’obbligazione dell’avvocato da obbligazione di mezzi a obbligazione di risultato (v. Cass. 4781/2013)..e altri segnali atti allo svilimento della categoria forense, ci sia rimasto ben poco da lamentarsi!!!
    Foggia, 17 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il detenuto drogato va mantenuto in carcere solo se risulta pericoloso per la collettività!

    La Suprema Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni del Tribunale di Catania che aveva negato la sostituzione per un tossicodipendente dal regime di custodia cautelare in carcere a quello agli arresti domiciliari.

    Gli ermellini hanno infatti stabilito il principio che esclude il mantenimento della misura della custodia cautelare in carcere per il tossicodipendente in assenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che si traducano in un consistente pericolo per la collettività.

    Sottolineano i giudici, infatti, come il mantenimento della misura custodiale sia imposto da esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che non coincidono con una normale situazione di pericolosità, ma si identificano in una “esposizione al pericolo dell’interesse di tutela della collettività di tale consistenza da non risultare compensabile rispetto al valore sociale rappresentato dal recupero del soggetto tossicodipendente, valutato anche in termini di probabilità”.

    In altre parole l’arrestato rimane in carcere e non ai domiciliari quando questa condanna rappresenta l’unica possibilità visto che il soggetto rappresenta un pericolo per la società e questo è più rilevante della sua possibilità di recupero dal dipendenza da sostanze stupefacenti.

    Nel caso in esame la sostituzione della misura carceraria con quella domiciliare era stata negata ad un tossicodipendente trovato in possesso di 47 involucri di marijuana. La Corte ha ritenuto che dal provvedimento del Tribunale, di conferma dell’ordinanza del primo giudice che aveva disposto la misura della custodia cautelare in carcere per il ricorrente, non si enucleava alcun parametro inquadrabile nell’ordine concettuale-nomativo indicato, richiedente un considerevole pericolo per la collettività, limitandosi detto provvedimento alla mera considerazione che il soggetto era stato trovato in possesso di 47 involucri di marijuana e che egli era stato in precedenza condannato per analoghi fatti.

    Il tutto omettendo ogni rilievo circa le prospettive di recupero del medesimo, espressamente considerate, quale aspetto discriminante, nel Testo Unico sugli stupefacenti. Insomma i giudici catanesi avevano, secondo la Suprema Corte, non preso nella giusta considerazione e peso quanto prevede la normativa sull’aspetto del valore sociale del recupero del tossicodipendente.

    Per gli ermellini quindi (quando un soggetto non è ritenuto socialmente pericoloso) è possibile sostituire la misura dal carcere agli arresti domiciliari anche perché la detenzione alternativa favorisce, anche sotto il profilo delle probabilità, il recupero del tossicodipendente. Un principio quello sancito nella sentenza che rappresenterà sicuramente un caso giuridico che cambierà l’orientamento di diversi tribunali nella trattazione dei casi di semplici assuntori delle cosiddette droghe leggere.
    Foggia, 17 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • Spirito Critico

    Una precisazione per i lettori e per l’avv Gargiulo(sicuramente già ne sarà al corrente):nell’applicazione delle misure cautelari custodiali dovrebbe sempre essere applicato il principio di adeguatezza ,o meglio una presunzione di non necessità.Nello specifico nell’applicazione della custodia in carcere i giudici per le indagini preliminari sono TENUTI ad applicare l’art 89 del dpr 309 90 (modificato nel 2006) il quale prevede per gli imputati tossicodipendenti o alcooldipendenti(stessa cosa per detenute madri)l’applicazione degli arresti domiciliari,salvo casi di eccezionale gravità dovuta al periculum libertatis o pericolosità sociale.I Gip queste cose le sanno ed allora lo fanno apposta a far affollare le carceri,e L’italia per questo dovrà pagare più di 100 milioni di euro di sanzione all’Europa,soldi che potrebbero essere utilizzati per cercare di attuare l’art 27 della nostra Costituzione?

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