Manfredonia

Inceneritore Marcegaglia, quali e quanti inquinanti sono presenti oggi?


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No inceneritore ETA a Borgo Tressanti. La manifestazione a Manfredonia (09.04.2011@)

CI sono colpevoli ritardi nella riorganizzazione del ciclo dei rifiuti, nella diffusione della pratica della raccolta differenziata e nella realizzazione dell’impiantistica, provinciale e regionale, che permetterebbero il riciclo dei rifiuti differenziati. Questi colpevoli ritardi sono la premessa per far entrare in funzione l’inceneritore di Borgo Tressanti, in agro di Manfredonia, garantendo alla sua proprietà i guadagni che gli inceneritori assicurano.

Si poteva fare, non di più ma semplicemente fare, per ridurre la quantità di rifiuti indifferenziati conferiti nelle discariche. La raccolta differenziata “porta a porta” è ormai una realtà consolidata in molti comuni italiani, piccoli e grandi, e non vi è più nulla da sperimentare o da innovare, va solo attuata usando le metodiche acquisite a seconda delle diverse tipologie abitative.
Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione della pratica della raccolta differenziata “porta a porta” (o differenziata spinta) è la carenza strutturale degli impianti per il riciclo dei materiali raccolti e in particolare, degli impianti per il compostaggio della frazione organica (dal 30% al 40% del totale dei rifiuti).

A poco servono le promesse del sindaco di Foggia, presidente dell’ATO della provincia di Foggia, perché gli impianti promessi saranno completati entro tre anni, ben dopo la saturazione delle discariche del territorio. Questo renderà indifferibile lo smaltimento dei rifiuti nell’inceneritore Marcegaglia.

Ora siamo in una situazione di stallo perché non è possibile aumentare la quota di raccolta differenziata perché mancano gli impianti e i ritardi, colpevoli, nella realizzazione degli impianti giustificano l’inerzia di alcune amministrazioni, quella della citta di Foggia in particolare. Ogni quintale di materiale riciclabile raccolto allunga la vita delle discariche e allontana l’avvio dell’incenerimento dei rifiuti a Borgo Trassanti. Ogni quintale di materiale riciclabile raccolto rimanda l’aumento della TARES per il triplicare dei costi con l’incenerimento dei rifiuti (da 40 euro a 120 euro a tonnellata). E’ il costo insopportabile dell’incenerimento dei rifiuti che ha spinto molti comuni “virtuosi” sulla strada della raccolta differenziata e per questo motivo che vanno censurate le amministrazioni renitenti. L’assurdità dei costi in Italia è data dal paradosso Napoli dove coste meno spedire i rifiuti biostabilizzati negli inceneritori del Nord Europa invece che ad Acerra (pochi chilometri da Napoli) o nelle discariche della Sicilia.

E’ per questo motivo che si deve definire “irresponsabile” il sindaco che non avvia la raccolta degli imballi usati da negozi e attività produttive, come è “irresponsabile” non organizzare subito la raccolta della frazione organica dai negozi di frutta e verdura, dai mercati ortofrutticoli e dagli esercizi dediti alla ristorazione pubblica.

Aumentare da subito l’impiantistica provinciale per la produzione di compost dalla frazione organica dei rifiuti si può fare, basta “riconvertire le celle dell’impianto di biostabilizzazione” di passo Breccioso. Resta da capire perché non lo si sia già fatto e quali siano gli interventi da attuare, con quali costi e in quali tempi.

Lo vogliamo capire perché a noi risulta che l’impianto sia già usabile per la produzione di compost con il solo cambiamento del “processo di trattamento della frazione organica”, ovvero con un’aggiunta di materiale grossolano che garantisca una adeguata aerazione del materiale per permetterne la “maturazione organica”.
Di fronte a questi “colpevoli ritardi”, per non parlare di volontà esplicita, che rendono inevitabile l’incenerimento dei rifiuti della provincia vi è anche l’inadeguatezza dei controlli che ARPA può mettere in campo perché, l’esperienza fatta con l’inceneritore Fenice di Melfi, dimostra l’inefficacia dei controlli preventivi che non hanno impedito il disastro ambientale.

Serve stabilire il “punto zero” della situazione, ossia sapere quali e quanti inquinanti sono presenti nell’aria, nell’acqua e nel terreno oggi, prima che il mostro cominci a bruciare rifiuti. Serve che si proceda con controlli ricorrenti di acqua, terra e aria per verificare che non vi siano alterazioni ambientali e, nel caso vi fossero, procedere al fermo immediato dell’impianto addebitando le spese per il ripristino della situazione odierna al gestore dell’impianto stesso.

Una cosa è certa, quando vi sarà l’avvio dell’incenerimento dei rifiuti sapremo di chi è la responsabilità e a nessun amministratore pubblico (dalla regione ai comuni interessati) sarà permesso di dire non sapevo o non potevo fare.

(A cura di Giorgio Cislaghi, tra l’altro segretario di Rifondazione Comunista circolo “Che Guevara” di Foggia)

Inceneritore Marcegaglia, quali e quanti inquinanti sono presenti oggi? ultima modifica: 2013-06-17T21:14:01+00:00 da F. Giorgio Cislaghi



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