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Monti Dauni, quando ad andare a ruba è il grano


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Zone campagna Pietramontecorvino (statoquotidiano)

Pietramontecorvino – SUPERATE le insidie del maltempo che ha minacciato il lavoro di chi vive di agricoltura nelle scorse settimane, i piccoli e grandi imprenditori agricoli dei Monti Dauni subiscono ora uno scacco maggiore: da martedì scorso ad oggi sono tre i casi di furto del raccolto di orzo e grano, colture che da sempre tengono in vita un primario che subisce come ogni settore economico i contraccolpi della recessione, nonostante l’onorifico titolo che la provincia di Foggia possiede di Granaio d’Italia.

I ladri non hanno al momento volto e nome e molto probabilmente resteranno nell’anonimato date le difficoltà oggettive di rintracciare chi, indisturbato, lontano dal centro abitato, nel cuore della notte, depreda i campi che altri hanno con fatica e dispendio economico curato e coltivato. È ovvio supporre che i colpevoli siano dispongano dei mezzi opportuni per compiere un lavoro del genere, un furto che richiede al ladro di disporre di trebbiatrici e di una certa perizia nel utilizzarle. Il sospetto che si possa trattare di altri agricoltori lascia l’amaro in bocca, a triste dimostrazione che non esista più quella che i nostalgici definirebbero coscienza di classe né tanto meno la pura e semplice solidarietà e il rispetto per il lavoro del prossimo. Si tenga poi in considerazione che spesso gli agricoltori si assicurano contro gli incendi, ma il furto, soprattutto in una realtà piccola come quella del piccolo centro del Sub Appennino, non è generalmente preso in considerazione. Non è pensabile che chi capisce i sacrifici che un appezzamento di terra richiede costantemente, sia così egoista da ignorarli, mietendo letteralmente mesi di lavoro, e di attesa.

L’ uomo, homini lupus, come aveva profeticamente anticipato Plauto nella sua Asinaria, non si salva senza collaborare, senza aiutarsi e senza rispettare gli sforzi del prossimo per tirare avanti, perché prima di essere “lupo”, è in primis animale politico, politico nel senso puro del termine, animale sociale, nel senso che si dà delle regole per il vivere comune, e che dà valore al lavoro, il proprio come quello di chi lo circonda.

(A cura di Mari Piccirillo – maripiccirillo@hotmail.it)

Monti Dauni, quando ad andare a ruba è il grano ultima modifica: 2013-06-17T18:05:41+00:00 da Redazione



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Commenti

  • a oggi i furti di raccolti di grano e di orzo sono molti di più. “Su 10 miei clienti -mi dicono al consorzio agrario- sei sono stati depredati, in tutto o in parte. Ma ha torto a pensare che è impossibile trovare, individuare, l’artefice di chi danneggia grandi e piccoli proprietari, chi ha sborsato oltre 10.000 euro per supportare un buon raccolto, e chi il raccolto lo aspettava ansiosamente per poter pagare le bollette: si tratta di un’organizzazione ben attrezzata, e non potrebbe essere diversamente. Non si tratta di topi d’appartamento o ladri d’auto: per “buttare sotto la falce” 80 ettari di orzo, o 25 di grano in poche ore ci vogliono le mietitrebbie di ultima generazione, e anche tante ( testimoni parlano di 12 su uno stesso campo), ci vogliono gli autotrasportatori con grossi tir in grado di portare a destinazione la refurtiva: e qual’è la destinazione? Tutto questo grano e quest’orzo non va certo a finire in un silos in aperta campagna. Non ultimo ci vogliono le persone, esperte, che conoscono luoghi, appezzamenti, strade e abitudini dei proprietari. Questi signori sanno come e dove colpire, magari in pieno giorno e forniti di bolle di accompagnamento false. Non sono gli agricoltori che si fanno le scarpe tra loro, quando quasi tutte le operazioni di mietitrebbiatura sono in mano ai contoterzisti e comunque se ciò avvenisse dovrebbe per forza essere con la complicità dei commercianti che ritirano il prodotto. Ma l’ampiezza del fenomeno e la sua diffusione mi dice che si tratta di una vera e propria organizzazione. Ma al danno al singolo agricoltore, che di questi tempi non è poca cosa, vi è da aggiungere il danno enorme all’erario: ho il sospetto che sul prodotto rubato al campo nessuno emetta fattura!! Con una buona dose di volontà politica, e magari utilizzando le immagini satellitari credo che l’organizzazione potrebbe essere facilmente smascherata e che i produttori possano guardare alle prossime campagne senza almeno quest’incubo.

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